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Storia del femminismo: ieri, oggi e domani... girl power!

Dalla rivoluzione francese a quella industriale, dai mitici anni 70 ai nostri giorni. Le tappe del femminismo passano attraverso la storia cambiando le sorti di generazioni di madri, sorelle, figlie. Ma quali sono i pilastri portanti di questo movimento? E quali sono i diritti che ancora oggi il femminismo si propone di difendere? Scopriamolo insieme.
Femminismo
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Femminismo. Un termine che negli anni, non si sa bene come e perché, sembra essere diventato una “brutta parola”. Poche donne si definiscono femministe. Sembra quasi essere diventata l’etichetta per le donne che semplicemente odiano il genere maschile. Una definizione dalla quale molte donne, dunque, fuggono indignate. Peccato, perché se possiamo godere di molti diritti in famiglia e sul posto di lavoro è proprio grazie alle femministe. Donne che nella storia hanno lottato, “sputando lacrime e sangue”,  in molti casi rinunciando anche alla propria vita, per consentire a se stesse e alle generazioni future di poter avere gli stessi diritti degli uomini.

Grandi battaglie come quelle per il divorzio, l’aborto, il diritto al voto, sono tutte riconducibili al movimento femminista. Oggi possiamo dire di essere uguali agli uomini davanti alla legge ma si può parlare di reale parità? Carichi familiari, maternità, violenza… ancora le donne subiscono forme di oppressione, discriminazione e disparità anche nelle società definite moderne.  E allora siamo sicure che non abbia più senso parlare di femminismo?

1. Le lotte del femminismo oggi: mondo del lavoro, stereotipi di genere e femminicidio

Le lotte del femminismo oggi
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Stereotipi di genere, conciliazione vita privata-lavoro, femminicidio… questi sono alcuni dei temi che interessano le femministe di oggi. Come dicevamo, abbiamo raggiunto l’uguaglianza davanti alla legge ma di parità si può davvero parlare?

Ci sono ancora donne che vengono discriminate sul posto di lavoro perché hanno o vogliono fare figli; le statistiche parlano di salari maschili (a parità di qualifica e mansione) più alti rispetto a quelli femminili; la possibilità di fare carriera per una donna pare essere irta di ostacoli rispetto a quella di un uomo, esclusivamente per il fatto di essere tale. In famiglia sono ancora le donne a sostenere gran parte dei carichi derivanti dal lavoro domestico, dalla gestione dei figli e dei parenti anziani. Il termine “femminicidio” è stato coniato per sottolineare la gravità della diffusione di un fenomeno criminale legato esclusivamente al genere; Un fenomeno trasversale che interessa fasce sociali e culturali diverse, “figlio” del sessismo e della cultura maschilista che non accetta l’emancipazione femminile in tutti gli ambiti della vita (domestica, privata e lavorativa).

2. Dalla ghigliottina alle fabbriche: la preistoria del movimento femminista

La preistoria del movimento femminista
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Ma quando si è parlato per la prima volta di femminismo? In Francia, nel 1792, in piena rivoluzione francese, Olympe de Douges presentò al governo rivoluzionario una “Declaration des Droits des Femmes” nella quale si chiedevano tutti i diritti civili e politici per le donne. Olympe scriveva “La donna nasce libera e ha gli stessi diritti dell’uomo. L’esercizio dei diritti naturali della donna non ha altri limiti se non la perpetua tirannia che le oppone l’uomo. Questi limiti devono essere infranti dalla legge, dalla natura e dalla ragione. Se la donna ha il diritto di salire sul patibolo deve avere anche il diritto di salire sulla tribuna”. Olympe pagò le sue parole con la morte, venne fatta ghigliottinare da Robespierre nel 1793.

Anche in Inghilterra, nel 1972, veniva pubblicato un libro considerato poi la bibbia del femminismo. Si tratta di  “Vindication of the Rights of Woman” di Mary Wollstonecraft. 

