Perché si deve parlare di omobitransfobia

Approvato alla Camera ma ancora non al Senato il ddl Zan sull'omobitransfobia. Perché in Italia, nonostante i dati allarmanti sulla violenza e la discriminazione, ancora oggi manca una legge che tuteli le persone omo, bi e transessuali. Per questo è importante parlarne.

Aggiornamento del 1 aprile 2021

Il Centro Destra ha bloccato il disegno di Legge Zan sull’omotransfobia, che lo scorso novembre aveva ottenuto il primo sì alla Camera dei Deputati con 265 voti favorevoli e 193 contrari. Il passo successivo sarebbe l’approvazione al Senato perché il ddl, che allarga la tutela legislativa per quanto riguarda la discriminazione anche per motivi di genere e orientamento sessuale, possa entrare nell’ordinamento legislativo.

Al momento, però, la commissione di Giustizia del Senato non ha calendarizzato la discussione della legge per via della mancata approvazione di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, e il rischio è quello di non ottenere abbastanza voti per fare andare avanti l’iter parlamentare del provvedimento voluto da Pd e M5s e sostenuto da Italia Viva e Leu.

La reazione euforica del leghista Simone Pillon, come prevedibile, non si è fatta di certo attendere. Per lui si tratta di una vittoria che blocca norme “ideologiche, inutili e divisive” e ritiene che ci siano “altre priorità”. Arrivano però via social celebrità da sempre attente ai temi dei diritti civili, in difesa del decreto e della civiltà. La prima a farsi sentire è la cantante Elodie, che così scrive nelle sue stories dal suo profilo Instagram:

Indegni. Questa gente non dovrebbe essere in parlamento. Questa gente è omotransfobica.

Riportando anche due fotogrammi di due diversi articoli: un estratto di un’intervista di Pillon a La Stampa, in cui il senatore dichiara l’intenzione di impedire alle donne di abortire anche attraverso il ricorso a ingenti somme di denaro, e un articolo che riporta la recente dichiarazione di Pillon sul festival di Sanremo, bollato come “un ossessivo Gay Pride”.

Non è la sola però a intervenire contro l’ostruzionismo mostrato dal Centro Destra e le dichiarazioni di Pillon. A lei fa eco anche il cantante Fedez, che dalle sue stories ha lanciato un lungo messaggio al senatore della Lega:

Questa mattina mi sveglio con le dichiarazioni del senatore Pillon che ci spiega il concetto di priorità. Io vorrei proprio entrare nel merito delle priorità del senatore e del ddl Zan. Partiamo dal principio: che cos’è il decreto Zan? È un disegno di legge che attua nuove misure di prevenzione e di contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, l’orientamento sessuale, l’identità di genere e la disabilità. In sostanza dà più diritti a chi non ne ha. Nelle scorse settimane il senatore Pillon ha osteggiato l’approvazione di questa legge dando tale motivazione: “questa legge non va bene perché darebbe il via libero agli uteri in affitto”. Che è un bel titolo, il tema è che nel Ddl Zan non si parla di uteri in affitto. Oggi il senatore Pillon ci stupisce con una nuova esilarante dichiarazione dicendo “il Ddl Zan non è una priorità”. E io dico, però, lei ha basato la sua intera carriera politica trattando solo questi temi, lei è famoso per essere quello del Family Day e oggi si toglie dal dibattito così? Non è da lei. Entriamo nel dibattito, discutiamo. Ma non che mi dice che ci sono altre priorità.

Il cantante a questo punto si sofferma sulle priorità che sono sfuggite alla Lega in questi lunghi mesi, tra cui la gestione del piano vaccinale in Lombardia e la mancata costruzione di una terapia intensiva nei mesi più duri della pandemia, oltre a parlare delle critiche rivolte, in primis dallo stesso Pillon, a lui e alla moglie Chiara Ferragni per gli appelli al rispetto delle regole anti-Covid, primo tra tutti l’esortazione a indossare le mascherine. Segue poi un messaggio molto chiaro sul tema fulcro del decreto:

Le dico una cosa da padre. Io ho ho un figlio di 3 anni che gioca con le bambole. E la cosa non desta alcun tipo di turbamento in me, e non desterebbe turbamento in me anche se un giorno dovesse avvertire l’esigenza di truccarsi, mettersi il rossetto, uno smalto, una gonna, perché ha il diritto di esprimersi come meglio crede. La cosa che mi destabilizzerebbe un po’ è sapere che vive uno Stato che non tutela il suo sacrosanto diritto di esprimersi in piena libertà, cercando di arginare le dinamiche discriminatorie e violente che molto spesso si verificano in questo Paese. Questo per me è una priorità.

