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Questi sono i numeri! Non c'è nessuna Festa della Donna

Ma la festeggeremo. Nonostante i numeri terrificanti dello stupro e del femminicidio, nonostante il gender gap sul lavoro, nonostante la violazione dei diritti umani basilari cui sono sottoposte tante donne nel mondo.

Di che Festa della Donna vogliamo parlare?
Se vogliamo parlare di qualche party con streap tease è evidente che del significato della Festa della Donna alcune di noi non hanno ancora capito granché.
Se vogliamo parlare della Festa della Donna vera, allora dovremmo innanzitutto capirne le vere origini, al netto delle leggende metropolitane, e prendere atto che, al momento, non c’è per la verità molto da festeggiare.

La vera storia della Festa della Donna

La vera storia della Festa della Donna

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Sono passati decenni dai primi movimenti femministi e la storia ci dice che, più o meno, i fatti sono questi:

Nel mondo:

  • 1 donna su tre è destinata a subire violenza nell’arco della vita
    dati Organizzazione Mondiale della Sanità
  • Attualmente vivono nel mondo 200 milioni di donne che hanno subito mutilazione genitale totale o parziale.
    8.000 sono le bambine e le ragazze a rischio ogni giorno.
    Per un totale di 3 milioni di ragazze all’anno.
    dati United to End Female Genital Mutilation
  • 30% dei ruoli dirigenziali è ricoperto da donne
    dati Sole 24 ore
  • Incalcolabili i numeri di discriminazioni arcaiche, ancora vive in alcune popolazioni, come quella, di cui avevamo parlato in questo articolo, che riguarda le mestruazioni in alcune culture.
  • Ogni 7 secondi una bambina viene data in sposa (quante nel tempo in cui leggeremo questo articolo?)
    dati Save the Children

In Italia:

    • ogni tre giorni una donna viene uccisa.
    • una donna su tre subisce abusi e una donna su dieci è vittima di molestie sessuali sul lavoro
      dati Organizzazione Mondiale della Sanità
    • In tutto, sono un milione 404 mila le donne che, nel corso della loro vita lavorativa, hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro
      dati Istat
    • Vivono circa 35 mila donne che hanno subito mutilazione parziale o totale dei genitali, 1000 quelle potenziali, tutte minori di 17 anni.
      dati di una ricerca commissionata dal Dipartimento per le Pari Opportunità
    • Le donne guadagnano circa il 23% in meno dei colleghi uomini
      dati United Nations Development Programme
    • L’occupazione femminile è salita solo nel 2018, dopo decenni, dal 47 al 49% (Italia penultima in Europa, dietro solo la Grecia)
      dati Istat
    • 29.879 donne si sono licenziate,  24.618 dichiaratamente per difficoltà di assistere il bambino, costi elevati e mancanza di nidi, o difficoltà di conciliare lavoro e famiglia.
      dati Ispettorato nazionale del Lavoro riferiti al 2017

    Sono donna e ho il diritto di...

    E all’ottimismo di chi ribatte che questi numeri sono la dimostrazione che “ne abbiamo fatta di strada, se pensiamo anche solo alle nostre nonne” – quasi come se la parità fosse una gentile concessione -, andrebbe sottolineata l’altra faccia della medaglia:

    Sono state fatte conquiste importanti nell’ambito dei diritti alle donne e altre probabilmente ci saranno, o almeno così speriamo. Ma sono conquiste che arrivano lente, diritti inalienabili che tali non sono e che ci stiamo conquistando con fatica, frustrazione e, troppo spesso, con il sangue.
    Questi numeri parlano chiaro. E sono inaccettabili.

    Quanto tempo ci vorrà per la vera parità? Possiamo festeggiare (più che altro onorare!) le conquiste fatte, ma questo tempo che ci separa dalla parità si misura in donne:

    Quante donne dovranno vivere una vita senza poter godere a pieno dei loro diritti?
    Di lavoratrici, madri, compagne e, più semplicemente, donne.
    Quante donne dovranno morire prima che avvenga quel cambio culturale, per cui l’assassinio di una donna sia, esattamente come accade quando a essere ucciso è un uomo, un caso isolato, da contrastare e non la norma?

    Perché una donna uccisa ogni tre giorni è, ormai, un’abitudine. Non resta neppure più la possibilità di indignarsi, ogni volta, come si dovrebbe.

