L’ecofemminismo è un movimento che, come deducibile dal nome, unisce i principi ambientalisti e femministi. Esistono varie filosofie ecofemministe, e non è pertanto semplice sintetizzare questo pensiero. Nasce come critica alla cultura dominante dell’uomo e della civiltà occidentale sulla natura, sulla donna e sulle persone vittime di razzismo e oppressione.

La cultura ecofemminista è iniziata negli USA e si è poi sviluppata in tutto il mondo, e se ne è tornato a parlare oggi, per via dell’emergenza climatica e ambientale su cui si sta focalizzando l’attenzione. Vediamo la storia e i principi dell’ecofemminismo, anche in Italia.

Ecofemminismo: cos’è?

ecofemminismo
Fonte: Web

L’ecofemminismo è un movimento che presenta correnti diverse, che hanno tuttavia un unico principio e obiettivo di base, ossia mostrare come nel mondo sia in vigore una gerarchia sbagliata imposta dall’uomo nella storia, secondo la quale l’uomo occidentale si ritiene superiore a tutto: alla donna, alla natura e agli animali, e anche alle altre etnie. Unisce pertanto i valori e i principi che accomunano il femminismo, l’ambientalismo, l’animalismo, e i movimenti anti-razziali.

La donna è stata, a partire dalle civiltà antiche, spesso associata alla natura. Nell’antichità la donna era assimilata alla terra come produttrice di vita e fecondatrice. Più avanti con l’uomo possessore di terreni, la donna e la terra erano ritenuti possedimenti da sfruttare. Pensiero che è cresciuto con la colonizzazione e la rivoluzione tecnologica a partire dal 1700, che ha reso la natura un mero mezzo per soddisfare le esigenze degli uomini.

L’ecofemminismo di oggi però non vuole focalizzarsi sull’idea della donna come fecondatrice, ma come parte integrante e fondamentale della società e del mondo. Il movimento femminista e il movimento ecologista devono, secondo l’ideologia, mantenere obiettivi comuni. In particolare l’uguaglianza dei diritti e l’abolizione della gerarchia imposta dalla cultura. Per farlo, devono lavorare congiuntamente nella costruzione di alternative teoriche e pratiche per il mantenimento e la cura della terra.

Storia dell’ecofemminismo

Il termine ecofemminismo compare per la prima volta in un lavoro di Françoise d’Eaubonne del 1974. In realtà esiste a partire dagli anni ‘60 negli Stati Uniti, ma si diffonde molto specialmente nel Sud del mondo. Nasce come partecipazione femminile alle lotte di carattere sociale ed ecologico. Nel corso dei decenni si è venuta a creare la consapevolezza di appartenere a una comunità ampia, di cui facevano parte le femministe e gli ambientalisti.

Nel corso della storia si sono viste femministe partecipare a proteste che riguardavano la salvaguardia dell’ambiente. In India agli inizi degli anni ‘70 il movimento femminista Chipko fece resistenza non violenta allo sfruttamento commerciale dei boschi dell’Himalaya e nella Campagna Maxmi Mukta erano donne a promuovere un sistema di produzione agricola ecologica, contro lo sfruttamento industriale perpetuato dagli uomini. Mentre nel 1981 a Greenham Common un gruppo di femministe portò avanti la protesta non-violenta contro una base militare inglese in cui si volevano ospitare armi nucleari.

L’ecofemminismo di cui si parla oggi relaziona l’oppressione subita dalle donne con il deterioramento ambientale. Sostiene infatti che entrambi i problemi abbiano un’origine comune, ossia la gerarchia patriarcale che si è instaurata nella società. Molti contributi in questo senso sono venuti da donne come Vandana Shiva, Arundathi Roy, Bina Agarwal in India a Shanysa Khasiani e Esther I. Njiro in Africa.

I principi dell’ecofemminismo

Il principio fondamentale dell’ecofemminismo è evidenziare il legame tra il potere che l’uomo crede di avere sulle donne, e allo stesso modo sugli animali e sulla natura, non riconoscendo i loro diritti fondamentali. L’emergenza del degrado ambientale deriverebbe, secondo il femminismo ecologico, dallo sfruttamento che l’uomo ha sempre portato avanti sulla terra con tecnologie invasive.

L’ecofemminismo porta avanti quindi una critica anche alla scienza moderna, che ha reso la terra uno strumento meccanico al servizio dell’uomo, ben spiegata nell’introduzione del testo di Vandana Shiva “Il bene comune della terra“, dove si legge

Io penso che le scienze reali, autentiche, che stanno emergendo dalla nostra ricerca indipendente di conoscenza non sono connesse con il denaro, con il commercio o con il profitto. Il mio progetto è di salvare la biodiversità assicurando di servire la natura e soddisfare i nostri bisogni come risultato di tale servizio. Il mio progetto è di eliminare la diseguaglianza tra uomini e donne, tra Nord e Sud del mondo, tra ricchi e poveri. Queste sono strutture costruite dall’essere umano.

Gli obiettivi per l’ambiente e la donna sono di emancipazione, uguaglianza e abolizione della gerarchia. Proponendo l’alternativa femminista, vuole ribaltare la cultura dominante che è, secondo l’ideologia ecofemminista: androcentrica, dualista nella separazione fra esseri detentori di diritti ed esseri privi di diritti, e gerarchica, sia nei confronti della stessa specie, con le donne e le etnie ritenute inferiori, sia nei confronti di altre specie animali e della natura.

L’ecofemminismo in Italia

ecofemminismo libro
Fonte: Web

L’ecofemminismo è una realtà che esiste in tutto il mondo, anche in Italia. Un importante lavoro per ricostruire il pensiero e il lavoro delle ecofemministe nel nostro Paese è il libro “Ecofemminismo in Italia – le radici di una rivoluzione necessaria” di Franca Marcomin e Laura Cima. Il testo raccoglie testimonianze di donne che si sono spese nel movimento ambientalista, attraverso la storia dell’ecofemminismo italiano.

Il percorso delle femministe ecologiche in Italia è iniziato nel 1985 con la fondazione delle Liste Verdi, che cercavano una rappresentanza ufficiale delle istanze ecologiste. Il picco del loro lavoro si ritrova negli anni ‘80, raggiungendo anche alcuni successi e rappresentanze in politica. Un esempio importante è quello nel 1986 dopo Chernobyl: a seguito del disastro vari gruppi femministi in Italia diedero vita al vero e proprio ecofemminismo italiano, con la nascita di convegni delle Liste Verdi per diffondere la riflessione sulla scienza e sulle alternative per salvaguardare l’ambiente e la vita.

Secondo le autrici, oggi il pensiero ecofemminista è necessario più che mai, ma purtroppo le Liste Verdi hanno perso la loro forza. Tuttavia, ideali che ricordano le istanze di femminismo ecologico sono ancora vivi e pulsanti. È possibile allora, unendo le diverse voci, raggiungere gli obiettivi dell’ecofemminismo anche in Italia.

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