Condividere beni propri invece che venderli, utilizzare prodotti messi in condivisione al posto di possederli. Questi sono i principi alla base della sharing economy, il metodo sempre più scelto dalle persone nel mondo per spostarsi, alloggiare, mangiare.

Startup e app come BlaBlaCar e Airbnb permettono di mettere a disposizione degli altri beni immobili come la propria auto o la casa. Allo stesso modo chiunque può utilizzare i beni messi in condivisione da altri per ottenere esperienze più sociali, economiche e senza sprechi.

Sharing economy: cosa significa?

sharing economy
Fonte: Web

Sharing economy è il termine che arriva dall’inglese per indicare l’economia della condivisione. Se ne inizia a parlare all’inizio degli anni 2000 con la nascita delle prime app di sharing. Anche se oggi si ritiene che la prima vera piattaforma con il sistema della condivisione sia stato eBay, nato nel 1995. Tra i maggiori esponenti dell’economia della condivisione troviamo Rachel Botsman, autrice di diversi testi incentrati sull’importanza della fiducia e della collaborazione nell’economia di oggi.

In una delle sue opere di maggior rilievo dal titolo What’s Mine is Yours: How Collaborative Consumption is Changing the Way We Live definisce il concetto della sharing economy, come sistema basato sulla condivisione di beni o servizi gratis o a pagamento, direttamente dagli individui, ponendo l’attenzione sul fatto che siano beni sottoutilizzati.

Il concetto della sharing economy si sta diffondendo sempre di più, grazie allo sviluppo di un mondo globalizzato e all’aumento della fiducia e sicurezza con l’avvento delle community online. La sharing economy si basa infatti non solo sulla tecnologia, senza la quale comunque le app non funzionerebbero, ma sulla creazione di luoghi sicuri nei quali ci si affida a sconosciuti, che però condividono un’esigenza.

Da una parte la volontà di sfruttare meglio beni e servizi che una sola persona utilizza poco o spreca. Dall’altra parte, diverse persone trovano utile ed efficace la possibilità di usare servizi a prezzi più sostenibili rispetto a beni in vendita o a noleggio.

La sharing economy ha avuto un grande successo, specialmente in seguito alla crisi economica dello scorso decennio, che ha obbligato a reinventarsi e creare nuove fonti di guadagno e risparmio, partendo da ciò che si possiede.

La verità dietro i resi dei nostri acquisti su Amazon & co.

Esempi di sharing economy

Possiamo comprendere dalla definizione quali siano le app e i sistemi di condivisione economica. Per quanto riguarda le auto, i più utilizzati sono Uber e BlaBlaCar. Anche Lyft, meno conosciuto nel nostro Paese, ma molto usato nel resto del mondo. Nel primo e nell’ultimo caso ci si trova in una situazione intermedia, tra un servizio classico di domanda/offerta, come può essere il sistema del taxi, e la condivisione. Dal momento che gli autisti di Uber mettono a disposizione il proprio mezzo, ma anche il proprio tempo e servizio.

BlaBlaCar incarna invece completamente il concetto di car pooling. Una persona che deve spostarsi mette a disposizione degli altri posti in auto per chi necessita di un passaggio. E in questo modo si dividono le spese di viaggio.

L’esempio più diffuso di sharing economy negli affitti è invece Airbnb. Nato dall’idea di affittare, e in questo modo sfruttare, case o più frequentemente stanze, che altrimenti non sono utilizzate. Airbnb ha fatto crescere in modo esponenziale il turismo della condivisione, poiché sempre più persone preferiscono soggiornare in contesti familiari e sociali.

Per quanto riguarda invece il noleggio di auto con cui spostarsi, ovvero car sharing, una delle più famose è Car2Go, usata molto anche nelle città italiane. Grande sviluppo sta avendo l’app Bird, che mette a disposizione per il noleggio condiviso di monopattini elettrici. Al giorno d’oggi questo mezzo di trasporto sta raggiungendo un enorme successo, grazie alla sua eco-sostenibilità. Ma esistono anche piattaforme per lo scambio di parcheggi come JustPark.

Spazio anche alla condivisione di esperienze, beni e servizi di ogni tipo: con il couchsurfing si trova un divano su cui dormire una notte anche gratuitamente; con iFoodshare si condivide il cibo per salvare gli avanzi e gli sprechi; mentre Reoose permette di barattare vestiti usati e scambiarsi il guardaroba. Insomma un mondo di possibilità vastissimo, che dà sempre più rilievo alla condivisione piuttosto che alla proprietà.

La sharing economy in Italia

sharing economy
Fonte: Web

In Italia la sharing economy esiste fin quasi dagli esordi, tuttavia, il ritardo nella digitalizzazione delle esperienze che si manifesta in tutti i settori dell’economia del nostro Paese, colpisce anche l’economia della condivisione. Ma le cose stanno cambiando, come dimostra una ricerca di Coldiretti presentata nel 2019, secondo la quale 4 italiani su 10 hanno utilizzato piattaforme di sharing economy nel corso dell’anno.

Un dato positivo e in sviluppo, che si è fermato per colpa della pandemia da coronavirus, ma che segnala una parabola crescente per il futuro dell’Italia. Basta valutare infatti chi utilizza maggiormente queste applicazioni, più di 200 attive nel suolo italiano, ovvero i giovani tra i 20 e i 30 anni. Una fascia d’età di giovanissimi che trovano normale e automatico condividere tutto, e soprattutto fidarsi delle community. Una cosa spesso dannosa ma che in questo caso invece è positiva.

