L'8 Marzo NON è la Festa della Donna. Non vogliamo auguri, vogliamo altro!

L'8 marzo è la Giornata internazionale delle donne.

Una mimosa non ci salverà. Di sicuro non ci serviranno auguri o scatole di cioccolatini.
In ogni caso, non c’è nessuna Festa della Donna da festeggiare: l’8 Marzo è la Giornata internazionale delle donne.
E, numeri alla mano, soprattutto dopo questo anno di pandemia, c’è ben poco di cui stare allegre.

La situazione delle donne prima della pandemia e ora

Violenza di genere e la “pandemia ombra” delle donne

Secondo i dati di UN Women:

243 milioni sono le donne e ragazze tra i 15 e i 49 anni
che hanno subito abusi sessuali o fisici da parte di un partner,
nei 12 mesi precedenti la pandemia.

Dall’inizio della pandemia e, in particolare, in corrispondenza dei lockdown, le autorità di tutto il mondo hanno segnalato un aumento dei casi di abuso, con una stima da parte del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) di almeno

15 milioni di casi in più di violenza domestica ogni tre mesi

I dati sommersi rischiano di essere ancora più spaventosi, tanto che un recente rapporto dell’International Rescue Committee ha parlato di “pandemia ombra” per quanto riguarda l’incremento ella violenza di genere.

In Italia, solo nella primissima fase della pandemia, tra l’1 marzo e il 16 aprile 2010,  sono state 5.031 le telefonate ritenute valide al 1522.
Ovvero il 73% in più sullo stesso periodo del 2019. (Istat, 2020)

Drammatico, in questo senso, il VII Rapporto Eures sul “Femminicidio in Italia”:

Nel confronto tra i dieci mesi del 2019 e il medesimo periodo del 2020, il numero dei femminicidi familiari con vittime conviventi sale da 49 a 54 (+10,2%), mentre contestualmente scende da 36 a 26 quello delle vittime non conviventi (-27,8%).

La pandemia, insomma, ha in molti casi chiuso in casa le donne con i loro aguzzini:

Il rapporto di convivenza, che già nel 2019 si presentava per il 57,6% delle vittime, raggiunge il 67,5% nei primi dieci mesi del 2020. Nel trimestre del primo lockdown si attesta addirittura all’80,8%: tra marzo e giugno, “21 delle 26 donne uccise convivevano con il proprio assassino“, spiega il rapporto. La pandemia e la spinta all’isolamento sono connessi anche al fortissimo incremento dei femminicidi-suicidi del 90,3% (da 31 a 59 casi).

In questo quadro, resta vera l’affermazione del Consiglio d’Europa:

la violenza è la prima causa di morte (in Europa) per le donne tra i 14 e i 44 anni

Donne e occupazione: su 101mila posti persi a dicembre, 99mila sono donne

Secondo Women in Work di PwC, che misura l’emancipazione economica femminile in 33 paesi dell’OCSE, la situazione lavorativa femminile, a seguito della pandemia, tornerà ai livelli del 2017.
Una regressione inaccettabile e pericolosissima, che secondo il report McKinsey difficilmente sarà sanabile prima del 2024:

Le donne rappresentano il 39% dell’occupazione globale,
ma il 54% della perdita di posti di lavoro complessiva.

La pandemia sta aumentando in modo significativo il peso dell’assistenza non retribuita, che è sproporzionatamente portata dalle donne.

Perché le giornate delle donne e degli uomini non hanno la stessa durata

In pratica, le donne sono le prime a essere considerate “sacrificabili”, nonché quelle costrette ad auto-licenziarsi per far fronte alla gestione dei figli, diventata inconciliabile con le chiusure delle scuole e l’adozione della DAD.

Per quanto riguarda l’Italia, i dati ISTAT parlano chiaro:

su 101mila posti di lavoro persi a dicembre 2020,
99mila sono donne.