3. Le donne operaie: parità di salario e permessi di maternità

Le donne operaie: parità di salario e permessi di maternità
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Con la rivoluzione francese si posero alcune delle basi del pensiero femminista, ma fu con la rivoluzione industriale che le donne iniziarono a essere più consapevoli del loro ruolo della società. Con il diffondersi delle idee democratiche e socialiste anche le donne ottennero un miglioramento delle condizioni di lavoro e, nei paesi più avanzati, anche i primi permessi di maternità. Il salario però rimase inferiore a quello dell’uomo e il carico dei lavori domestici interamente sulle loro spalle. È in questo periodo che si formarono due correnti distinte, quella delle donne operaie che convogliarono nel movimento operaio, e quella delle donne di classe media.

4. Le suffragette e il diritto al voto delle donne

Le suffragette e il diritto al voto delle donne
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Come anticipato sopra, durante l’ottocento si formarono due correnti del movimento femminista: quello delle donne operaie e quello delle donne di ceto più elevato. A questa seconda categoria è riconducibile il movimento per l’emancipazione femminile e le famose “suffragette” che lottavano per ottenere l’allargamento del suffragio, ovvero, il diritto al voto, in Gran Bretagna.

Tra le martiri del movimento suffragista ricordiamo una giovane inglese, Emily Davison, che si gettò sotto la carrozza reale durante un affollato derby e rimase uccisa. I risultati di questa lunga lotta si videro solo nel ‘900. Le donne inglesi ottennero il diritto al voto nel 1916, mentre, in molti altri paesi, compresa l’Italia, si dovette aspettare il secondo dopoguerra.

5. Il secondo dopoguerra e le battaglie più importanti

Femminismo secondo dopoguerra anni 60 e 70
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Fu proprio nel secondo dopoguerra, e in particolare, negli anni ’60 e ’70 del novecento che il movimento femminista poté vincere le grandi battaglie di cui oggi tutte noi godiamo: il diritto all’interruzione di gravidanza, al divorzio, alla parità di salario e trattamento sul posto di lavoro e in famiglia. Nel 1961 negli Stati Uniti venne messa in commercio la pillola contraccettiva: una vera e propria rivoluzione per la donna che per la prima volta poteva controllare e decidere autonomamente della propria fertilità e sessualità.

6. Le lotte delle femministe italiane: divorzio, aborto e diritto di famiglia

Le lotte delle femministe italiane: divorzio, aborto, diritto di famiglia
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Le femministe italiane, negli anni ’70, si batterono strenuamente per la riforma del nostro diritto di famiglia, fondato sul patriarcato (sulla sudditanza della donna all’uomo) e su alcune disposizioni vergognose, oltreché, desuete. Ne è un esempio la disposizione relativa al cosiddetto delitto d’onore che assicurava pene ridotte ai familiari di una moglie adultera.

Nel 1970 venne introdotto il divorzio. Il 1975 è invece l’anno della riforma del diritto di famiglia con la quale si passava dalla potestà maritale all’uguaglianza dei coniugi, dalla potestà maritale sui figli alla potestà genitoriale, e alla revisione delle norme sul regime patrimoniale nel matrimonio. Solo nel 1978, dopo dibattiti violenti e un referendum, fu introdotta nel nostro ordinamento la legge n. 194 con la quale si ammetteva l’aborto.

7. Cosa significa essere femministe oggi?

Cosa significa essere femministe oggi
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Il termine “femminismo” purtroppo è diventato una “brutta parola”. Poche donne si definiscono tali. Sembra quasi essere diventata l’etichetta per le donne che semplicemente odiano il genere maschile. Difendere la nostra dignità di donne, la nostra importanza nella società, in famiglia, nella politica, i diritti sul nostro corpo, i nostri figli e la nostra vita e delle altre donne. Ecco, questo per noi è femminismo, e considerato come vanno le cose, non ci sembra di non averne più bisogno.