Sono invece i più grandi a guardare ancora storto questo genere di economia e scambio. Ma come è successo nel resto dell’Europa, con un aumento della digitalizzazione, aumenterà anche la consapevolezza dei benefici della sharing economy in Italia. Dati positivi comunque ci arrivano da uno dei colossi dell’economia della condivisione, BlaBlaCar.

Roba da Donne ha intervistato Maria Fossarello, Social Media & Search Channels Team Lead dell’app di car pooling, che ha condiviso i numeri degli utenti, evidenziando una maggioranza nelle donne. In particolare, le donne in Italia che usano BlaBlaCar sono circa il 53% di passeggeri, e il 25% di conducenti. La ricerca di Coldiretti mette al primo posto, a fianco ai fruitori di car pooling o car sharing, il 19% degli utenti che hanno sperimentato il coworking, mettendo in condivisione spazi per lavorare.

I benefici della sharing economy

La sharing economy comporta molteplici benefici in tutti gli aspetti della società, perché va incontro a diverse necessità e bisogni. Di fatto, unendo la domanda e la risposta in un’unica community nel quale chi dà il servizio e chi lo riceve rimane sullo stesso piano, condividendo l’esperienza.

Per questo, e per altri motivi, la sharing economy ha avuto da subito grande successo, che continua a evolvere. Vediamo i principali benefici, che si possono racchiudere nei 3 seguenti.

1. Sostenibile

Innanzitutto, il sistema della condivisione è molto più sostenibile rispetto al metodo di acquisto classico. Infatti è pensato principalmente per ridurre gli sprechi dei mezzi non utilizzati a sufficienza, ottimizzandoli. Grazie ad esempio al car sharing circolano meno automobili, e allo stesso tempo, meno persone si ritrovano con un’auto inutilizzata in garage o ferma in coda ai semafori.

Ma anche l’idea di mettere a disposizione mezzi alternativi più ecologici, come bici elettriche e monopattini elettrici. Che non tutti vogliono o possono permettersi di comprare, ma di cui tutti possono usufruire al momento del bisogno. Si pensi anche al sistema di affitto di Airbnb e altre app simili, che permettono di utilizzare delle case in comune con altre persone, risparmiando sui consumi.

2. Economica

La sharing economy è anche più economica, perché permette di dividere non solo i beni, ma anche le spese. Si tratta di una maniera intelligente ed efficace per risparmiare denaro e sprechi, dividendo i costi di un viaggio, della benzina, delle bollette, dei consumi. Un vantaggio che va sia a chi mette a disposizione il servizio e il bene immobile, ma anche per chi ne usufruisce.

Woofing, come andare in vacanza in posti bellissimi pagando... in lavoro

3. Fiducia e collaborazione

Un beneficio meno pratico ma importantissimo nella società di oggi è che la struttura della sharing economy, attraverso app e community, ha aumentato la fiducia e la collaborazione tra sconosciuti che condividono un obiettivo. Al centro della sharing economy non c’è il prodotto in sé, ma piuttosto la persona. Quando scegliamo un’auto o un alloggio ad esempio, stiamo valutando anche la persona che ce lo offre, con cui instauriamo un rapporto.

Il senso di fiducia si basa sulla consapevolezza che senza una parte dell’accordo non esisterebbe nemmeno l’altra. È il duplice scambio di offerta e richiesta, che nella piattaforma della community è più veloce, immediato. In questo sta anche, ovviamente, la bravura delle aziende a capo dei servizi nel garantire sicurezza e fiducia nel processo, soprattutto quando la condivisione comporta dei costi.

La sharing economy nell’emergenza Covid19

L’emergenza per il Covid19 che ha colpito il mondo intero all’inizio del 2020 ha causato gravi danni all’economia mondiale. La sharing economy in particolare ha subito un fortissimo impatto negativo nei primi mesi di pandemia e quarantena. Gli amministratori delegati delle tantissime aziende che oggi offrono questo tipo di servizio hanno dovuto fare i conti con prenotazioni cancellate e rimborsi da dare agli ospiti, enorme calo delle richieste, per via delle persone chiuse in casa o che preferivano muoversi in autonomia.

Ma il coronavirus non ha abbattuto la sharing economy, che ha dovuto cambiare leggermente rotta. Ad esempio, Airbnb ha intensificato le indicazioni e le misure sanitarie da parte degli host. Inoltre, ha puntato maggiormente su affitti di intere case o di stanze da parte dei privati. Con la previsione, poi riscontrata nella stagione estiva, che la gente avrebbe preferito spostarsi vicino a casa per soggiorni più lunghi, piuttosto che in fughe di weekend.

L’app Globe, che affitta appartamenti vuoti per un periodo limitato di tempo, ha pensato di offrire locali per lavorare in un luogo sicuro e in solitudine. Senza le distrazioni della propria casa, in un periodo di smartworking. Inoltre durante l’emergenza sanitaria, le persone preferiscono spostarsi con mezzi noleggiati singolarmente piuttosto che sui mezzi pubblici.

Insomma, sembra che la pandemia abbia ribaltato il concetto di condivisione economica, ma non l’abbia seppellito. Dalla cooperazione di più persone che usano un servizio insieme, all’utilizzo in solitaria di beni messi a disposizione. Ci si augura che quando il mondo avrà riacquistato un po’ di normalità, anche la sharing economy torni a dare quello per cui è nata: socialità e condivisione.

Articolo originale pubblicato il 9 Ottobre 2020

La discussione continua nel gruppo privato!