Preoccupante anche in rapporto annuo: le donne lavoratrici sono passate dai 9,842 milioni di dicembre del 2019 ai 9,530 milioni del dicembre dell’anno appena concluso (312mila unità perse).
Di contro la situazione maschile registra un passaggio da 13,441 milioni a 13,309 milioni (132mila unità perse).

Da tenere presente che la situazione pre-pandemica era già pessima. Tanto per iniziare il tasso occupazionale femminile del nostro paese non raggiungeva già neppure il 50%.
Inoltre, secondo l’Ispettorato del Lavoro nel 2017 in Italia le dimissioni volontarie per genitori con figli fino a 3 anni d’età sono state 37.738, di queste, 29.879 sono donne (5.261 passate ad altra azienda, tutte le altre – ovvero le restanti 24.618 – hanno abbandonato il posto di lavoro per le difficoltà di assistere i figli).
La situazione peggiore si era registrata in Lombardia, dove su 6.767 donne, quasi la metà (3.105), si sono licenziate per il mancato accoglimento al nido, l’assenza di parenti che potessero aiutare o l’incidenza elevata dei costi di assistenza del bambino.

Se si torna al lavoro ma asili e scuole sono chiusi, i bambini dove li mettiamo?

Stesso lavoro, busta paga diversa: il gendere pay gap, alias la differenza salariale di genere

Accenture, nello studio Getting to Equal 2017, affermava

Nel mondo, per ogni 140 dollari guadagnati da un uomo, una donna ne guadagna mediamente 100.

Il dato in realtà già al tempo era peggiore, perché esiste quello che Accenture chiama divario contributivo nascosto.
Se infatti si calcola che, in media, solo il 50% delle donne riesce a ottenere un mestiere retribuito, contro il 76% degli uomini, allora si può dire (anzi, si poteva dire!) che ogni 100 dollari guadagnati da una donna, un uomo ne porta a casa 258. E in Italia? Per 100 euro di una donna, un uomo ne riceve 131. Ma se si calcola il divario retributivo nascosto, allora siamo a 100 euro contro 192.

Nel frattempo la pandemia globale, ça va sans dire, ha fatto precipitare le cose e lievitare il gender pay gap. Secondo ODM Consulting i dati del primo semestre 2020 ci dicono che, a parità di ruolo,

le donne percepiscono da 2500 a 10.000 euro in meno a seconda dell’inquadramento.

I soldi, non fanno la felicità, dice qualcuno.
Verissimo, purché tu ne abbia abbastanza per essere autosufficiente.
La dipendenza economica è la gabbia che spesso impedisce alle donne di affrancarsi da un partner violento.
Il drammatico rapporto delle donne con i soldi (il 50% non sa quanto costa un conto corrente e il 14% non ne ha uno, Global Thinking Foundation), lontano dall’essere un cliché frivolo e divertente, è frutto di una società a stampo patriarcale che fino a qualche decennio fa escludeva le donne da diritti patrimoniali, lavoro, proprietà e che ancora ne limita l’accesso.
La libertà di una donna e, più in generale, di ogni persona passa, SEMPRE, dall’indipendenza economica.

Parlare di donne e soldi significa, prima di tutto, prendere coscienza dello strettissimo legame, che c’è tra dipendenza economica e violenza di genere.

Il rapporto delle donne con i soldi, dati alla mano

Donne e (quale) rappresentanza?

UN Women scrive:

La piena ed equa partecipazione delle donne a tutti gli aspetti della società è un diritto umano fondamentale. Tuttavia, in tutto il mondo, dalla politica all’intrattenimento al posto di lavoro, le donne e le ragazze sono in gran parte sottorappresentate.