    In Italia una donna su tre subisce abusi e una donna su dieci è vittima di molestie sessuali sul lavoro

    L’Organizzazione Mondiale della Sanità parla chiaro. Una donna su 3, nel corso della vita, ha subito o è destinata a subire qualche forma di violenza o abuso.
    Tra il 2000 e i primi dieci mesi del 2018, sottolinea il rapporto Eures, le donne uccise in Italia sono state 3.100, una media di più di tre a settimana. In quasi tre casi su 4, ovvero nel 72% dei casi, queste donne sono state uccise per mano di un parente, di un partner o di un ex partner.

    Di più. Come affermò il Consiglio d’Europa nel 2002,

    la violenza è la prima causa di morte (in Europa) per le donne tra i 14 e i 44 anni

    Oltre ai danni fisici, non si contano i danni psicologici (depressioni, disturbi alimentari, disturbi da stress post-traumatico, tentativi di suicidio o suicidio), che spesso ricadono anche sui figli, e i problemi di salute legati, per esempio, a infezioni ginecologiche o malattie a trasmissione sessuale, compreso l’HIV.

    Ma quale Festa della Donna?

    Se questo non basta, i dati che seguono non sono meno agghiaccianti:

    Stesso lavoro, busta paga diversa: la differenza salariale di genere

    BBC

    Accenture, nello studio Getting to Equal 2017, afferma

    Nel mondo, per ogni 140 dollari guadagnati da un uomo, una donna ne guadagna mediamente 100.

    Ma il dato in realtà è peggiore, perché esiste quello che Accenture chiama divario contributivo nascosto. Se infatti si calcola che, in media, solo il 50% delle donne riesce a ottenere un mestiere retribuito, contro il 76% degli uomini, allora si può dire che ogni 100 dollari guadagnati da una donna, un uomo ne porta a casa 258.

    E in Italia? Per 100 euro di una donna, un uomo ne riceve 131. Ma se si calcola il divario retributivo nascosto, allora siamo a 100 euro contro 192.

  • Nel nostro paese, nel 2018, le donne avrebbero guadagnato “solo” il 5,5% in meno degli uomini, ma è anche vero che il tasso occupazionale femminile del nostro paese non raggiunge neppure il 50%.
  • Nell’accesso alle pari opportunità lavorative non possiamo neppure dimenticare il gender digital divide, ovvero l’accesso alle opportunità informatiche.

  • Ma quale Festa della Donna?

    I figli sono delle donne. Non il lavoro, evidentemente

    Lo dice l’Ispettorato del Lavoro in riferimento al 2017, secondo cui, in Italia, le dimissioni volontarie per genitori con figli fino a 3 anni d’età sono state 37.738. Di queste, 29.879 sono donne: tra le mamme, solo 5.261 di loro hanno avuto passaggi ad altra azienda, mentre tutte le altre, ovvero le restanti 24.618, hanno abbandonato il posto di lavoro per le difficoltà di assistere il bambino, i costi elevati o la mancanza di asili nido, e per le difficoltà di conciliare lavoro e famiglia. La situazione peggiore si registra in Lombardia, dove su 6.767 donne, quasi la metà (3.105), si sono licenziate per il mancato accoglimento al nido, l’assenza di parenti che potessero aiutare o l’incidenza elevata dei costi di assistenza del bambino.

    Ma quale Festa della Donna?

    Il nuovo Medioevo digitale

    Se poi aggiungiamo il nuovo fronte di violenza, che sta trascinando le donne in un Medioevo digitale – come dimostrano questi articoli che, purtroppo, ci troviamo quotidianamente a scrivere, e di cui siamo vittime e carnefici…

    Di quale Festa della Donna vogliamo parlare?

    Eppure celebreremo questa giornata e continueremo a farlo. Ed è giusto così.
    La celebreremo non per festeggiare, ma per darci una data in cui fare il punto e vedere cosa abbiamo ottenuto e quanto ancora manca.
    La celebreremo per continuare a chiedere poi tutto l’anno ciò che ci spetta di diritto, non per gentile concessione, e ancora manca.
    La celebreremo per crescere bambine consapevoli di cosa significhi essere donne, ma anche di cosa non significhi affatto, alla faccia degli stereotipi che questa società ci propina sin dalle letture e i cartoni della nostra infanzia.

    Che sia chiaro a loro, a tutte noi e a tutti gli uomini che celebreremo la Festa della Donna fino a quando non sarà inutile averne una, perché la parità tra i sessi sarà cosa talmente ovvia e scontata da non doverne neppure parlare.

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