Di che intersezioni si parla quando si parla di femminismo intersezionale?

Il femminismo intersezionale, strutturato sul lavoro di analisi della convergenza delle discriminazioni di genere, razza e classe, permette di determinare condizioni complesse in cui convergono più gradi oppressione, integrando nel discorso la consapevolezza dell'avversarsi di questa compresenza. Le intersezioni attualmente comprese nel dibattito contemporaneo sono molteplici.

Il femminismo intersezionale è un approccio complesso alla multidimensionalità che caratterizza l’esistenza umana e le dinamiche di sistema. Il concetto di internazionalità giunge come esito finale di un percorso già avviato da femministe nere come Audre Lorde, bell hooks e Angela Davis che hanno denunciato la miopia del femminismo bianco e borghese, aprendo lo spazio a quella porzione oppressa e cancellata di umanità che subiva sia la discriminazione di genere, sia quella di razza e classe.

La teorizzazione effettiva dell’internazionalità come forma di analisi, e soprattutto consapevolezza multilivello, è da attribuirsi al lavoro di Kimberlè Crenshaw, nello specifico all’articolo “Demarginalizing the Intersection of Race and Sex” in cui, a partire dall’analisi di casi studio, tra cui il celebre DeGraffenreid v Generalmotors, delineava la capacità delle discriminazioni di convergere nell’esperienza di alcuni gruppi umani e, al contempo, l’incapacità del sistema, o la non volontà, di percepire tale convergenza analizzando le discriminazioni come singoli elementi statici incapaci di compenetrarsi.

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Genere, razza e classe

Questa assenza di visione di insieme, questa semplificazione della complessità dell’esperienza nel sistema, espelle alcuni gruppi marginalizzandoli ulteriormente e invisibilizzandoli anche in quei contesti in cui si dibattono diritti umani, civili e politici.

Crenshaw, nell’articolo, mostra come l’idea di sessismo e razzismo fossero fino ad allora percepite come scorporate, rimpolpando il dibattito femminista delle istanze del femminismo della seconda ondata che aveva come scopo decentrare la lotta femminista dall’immagine della donna bianca e benestante, per condurlo verso una rappresentazione più coerente del reale, che riconoscesse quindi anche le discriminazioni subite dalle donne nere. Nell’articolo, infatti, Crenshaw fa specifico riferimento alla tendenza di considerare genere e razza come due elementi separati sia nel sistema legislativo, sia nel dibattito femminista e antirazzista.

[…] a problematic consequence of the tendency to treat race and gender as mutually exclusive categories of experience and analysis.’ In this talk, I want to examine how this tendency is perpetuated by a single-axis framework that is dominant in antidiscrimination law and that is also reflected in feminist theory and antiracist politics.

I will center Black women in this analysis in order to contrast the multidimensionality of Black women’s experience with the sin- gle-axis analysis that distorts these experiences. […]

Demarginalizing the Intersection of Race and Sex: A Black Feminist Critique of Antidiscrimination Doctrine, Feminist Theory and Antiracist Politics.

Crenshaw ha spezzato le cornici statiche dei canoni interpretativi per offrire uno sguardo trasversale, abbandonando la visione monolitica della discriminazione e acquisendone una intersezionale, capace dunque di comprendere la natura stratificata delle discriminazioni di sistema ed includendo, quindi, quelle soggettività forzatamente escluse dal dibattito.

Dalla teoria femminista intersezionale alla prassi politica

Il femminismo intersezionale consente sia di comprendere la compresenza di più discriminazioni sia la necessità di tenerne conto nelle politiche e nelle operazioni necessarie a destrutturare ed eliminarle. L’ottica intersezionale è in grado di sostituire l’approccio uniformante, obsoleto ma funzionale, per natura escludente e incapace di comprendere la natura stratificata della discriminazione, con un approccio onnicomprensivo a principi di equità reali e non basati su una dispercezione collettiva delle dinamiche del reale.

Riconoscendo la struttura convergente delle discriminazioni è infatti possibile ragionare su una ristrutturazione mirante all’equità, al riconoscimento delle dinamiche inique e ad interventi ragionati di conseguenza. In questo modo è possibile produrre politiche e narrative di sistema capaci di garantire le medesime condizioni, evitando di appiattire le dinamiche come punti di partenza lineari e omogenei.

La comprensione della complessità, della compresenza di discriminazioni, permette quindi una reale lotta femminista. Esse vengono ragionate sia come eventi a sé stanti sia come elementi coincidenti e concatenati. Il femminismo intersezionale si occupa di decostruire le discriminazioni di genere, l’abilismo, il razzismo, l’ageismo, l’omolesbobitransafobia, la grassofobia, la discriminazione di classe e religiosa.

Femminismo intersezionale in alternativa al capitalismo patriarcale

Le discriminazioni sono prodotte dalla medesima matrice, dal sistema capitalista patriarcale la cui stessa esistenza si erge sulla parcellizzazione e la marginalizzazione di alcuni gruppi sociali. Il capitalismo patriarcale è interamente basato sulla presenza di una élite ristretta le cui ricchezze, economiche e sociali, sono derivate dall’oppressione della restante porzione di umanità.