Diamo i numeri, per stare nell’ambito dei dati e non della percezione:

  • Politica: 1 seggio parlamentare su 4 è donna.
    La rappresentanza politica delle donne a livello globale è raddoppiata negli ultimi 25 anni. Ma questi sono i numeri
  • Lavoro
    Su 500 CEO alla guida delle aziende più importanti, meno del 7% sono donne.
  • Giornalismo

Secondo il più ampio studio sulla rappresentazione, la partecipazione e la rappresentanza delle donne nei media di 20 anni e 114 paesi, solo il 24% delle persone ascoltate, lette o viste nei notiziari di giornali, televisione e radio sono donne. Esiste anche un soffitto di vetro per le giornaliste donne nelle intestazioni dei giornali e nei notiziari, con il 37% delle storie riportate da donne a partire dal 2015, che non mostrano alcun cambiamento nel corso di un decennio. Nonostante la promessa democratizzante dei media digitali, la scarsa rappresentanza delle donne nei media tradizionali si riflette anche nelle notizie digitali, con le donne che costituiscono solo il 26% delle persone nelle notizie su Internet e nei tweet sui media. Solo il 4% delle notizie tradizionali e delle notizie digitali sfidano chiaramente gli stereotipi di genere. Tra gli altri fattori, gli stereotipi e la significativa sottorappresentazione delle donne nei media svolgono un ruolo significativo nel plasmare atteggiamenti dannosi di mancanza di rispetto e violenza nei confronti delle donne.
Fonte: The Global Media Monitoring Project (dati al 2015); Rapporto del Segretario generale delle Nazioni Unite E / CN.6 / 2020/3

  • Cultura e scienze
    Su 500 Premi Nobel assegnato a più di 900 persone dal 1901 al 2019, 53 sono andati a donne.
    Nel frattempo il tema donne nelle STEM è finalmente entrato nel dibattito, ma le conquiste da fare sono ancora tantissime:
STEM e donne: perché il Covid ci sta facendo perdere le conquiste raggiunte
  • Cinema
    Secondo un’indagine condotta in 11 Paesi, il 31% dei personaggi parlanti sono donne e solo il 23% dei prodotti cinematografici presentano una protagonista femminile. Le registe donne sono circa il 21%
    Source: The Official Academy Awards® Database (Data as of 2020)
  • Donne e cucina
    Un binomio così radicato nella società patriarcale da farci pensare che le più grandi chef debbano per forza essere donne, e invece…
    sono meno del 4% le chef donne con tre stelle Michelin (il più alto riconoscimento del settore)

Mutilazioni genitali e salute della donna

Attualmente vivono nel mondo 200 milioni di donne che hanno subito mutilazione genitale totale o parziale, con una stima di 8.00 bambine e ragazze a rischio ogni giorno, per un totale di 3 milioni di ragazze all’anno (United to End Female Genital Mutilation, 2019).

Secondo l’ONU, la pandemia sta mettendo a rischio

altri due milioni di ragazze che, si prevede, saranno sottoposte a mutilazioni nei prossimi dieci anni.

La stima del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), che nel 2018 ipotizzava globalmente 68 milioni di ragazze a rischio, ora si attesta a 70 milioni.

Spose bambine, period poverty e abbandono scolastico

Scuola
Fino a oggi, si stimava che circa 132 milioni di ragazze non andassero a scuola (primaria e secondaria) per motivi legati, tra le altre cose, a:

  • cura della famiglia,
  • matrimoni precoci
  • period poverty (povertà dovuta alle mestruazioni)

La pandemia Covid-19 ha aggravato la situazione e, in assenza di dati certi, l’UNESCO prevede un tasso di

rischio di non ritorno a scuola per altri 5,2 milioni di ragazze
della scuola primaria o secondaria.

Istruzione e Covid-19, perché bambine e ragazze rischiano di più

Matrimoni precoci
La perdita di reddito familiare, del resto, mette ulteriormente a rischio bambine e ragazze, rispetto a matrimoni precoci come strumento per generare soldi attraverso la dote.
Secondo l’Unicef la pandemia ha interrotto o limitato fortemente gli sforzi per porre fine alla mercificazione delle spose bambine e le stime UNFPA parlano di un potenziale atroce di

ulteriori 13 milioni di matrimoni di ragazze minori
che si svolgeranno tra il 2020 e il 2030,
evitabili in situazione pre-pandemica

A questo proposito, vale la pena ricordare il dato Save The Children 2018: ogni 7 secondi una bambina viene data in sposa.
Quante nel tempo in cui stai leggendo questo articolo? Quante in più ora?

