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La vera storia della Festa della Donna

I diritti delle donne al centro della storia della Festa della Donna: ecco di cosa si tratta e come sfatare alcuni miti.

Quella che in genere chiamiamo Festa della Donna prende il nome di Giornata Internazionale della Donna. Si tratta infatti di una ricorrenza riconosciuta in tutto il mondo come occasione per rivendicare i diritti dell’altra metà del cielo. Non mancano, ogni anno, negli ultimi tempi, polemiche sulla commercializzazione di una ricorrenza che dovrebbe essere solo e soltanto di lotta. Ma se c’è una cosa che il femminismo ci insegna è che in primis dovremmo pensare all’autoregolamentazione della donna. In altre parole: vogliamo partecipare a una serata di follia solo perché lo desideriamo veramente? Allora tutto è concesso: la donna deve scegliere, consapevolmente, per sé.

Storia della Festa della Donna: come è nata

Storia Festa della Donna
Fonte: Wikipedia

La Festa della Donna affonda le sue radici nella Seconda Internazionale Socialista nel 1907. Qui, al di là del numero di donne socialiste riscontrato – tra le più note e ricordate del movimento Rosa Luxemburg – e del loro apporto alla causa, si riconobbe il ruolo femminile nella questione della concessione dei diritti, il primo dei quali era il diritto di voto. In tal senso, la storia della Festa della Donna si lega indissolubilmente alla storia delle suffragette, donne eroiche che all’inizio del Novecento condussero una battaglia che portò, Paese dopo Paese, in Europa e in Nord America, al suffragio universale. Tanto che poi, poco dopo, ci fu una Conferenza internazionale delle donne socialiste. Da questa battaglia socialista però furono inizialmente escluse le donne borghesi, anch’esse tra le file delle suffragette.

Ma anche ai suoi albori, il femminismo aveva le idee ben chiare. Le donne non avrebbero dovuto essere divise, ma unite. E nessuno avrebbe potuto decidere per loro. A dichiararlo per la prima volta con il proprio esempio fu la socialista statunitense Corinne Brown, che nel 1908 fece invitare tutte le donne alla conferenza da lei presieduta. A quella giornata fu dato il nome di “Woman’s Day”, poiché si discusse di diritti delle donne (un salario più equo e pari a quello degli uomini, suffragio universale e così via). Il Partito Socialista, negli Stati Uniti, decise quindi che, a partire dall’ultima domenica di febbraio 1909, ogni anno ci sarebbe stata questa ricorrenza, per lottare a favore del suffragio universale.

Di anno in anno, la Festa della Donna si diffuse in tutto il mondo, giungendo in Italia solo nel 1922. Particolarmente interessante è il riscontro del ruolo femminile delle donne socialiste in Russia: di fatto, queste donne diedero vita alla rivoluzione di febbraio (nel 1917, mesi prima di quella di ottobre), dando inizio a quel processo che avrebbe portato alla detronizzazione degli zar e all’uscita della Russia dalla Seconda Guerra Mondiale. Infatti, come in Lisistrata, le donne si opposero alla guerra e riuscirono a rovesciare lo status quo, accelerando la dissoluzione di un impero. Ma non fatevi ingannare: la rivoluzione partì non a febbraio – in Italia e in Russia si seguivano calendari differenti – bensì l’8 marzo. Ecco perché quel giorno è diventato tanto importante per noi.

Festa della Donna, le leggende metropolitane

Storia Festa della Donna
Fonte: Pixabay

Forse quando eravate a scuola elementare, avranno raccontato anche a voi la triste storia delle operaie della fabbrica Cotton a New York, del loro tributo umano in un incendio vastissimo e delle mimose che furono portate loro in segno di rispetto. Beh, speriamo non restiate deluse, ma si tratta di una delle fake news più famose della storia mondiale.

L’avvento delle dittature di stampo fascista e nazionalsocialista in Europa contribuì a cancellare dalla storia – un po’ come fece in seguito la dittatura comunista con altri eventi – il ruolo delle donne socialiste nel movimento che portò alla Festa della Donna. E così nacque la leggenda metropolitana che a tutti parse verosimile, dato che in effetti le donne nelle fabbriche erano soggette a sfruttamento e che proprio in quegli anni a New York prese fuoco la fabbrica Triangle, ma furono coinvolti operai e operaie. Non c’erano solo donne tra i lavoratori, insomma. Ci furono anche altre leggende metropolitane, che facevano risalire tutto alla metà dell’800, quando cioè neppure il Partito Socialista era stato fondato – se ve lo steste chiedendo, fu fondato nel 1892.

E, a proposito, l’usanza della mimosa è un’usanza nata in Italia. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, infatti, le donne socialiste e comuniste iniziarono a organizzare la prima Festa della Donna dell’Italia libera. La mimosa fu scelta, tra i fiori che sbocciano alla fine dell’inverno, dalle partigiane Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei, e fu usata per la prima volta nel 1945.

Festa della Donna e femminismo

Storia Festa della Donna
Fonte: Rai

Va da sé l’importanza che la Festa della Donna riveste all’interno del movimento femminista. Di anno in anno, anche se magari ci si distrae e non lo si nota, donne di tutto il mondo si battono per uguaglianza e diritti. Anche nella nostra Italia in cui apparentemente non manca nulla, ma che invece presenta una serie di problematiche. Come i servizi rivolti alle neomamme lavoratrici (in testa la scarsità di asili nido), oppure l’inapplicabilità della legge 194 a causa di una percentuale troppo alta di medici obiettori nelle strutture pubbliche, i dati sulle differenze salariali tra uomo e donna e, non da ultimo, i dati sul femminicidio e sulle violenze di genere.

A proposito di femminismo, resterà alla storia una particolare Festa della Donna, quella del 1972. In un’Italia che da poco aveva vissuto rivoluzione sessuale e moti studenteschi, ci fu una grande manifestazione. A Roma, in Campo de’ Fiori, donne da tutto il mondo si ritrovarono a combattere contro l’ingerenza della Chiesa Cattolica nella libera scelta e nell’amore omosessuale. Le manifestanti furono caricate e disperse dalla polizia. Solo nel 1978 in Italia si ebbe una legge sull’aborto, la 194 appunto. Mentre per una prima legge per attribuire diritti alle coppie omosessuali, il Bel Paese ha dovuto attendere il 2016.

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