Le responsabilità femminili e la mascolinità tossica - Roba da Donne

Personalmente ho sempre trovato curiosa tutta l’attenzione riguardante la definizione di cosa si dovesse fare per essere un “vero uomo”. Stupido io che pensavo bastasse nascere con un pene (disforia di genere a parte) o quantomeno che fosse più utile puntare a essere un “buon umano” che un “vero uomo”.

Invece, a quanto pare, è una questione di fondamentale importanza e non sono solo gli uomini a considerarla tale, dato che sono molte le donne alla costante ricerca del “vero uomo”.

Dunque cosa si deve fare per essere “vero”?

È chiaro che la risposta a questa domanda non sia uguale per tutti e che non è mai stata immutabile nel tempo, ma proviamo lo stesso a darla, facendo una media di ciò che il “mercato” esige.

Un “vero” uomo è forte, sportivo, muscoloso, protettivo, orgoglioso, “tutto d’un pezzo”, galante, energico, pronto a intervenire alla bisogna, geloso, passionale, tifoso, superficiale, cacciatore, aggressivo, volgare, colui che “non deve chiedere mai”, il capofamiglia, imperioso, rozzo, mascolino…

E potrei continuare ancora, snocciolando termini che so vi faranno annuire e altri che vi infastidiranno, perché un uomo muscoloso, protettivo e passionale lo vogliono tutte; uno rozzo, volgare e superficiale magari no. Eppure tutte queste caratteristiche rientrano a pieno titolo nella definizione di maschio alfa.

Caratteristiche che ultimamente sono state sintetizzate nel termine dispregiativo “mascolinità tossica”. Perché è chiaro che con il neo femminismo in auge, tale concetto di mascolinità ha iniziato a scricchiolare. Da qui, per esempio, l’idea di Gillette che ha fatto un nuovo spot proponendo modelli di mascolinità alternativi, chiedendosi se il “maschio alfa” fosse davvero il “meglio di un uomo”.

Se gli idioti boicottano Gillette per uno spot che tutti i maschi dovrebbero vedere

Non si è fatta attendere la reazione dei “veri uomini”, che rabbiosi e iracondi (come chiaramente devono essere) si sono indignati. E tale sconcerto è in fondo comprensibile: fino al giorno prima era stato ripetuto loro che era quello l’unico modo per essere “veri” e attraenti. E oggi invece tutto è cambiato. Essendo l’ottusità una delle conseguenze accidentali del machismo, non c’è da stupirsi di questo disorientamento.

Vorrei però lasciare per un attimo nel loro brodo primordiale i cavernicoli disorientati, per domandarmi se questa scarsa propensione al miglioramento sia un attributo solo maschile. Perché è palese che se ci sono uomini che per tutto questo tempo hanno continuato e continuano a insistere con la mascolinità tossica è perché sanno che, in fondo, ci sono donne a cui quella mascolinità piace.

Quindi parliamo un po’ anche delle vostre responsabilità.

Premetto: non esiste motto che mi appartenga di più del “de gustibus non est disputandum” perciò ogni donna ha tutta la libertà di eccitarsi per un tamarro, scurrile e palestrato, come l’avrebbe per un effemminato timido e mingherlino. Quello che però spesso si tende a fare è ergere i gusti personali a canone universale, in grado quindi di definire un’intera categoria ed escludere chiunque non rispetti i nostri gusti. Vale per gli uomini, quanto per le donne.

Con questo non voglio dire abbiate solo colpe, anzi, è scorretto persino parlare di “colpe”. Siamo tutti figli del patriarcato e se a noi maschietti viene insegnato che una donna debba essere un certo modo per essere attraente, lo stesso accade per le donne, che subiscono lo stesso tipo di indottrinamento.

Nel tempo di miglioramenti ne sono stati fatti eccome, ma per quanto riguarda il monolite della mascolinità tossica, siamo onesti: è stato solo scalfito e poi ci si è fermati, forse inconsciamente impauriti e impaurite da cosa sarebbe successo se fossimo arrivati a eliminare del tutto la tossina.

Perché senza modelli a cui rifarsi ci sarebbe solo una vasta e sconfinata libertà, e la paura di questo spazio aperto è un terrore più diffuso di quanto si pensi.

Perciò molte persone (senza distinzione di sesso) si sono convinte che tale mascolinità fosse non solo accettabile, ma persino desiderabile e hanno iniziato a remare contro coloro che invece vorrebbero liberarsi del tutto da questi stereotipi.

Non credete che tali reticenze siano anche femminili? Non ditemi che queste affermazioni vi risultano nuove: il vero uomo “non deve depilarsi”, chiaramente “deve essere etero”, “deve sempre avere voglia”, “non può amare i fiori e il rosa”, “non piange”, “guarda le partite”, “deve metterti la mano sul culo”…

Chi deve pagare il conto se non vi sono più uomini "galanti" e donne "scroccone"?

E se a fronte dell’ennesimo femminicidio per “troppo amore” c’è chi commenta “l’uomo deve essere un po’ geloso”, se davanti al coraggio di un coming out qualcuno si chiede “chi fa l’uomo e chi la donna”, se per delle sopracciglia maschili definite ci dono donne che esclamano che “non ci sono più gli uomini di una volta”, beh allora non potete fingere che tale mascolinità sia spalleggiata ancora da molti, donne comprese.

Sì, esistono donne maschiliste, un controsenso che appare tale solo agli occhi degli ingenui che ancora non colgono quanto sia grande l’influenza del patriarcato. Gli stessi che poi si indignano, che si premurano di sottolineare sempre che “sono le donne le prime nemiche delle donne”, ma la realtà è che l’esistenza di donne che alimentano un sistema che le opprime dovrebbero suscitare tristezza, più che rabbia, perché in qualche modo vengono “fregate” due volte.

Nasciamo tutti maschilisti, rendersene conto è il primo passo per smettere di esserlo. E se a noi ometti risulta particolarmente difficile per l’ottusità da maschio alfa e la “pigrizia da privilegiato” (ma non è una scusa sufficiente), si spera che vi siano sempre più donne non assuefatte da questa tossina, che riescono a respirare a pieni polmoni, libere dalle briglie degli alfa e in grado di godersi i maschi di tutto l’alfabeto.

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