Anche Chiara Ferragni, che ultimamente si mostra molto attiva su questi temi, è intervenuta nel dibattito e ha detto la sua dal suo profilo Instagram:

In una giornata come quella di oggi le stories di Fedez sono super improntanti. È molto molto importante che questo decreto di Legge Zan venga approvato il prima possibile. Assurdo che nel 2021 ci troviamo ancora di fronte a certi scenari. Non ho veramente parole. Però penso che siamo in un momento in cui tutti possiamo farci sentire. Insieme possiamo cambiare le cose.

Inoltre l’influencer, che ha già dimostrato più volte di poter fare la differenza con i suoi appelli, grazie alla credibilità che si è costruita e la fama raggiunta, ha poi suggerito ai suoi follower un post del profilo Instagram mehths, di Francesco Cicconetti, un ragazzo transessuale, in cui quest’ultimo suggerisce utili informazioni per essere un* buon* alleat* delle persone trans.

E sono sempre più numerosi e utili gli interventi di personaggi famosi dal grande seguito social, come Elodie e i Ferragnez, capaci di aprire un dibattito e scatenare riflessioni anche tra le generazioni più giovani, contribuendo a innescare un cambiamento culturale che la politica cerca purtroppo di ritardare e di cui non sembra cogliere l’estrema urgenza e necessità, mai come in questi tempi.

Già nel novembre 2020, del resto, con l’approvazione alla Camera, non erano mancate le proteste in aula del Centro Destra, che ha invocato il diritto alla libertà. Diritto che per i deputati di Lega e Fratelli d’Italia, in primis, il ddl metterebbe in discussione, non avendo evidentemente chiari sia gli obiettivi e le applicazioni del ddl (che non vogliono e non negano a nessuno la libertà di pensiero) sia la distinzione tra libertà di espressione e libertà di discriminazione. Un diritto sacrosanto il primo, un reato il secondo.

A distinguersi dalla linea dell’opposizione erano stati all’epoca però cinque deputati di Fi che hanno votato a favore (Bartolozzi, Polverini, Vito, Perego e Prestigiacomo). Mentre Alessandro Zan, il promotore stesso del ddl, aveva parlato di un “traguardo di civiltà”, e sperava ne passo successivo dell’approvazione al Senato.

Segue articolo originale:

Nel Codice Penale italiano, seguendo anche l’orientamento della Costituzione – art. 3 – vengono punite le discriminazioni basate su motivi religiosi o razziali, ma non ancora, almeno fino a questo momento, quelle invece fondate sull’identità di genere o sull’orientamento sessuale, che pure rappresentano una spina nel fianco per molte persone, nel nostro Paese, se pensiamo, ad esempio, al triste primato italiano in Europa per numero di vittime di transfobia (36 casi registrati dal 2008 al 2016) e ai tanti episodi di violenza subiti dagli omosessuali.

Per questo, dopo un iter legislativo durato più di vent’anni e vari tentativi finora andati a vuoto, nell’agosto del 2020 è approdato alla Camera il ddl Zan, che prende il nome dal suo promotore, il deputato del Partito Democratico Alessandro Zan, contro l’omobitransfobia.

Un passo importante che, seppur tra le critiche (non sorprendenti) della destra, delle associazioni Pro Vita e del Family Day, potrebbe garantire tutele importanti alle persone appartenenti alla comunità LGBTQ+, punendo chi si rende colpevole di istigare alla violenza o commette atti di violenza contro donne, uomini, gay, lesbiche, transessuali in quanto tali.

Perché parliamo di omobitransfobia e non “semplicemente” di omofobia? Perché, come detto, la legge non comprende solo gli omosessuali, ma chiunque sia sottoposto a violenza o discriminato per la propria identità di genere.

Omobitransfobia: cosa significa?

Con il termine, come detto, si intende ogni forma di discriminazione contro le persone lesbiche, gay, bisessuali o trans; l’argomento è talmente rilevante, nell’agenda internazionale, da avere una giornata dedicata, la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia (o IDAHOBIT, acronimo di International Day Against Homophobia, Biphobia and Transphobia), che si celebra, dal 2004, ogni 17 maggio, ed è promossa dal Comitato Internazionale per la Giornata contro l’Omofobia e la Transfobia, oltre a essere riconosciuta dall’Unione europea e dalle Nazioni Unite.

Ideata da Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnaire de l’homophobie, la ricorrenza si è celebrata la prima volta a distanza di 14 anni dalla decisione, presa il 17 maggio 1990, di rimuovere l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Per vedere la stessa cosa rispetto alla disforia di genere (posta adesso tra i disturbi della salute sessuale), invece, si è dovuto aspettare il 2019.

