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"L'invasione social degli imbecilli": 26 volte in cui Umberto Eco ha avuto ragione nel 2017

Perché la libertà di parola non ha nulla a che vedere con il permettere a chiunque di scrivere qualsiasi cosa sui social senza prendersene la responsabilità.

A scanso di equivoci, chiariamo subito che di certo non solo le uniche 26 volte nel corso del 2017 in cui ha avuto ragione. Purtroppo.
Manco a essere inguaribili ottimisti si potrebbero ignorare i commenti che, ogni giorno, compaiono a corredo di articoli e post di personaggi più o meno noti, soprattutto se il tema di questi sono politica, corpi femminili, immigrati o, l’attualità insegna, i sacchetti per la frutta e la verdura.

Fatto sta che in molti si scandalizzarono quando Umberto Eco, il 10 giugno 2015, disse durante la conferenza stampa con i giornalisti nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale a Torino, dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media”:

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.
[…]
La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità

C’era chi se l’era presa con Eco al punto da invocare la libertà di parola e la nuova democrazia garantita dai social, come se questi nobili valori andassero per forza in contrasto con la “teoria degli imbecilli”, di cui sopra.

E allora eccoli qua, 26 esempi del 2017, tra i tantissimi, in cui Umberto Eco ha avuto ragione: dalle donne “contenitori di sperma”, a Dio che fa morire di tumore i parenti degli omosessuali per punizione; dal vilipendio alle minacce di stupro al cadavere di una giovane donna; dai cagna agli auguri di morte fino all’incitamento allo stupro e all’assassino. E poi insulti, insulti, insulti… da gente perbene, che vive tra noi e cova una rabbia insospettabile, che legittima con l’indignazione, l’autodifesa, la necessità di una giustizia che non risponde a leggi ed è sommaria, come quella di qualsiasi delinquente.

Il punto è che le legioni di imbecilli ci sono sempre state, anche fuori dai social, ma è un fatto che questi strumenti di connessione globale, dalle enormi potenzialità, hanno dato loro voce, tanta voce, spesso più voce di chi aveva qualcosa da dire che valesse la pena di essere ascoltato e non è stato sentito, sommerso dal loro sbraitare scomposto.

Umberto Eco aveva ragione: “I social hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli”. E non con il senno di poi, aveva ragione allora e oggi ne avrebbe ancora di più.
Non impedire a questi soggetti di continuare a seminare campagne di odio e commettere i loro crimini, non ha nulla a che fare con la libertà di parola o la democrazia: è ostentazione di democrazia e, in alcune occasioni, concorso dei social stessi e della legge nel reato o, quanto meno, connivenza.

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Sono uomini o donne che arrivano anche solo a pensare quello che si vede scritto in queste schermate.Questa violenza è talmente materiale, concreta, palpabile che uccide: ha ucciso Tiziana Cantone; ha ucciso Bethany, laddove non ci era riuscito un cancro, a soli 12 anni; Brandy a 18 si è sparata davanti al padre; anche Louise si è tolta la vita a 16; ha ucciso molte altre persone e, c'è da credere, altre ne ucciderà ancora.La violenza sul web non è reale?E al diavolo chi parla di "pietismo" e tira in ballo la disabilità della Vio. Bebe Vio è una guerriera, con più abilità di quanta ne abbia la maggior parte di noi gente cosiddetta "normodotata". Una che non ispira pietà, semmai forza, coraggio, come in questo caso, in cui non ha esitato a denunciare i suoi aggressori.Ho appena denunciato gli autori della pagina Facebook che mi prendeva di mira: ci vuole una risposta decisa a questi comportamenti.È amareggiata, delusa, Bebe VioSono amareggiata - ha dichiarato l'atleta paralimpica all'Ansa - perché sono anni che do tutta me stessa e lotto per gli altri e per le cause in cui credo. E sono delusa perché mi fanno tristezza le persone che usano internet per insultare e denigrareLa denuncia è partita dal Codacons, che ha emesso questo comunicatoNuova denuncia del Codacons contro Facebook. Stavolta a finire nel mirino dell’associazione dei consumatori è una pagina pubblicata sul noto social network nella quale viene presa di mira la campionessa paraolimpica Bebe Vio.Da segnalazioni giunte all’associazione, infatti, è emerso che su Facebook è stata creata una pagina dal titolo “Fistare Bebe Vio con le sue stesse protesi”, con tanto di immagini della ragazza disabile. Numerosi utenti di Facebook hanno segnalato la pagina attraverso i canali messi a disposizione dal social network; tuttavia gli amministratori del sito avrebbero risposto che la pagina rispetta gli standard dello stesso e, per tale motivo, la stessa sarebbe rimasta visibile per molto tempo sul web.“Tale pagina dal titolo "Fistare Bebè Vio con le sue stesse protesi" – già il titolo parla da sé - inneggiando pratiche violente e sessuali nei riguardi di una disabile facendo leva sul suo stesso handicap, non rispetta affatto gli standard del sito dal momento che attraverso di essa vengono inevitabilmente veicolati i seguenti messaggi: incitamento all’odio, al razzismo, alla discriminazione per una disabilità, alla violenza, che costituiscono, invero, tutti elementi presenti nella policy di Facebook e dallo stesso vietati – scrive il Codacons nell’esposto - Per tali ragioni non si comprende il mancato intervento immediato di rimozione da parte dei responsabili. Detta pagina viola altresì i precetti costituzionali sanciti dagli artt. 2 e 3 Cost. che segnatamente mirano a salvaguardare i diritti assoluti dei cittadini di uguaglianza e di libera estrinsecazione della propria personalità”.Per tale motivo il Codacons ha chiesto alle Procure della Repubblica di Roma e Venezia, nonché alla Polizia Postale e all’Autorità per le comunicazioni, di “utilizzare ogni strumento investigativo consentito dalla legge e dal rito allo scopo di predisporre tutti i controlli necessari per accertare e verificare se i fatti esposti possano integrare fattispecie di illecito civile, amministrativo e penale, nella forma tentata e consumata, nonché individuare tutti i soggetti da ritenersi responsabili  e di conseguenza adottare i dovuti ed eventuali provvedimenti sanzionatori”Pagina chiusa, questa. Non quelle (gruppi chiusi compresi) in cui compaiono invece gli insulti raccolti qui.Quanto tempo dovrà passare e quante vittime con meno risorse caratteriali di una Bebe Vio dovranno essere uccise tre volte: dai loro aguzzini, da una giustizia lacunosa e impotente e da un social network che arriva a influenzare i giochi di potere del mondo ma, di fronte alla questione del cyberbullismo, si lava le mani, novello Ponzio Pilato, e dice non è colpa mia; giocando il ruolo delle candida app nata dal genio di un ragazzino e diventata filantropa, ma senza i mezzi per contrastare efficacemente questa cyber mafia che le è cresciuta in grembo.
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