Period Poverty 

Aggravato dalla pandemia, va da sé, anche il quadro della povertà mestruale, basata sul trio tossico:

  • mancanza di educazione mestruazioni e sesso nelle scuole
  • costo dei prodotti sanitari
  • tabù e stigma sulle mestruazioni

La period poverty, oltre a impattare sulla salute mentale delle ragazze, determina in alcuni Paesi, anche occidentali, una o più d’una di queste condizioni:

  • abbandono scolastico
  • mancato accesso a servizi sanitari con standard minimi di igiene
  • impossibilità economica di reperire assorbenti
  • stigma sociale
  • morte per mestruazioni

Controllo delle nascite

Sempre l’UNFPA ha anche calcolato che quest’anno decine di milioni di donne non saranno in grado di accedere ai contraccettivi moderni, questo in un contesto in cui il diritto all’aborto è stato messo fortemente in discussione, complice anche la pandemia, sia in Italia, sia nel mondo.

Polonia, è ufficiale: ora divieto d’aborto anche in caso di malformazioni del feto

Non c’è nessuna Festa della Donna.

Perché non c’è nulla da festeggiare, ma ancora tanto, tantissimo per cui lottare.
I diritti non sono mai del tutto conquistati, per nessuno. Ma quando si parla di donne questa affermazione vale un po’ di più.

Mancano diritti mai raggiunti, in nessun Paese del mondo (pensiamo al lavoro, alla rappresentanza nei luoghi che contano e al riconoscimento); e ogni giorno perdiamo o rischiamo di perdere diritti che pensavamo acquisiti.

Quante donne ancora dovranno vivere le loro vite senza poter godere a pieno dei loro diritti?
Di lavoratrici, madri, compagne e, più semplicemente, donne.
Quante donne dovranno morire prima che avvenga quel cambio culturale, per cui l’assassinio di una donna sia, esattamente come accade quando a essere ucciso è un uomo, un caso isolato e non la norma?

Il giornalismo italiano è transfobico, omofobo e perseguita chi non è conforme

Quando accadrà che i rappresentanti del mondo della cultura, dello spettacolo, della politica e del giornalismo smetteranno di contribuire a una rappresentazione sessista della realtà, nascondendosi dietro il diritto di parola e/o satira e i concetti della cancel culture e del politically correct, per nascondere la mancanza di una volontà di cambiamento e, peggio, di mantenere un privilegio?
Quando l’opinione pubblica smetterà di fare benaltrismo e prenderà consapevolezza del fatto che femminicidio, mutilazioni, matrimoni precoci, differenza salariale, povertà femminile, gender bias sono la punta dell’iceberg di una società patriarcale che si puntella su microagressioni quotidiane, che vanno dal fischio per strada alla pratica stantìa della galanteria, fino al giudizio e al controllo sui corpi delle donne e alla santificazione del concetto di donna-madre e donna-moglie?

L’augurio, per questa non festa della donna, è che non si lotti e non si parli di diritti delle donne sono l’8 Marzo – Giornata Internazionale delle donne – e il 25 Novembre – Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Perché questa è una guerra, che va avanti da oltre due millenni e ha cancellato – se proprio vogliamo parlare di cancel culture – metà della popolazione mondiale.

A tutte le sorelle e ai fratelli in ascolto:
che sia un 8 Marzo di lotta a oltranza, 365 giorni all’anno,
per tutti gli anni a nostra disposizione.

 

Giornata Internazionale delle Donne 2021 

International Women’s Day 2021 | UnWomen
Women leading the fight against COVID-19 | European Parliament

Bibliografia essenziale:

Un Women | Annual Report 2019-2020
UNDP | COVID-19 Global Gender Response Tracker
McKinsey | COVID-19 Gender Equality
EURES | VII Rapportosul Femminicidio in Italia
ISTAT | Violenza sulle donne – Speciale COVID-19

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