Questo un estratto del testo approvato nel 2007 dall’Unione Europea, per istituire ufficialmente la giornata sul suo territorio dopo alcune dichiarazioni delle autorità polacche contro la comunità LGBT:

Il Parlamento europeo […] ribadisce il suo invito a tutti gli Stati membri a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso e chiede alla Commissione di presentare proposte per garantire che il principio del riconoscimento reciproco sia applicato anche in questo settore al fine di garantire la libertà di circolazione per tutte le persone nell’Unione europea senza discriminazioni.

Il testo, all’art 8,

[…] condanna i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali, in quanto alimentano l’odio e la violenza, anche se ritirati in un secondo tempo, e chiede alle gerarchie delle rispettive organizzazioni di condannarli

Nel 2009 viene aggiunta la transfobia, nel 2015 infine anche la bifobia si aggiunge agli obiettivi della campagna.

Perché si deve parlare di omobitransfobia?

L’importanza di parlare di omobitransfobia, e di approvare una legge in merito, dipende soprattutto dal fatto che, ancora oggi, l’Italia resti uno dei pochi Paesi europei a non essersi dotato di una normativa che tuteli in maniera adeguata le persone appartenenti alla comunità LGBTQ+, esponendole così non solo al fortissimo rischio di discriminazione, ma anche a veri e propri atti di violenza che possono rimanere impuniti.

Per quanto nessuna fonte istituzionale abbia mai registrato dati ufficiali in merito, associazioni come Arcigay, ma anche indici come il Trans Murder Monitoring di Transrespect versus Transphobia Worldwide, segnalano, anno dopo anno, un costante aumento dei casi di violenza contro persone bisessuali o transessuali, rendendo di fatto necessario un provvedimento che non si limiti alla semplice omofobia, ma interessi anche transfobia e bifobia.

Omofobia, chi ha paura degli omosessuali (e perché?)

Proprio Arcigay, nel 2019, contestualmente alla discussione del ddl Zan, ha lanciato una campagna, “Non restare indifferente“, per invitare chi è testimone di episodi di violenza o discriminazione a carico di persone LGBTQ+ a denunciare e a non restare sotto silenzio.

L’indifferenza delle persone perbene è la più grande alleata dell’odio – si legge nel sito dell’associazione – se assisti a episodi di violenza fisica o verbale, non fare finta di non vedere o di non sentire, non ti voltare dall’altra parte. Intervieni e manifesta il tuo dissenso verso queste ingiustizie. Combattere le discriminazioni che altre persone subiscono per il loro orientamento sessuale o per la loro identità di genere dipende anche da te. La costruzione di un mondo più inclusivo e più giusto è un dovere di tutt*.

Come si manifesta l’omobitransfobia?

omobitransfobia

Proprio come accade per xenofobia, razzismo e sessismo, l’omobitransfobia consiste nell’isolare, discriminare, umiliare, dileggiare o, addirittura, perseguitare persone omosessuali, bisessuali e transessuali. Nella Risoluzione del Parlamento europeo sull’omofobia in Europa, approvata a Strasburgo il 18 gennaio 2006, si legge

L’omofobia si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto forme diverse, quali discorsi intrisi di odio e istigazioni alla discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e omicidio, discriminazioni in violazione del principio di uguaglianza, limitazioni arbitrarie e irragionevoli dei diritti, spesso giustificate con motivi di ordine pubblico, libertà religiosa e diritto all’obiezione di coscienza.

Seppur il testo parli unicamente di omofobia, è chiaro che la medesima definizione possa essere applicata anche ad altri orientamenti sessuali e alla disforia di genere, laddove ad esempio una persona venga discriminata sul posto di lavoro, a scuola, in un luogo pubblico in quanto bisessuale o trans, oppure sia vittima di attacchi o di bullismo.

La legge contro l’omobitransfobia

La legge è stata approvata alla Camera dei Deputati, come abbiamo detto, e al momento non ha ricevuto l’ok del Senato a causa dell’ostruzionismo del Centro Destra. Ci sono voluti ben 24 anni, e svariati tentativi, prima che un ddl sul tema venisse finalmente preso in considerazione dal Parlamento, e ci auguriamo possa entrare a breve nell’ordinamento legislativo, ottenendo i voti necessari e vincendo l’opposizione dell’asse Lega-Forza Italia-Fratelli d’Italia.

In tempi piuttosto recenti avevano provato Franco Grillini, Sergio Lo Giudice, Paola Concia, tutti militanti gay, a far approvare una legge sull’omobitransfobia, e nel 1999 un tentativo fu affidato a un relatore cattolico, il deputato del Ppi Paolo Palma, incaricato di mantenere rapporti con la Cei per evitare una guerra religiosa.