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Per mantenere lo status quo, il sistema si avvale di un complesso culturale basato su norme, tradizioni e aspettative che vengono tramandate e rinforzate di generazione in generazione, diventando vere e proprie istituzioni sociali. Il mantenimento dello stato delle cose è uno degli elementi programmatici che tutela l’ideologia capitalista che, scorporata da tutti i suoi orpelli retorici di crescita diffusa, si traduce in una rappresentazione piramidale di accentramento della ricchezza.

Trattandosi di un un principio profondamente ingiusto ed escludente, il sistema necessita di una cultura della divisione affinché le cose appaiano corrette, secondo un presunto ordine di natura che, in realtà, è il prodotto delle dinamiche di negoziazione della spartizione del privilegio. I costrutti sociali sono quindi elementi percepiti come realtà storiche, scientifiche, quasi naturali, che producono ordine e realtà nel sistema, allontanando la collettività del reale e spingendola a confermare una specifica narrazione della realtà.

Questa narrazione suddivide le persone in categorie sclerotizzare sulla base del genere, sempre in ottica binaria e socialmente imposta, della razza, della provenienza e quindi dello status giuridico, della religione, della collocazione geografica o urbana e via discorrendo. La divisione permette al sistema di allontanare gli attori discriminati dal centro del discorso sociale, emarginandoli e rendendo il centro stesso fisicamente impenetrabile. Le persone, infatti, vengono espulse proprio grazie a meccanismi attivi di discriminazione capaci di rendere escludente un contesto o un’attività umana semplicemente scegliendo a quali corpi essa possa essere accessibile e sfruttando un’architettura fisica e culturale che possa espellere e allontanare alcune soggettività.

Di che intersezioni parliamo?

Il femminismo intersezionale è una prospettiva che raccoglie il retaggio femminista integrando quelle necessità che tendeva ad escludere, è un’evoluzione più completa capace di esplorare le complesse relazioni di potere e il loro avverarsi sulle vite oppresse. È un’analisi, sociale e sistemica, capace di ricollocare il politico nel personale inteso come espressione del sé in un preciso sistema socioeconomico.

I privilegi plasmano le esperienze, umane e non umane, di chi ne è destinatario e delle soggettività sulle cui esistenze sono edificati, di fatto è proprio mediante la posizione di oppressione che si struttura la proposizione di privilegio. 

Ecco quindi alcune delle oppressioni, delle discriminazioni sistemiche, considerate ed integrate nell’analisi contemporanea:

  • Sessismo, quindi la discriminazione basata su stereotipi, ruoli e aspettative di genere e che conferisce alle donne uno status di inferiorità;
  • Discriminazioni di genere, che, percorrendo i percorsi binari, del genere perseguita e dequalifica le identità in funzione di una gerarchia di valore e discrimina attivamente tutte le soggettività considerate non conformi;
  • Razzismo, la discriminazione che determina il valore delle soggettività umane in base alla razza, ideata in modo da costruire il privilegio bianco suprematista;
  • Islamofobia, discriminazione a matrice religiosa nei confronti delle persone musulmane, anch’essa elaborata in modo da restituire un’immagine di superiorità della cultura bianca cattocentrica;
  • Grassofobia, discriminazione basata sull’assioma di conformità corporea stabilito in base ad un canone di magrezza che espelle i corpi grassi, privandoli di autodeterminazione e validità;
  • Abilismo, oppressione che svaluta, espelle e discrimina le persone disabili;
  • Omolesbobitransfobia, forme di oppressioni che colpiscono direttamente gli individui non eterosessuali e/o non cisgender, basate su un assunto eteronormato;
  • Classismo, discriminazione basata sullo status sociale derivato dalla condizione economica e lavorativa dell’individuo;
  • Regionalismo, discriminazione basata su un pregiudizio legato alla regione di provenienza operato diffusamente nei confronti delle persone provenienti dal Sud Italia;
  • Discriminazione urbana, forma di espulsione e cancellazione delle identità residenti ai margini della città;
  • Specismo, attribuzione di valore in base alla specie di appartenenza che subordina la vita degli animali non umani  e attribuisce uno status di superiorità agli umani.
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Una prospettiva aperta sul femminismo intersezionale

Molti livelli di indagine ed esistenza non sono ancora integrati, la stessa coscienza rispetto a regionalismo e specismo fatica ad essere riconosciute all’interno del femminismo intersezionale nel suo complesso. Io stessa ho provato ad inserire nel dibatto la consapevolezza rispetto alla dimensione della collocazione urbana. Ogni giorno la conversazione femminista intersezionale si arricchisce di prospettive e ragionamenti che permettono di eliminare la patina di invisibilità imposta dal sistema patriarcale capitalista suprematista.

Il femminismo intersezionale non è da considerarsi un’ideologia compiuta, non tanto per il suo avverarsi come paradigma di strutturazione sociale, quanto più per la sua natura necessariamente aperta a riconoscimenti ancora inediti. Questo, probabilmente, lo rende consapevole e resistente alle proprie evoluzione, desideroso di approdarvi e certamente più capace di perdurare nel tempo cogliendone le necessità.

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