Alla Camera sono in realtà già state depositate due proposte di legge, una da Nichi Vendola e una da Antonio Soda, entrambe arenatesi con la caduta del governo D’Alema, nel 2000. Da lì, sono passati altri vent’anni prima che Alessandro Zan riprendesse il discorso, con una proposta di legge che è frutto della sintesi di cinque proposte di legge (Boldrini, Zan, Scalfarotto, Perantoni, Bartolozzi) e che ha l’obiettivo dichiarato di estendere la normativa già esistente sui reati d’odio agli attacchi che dipendono dall’orientamento sessuale, dal genere e dall’identità di genere.

Sostanzialmente la proposta di legge prevede modifiche alla legge Mancino del 1993, che punisce violenza e discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali, e agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere. Con la legge verrebbe inoltre istituita una giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia.

Analizzando articolo per articolo, potremmo dire che il ddl prevede:

  • al primo e secondo articolo modifiche, rispettivamente, all’articolo 604 bis e ter del codice penale su “propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa”, aggiungendo quelli fondati sul genere, sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere;
  • al terzo articolo modifiche della legge Mancino del 1993, su “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”, prevedendo la reclusione da sei mesi a quattro anni per chi incita a commettere o commette violenza per motivi fondati sull’orientamento sessuale, oltre che quelli, già previsti, razziali, etnici, riferiti alla nazionalità o religiosi;
  • al quarto articolo modifiche del codice 90 quater del codice penale, aggiungendo le parole “fondato sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere” all’attuale articolo, che riconosce le persone LGBTQ+ come vittime “vulnerabili”;
  • al quinto articolo si istituisce, nella giornata del 17 maggio, la giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia;
  • al sesto articolo modifiche al decreto legislativo 9 luglio 2003, numero 215 sulla parità di trattamento tra le persone indipendentemente dal colore della pelle e dall’origine etnica, aggiungendo misure di prevenzione e contrasto delle discriminazioni per motivi basati sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere;
  • all’articolo sette si parla di un incremento di quattro milioni di euro all’anno il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, per finanziare politiche di prevenzione e il contrasto della violenza per motivi legati a orientamento sessuale e identità di genere, e per il sostegno delle vittime;
  • all’ottavo articolo si prevede che l’Istat realizzi, con cadenza almeno triennale, una rilevazione statistica sugli atteggiamenti della popolazione che siano di aiuto per attuare politiche di contrasto alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici, di nazionalità o religiosi, oppure fondati su orientamento sessuale o identità di genere.

Lega e Fratelli d’Italia hanno votato contro il ddl, definendolo una “legge liberticida” e un “bavaglio alla libertà di espressione”, così come la Cei ha dichiarato che una legge del genere “rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui più che sanzionare la discriminazione si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione”.

Ciò che i detrattori della legge ignorano di valutare è che il ddl Zan non vieta, in alcun modo, di dichiararsi contrarsi alle unioni omosessuali, alle adozioni per coppie omosessuali, né di disapprovare, per ragioni di ordine morale, religioso, o per principi personali, la bisessualità, l’omosessualità o la transessualità.

Non vengono toccate le opinioni personali, che possono essere giudicate condivisibili o meno ma restano comunque legittime e sacrosante, né il diritto di esprimerle pubblicamente; pertanto, non c’è alcun intento liberticida nel disegno di legge, né una volontà di “imbavagliare” chi non guarda con approvazione alla comunità LGBTQ+, che continuerà perciò a rimanere libero di pensarla come vuole, di pensare persino che l’omosessualità sia “una malattia” (per quanto la tesi sia stata ampiamente smentita ormai da anni).

Ciò che sarà stabilita dalla legge è una libertà anche per omosessuali, bisessuali e transessuali: quella di vedersi garantito il diritto di non restare vittime sommerse della discriminazione e della violenza, cui la legislazione italiana non riconosce neppure una giustizia in quanto tali.

Proprio come sono puniti coloro che picchiano, bullizzano e discriminano persone perché aventi diversa etnia, religione o nazionalità, allo stesso modo sarà punito chiunque farà lo stesso con chi ha un diverso orientamento sessuale o identità di genere. E, per rispondere a chi, come il senatore Salvini, ha dichiarato che sarebbe necessaria una legge contro l’eterofobia, è bene ricordare che anche l’eterosessualità è un orientamento sessuale e, come tale, anche quest’ultima sarebbe tutelata dal ddl.

Articolo originale pubblicato il 26 Agosto 2020

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