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Se una donna "fa meglio a prostituirsi che a fare l'arbitro"

Il timore, fondato, è che questo episodio non resterà isolato. Perché, se i quattordicenni che si abbassano i pantaloncini di fronte a un arbitro donna chiedendole una prestazione sessuale sono incitati dai genitori, abbiamo davvero poche speranze di liberarci della mentalità sessista.

Accade a Mestre, in un mercoledì di tarda primavera, su uno di quei campi dove i ragazzini tirano i loro primi calci al pallone sognando Ronaldo, Messi o, per parafrasare il titolo di un celebre film, Beckham.

Già, partiamo proprio da quella pellicola che raccontava del sogno di una ragazza di giocare a calcio, osteggiato con forza dai genitori; esempio perfetto di quella che a lungo è stata la mentalità che voleva donne e pallone ai poli opposti, due rette parallele destinate a non incontrarsi mai.

Pregiudizi densi del più classico sessismo che, per fortuna, sono stati ampiamente smentiti con gli anni, contribuendo – finalmente – a svecchiare l’immagine di quel calcio come disciplina appannaggio esclusivo degli uomini.

Eppure, la strada da fare sembra ancora essere lunga e in salita, se succede che, sul campo di Gazzera, in una partita di un torneo giovanile tra Treporti e Miranese, l’arbitro donna viene subissata di insulti dal fischio d’inizio.

E che sarà mai, diranno gli scettici, i negazionisti del sessismo che gridano al “femminismo esasperato” ogni qualvolta si tocca l’argomento maschilismo; a ogni arbitro capita di essere insultato durante le partite di pallone, ma nessuno si è mai scandalizzato per un “cornuto!” gridato dagli spalti.

Tutto vero, per carità, non c’è trance agonistica che tenga, o che possa giustificare il trascendere verso tali abissi di volgarità. Ma, se già questo genere di improperi è difficilmente accettabile, ancor meno lo sono le frasi che la ventiduenne Giulia Nicastro, chiamata a dirigere l’incontro, ha ricevuto come “monito” per aver avuto l’ardire di pensare di poter arbitrare una partita di calcio.

“Roba da uomini, mica da donne, e cosa pensava di fare, la ragazzina, di venir qui a dire ai nostri figli com devono giocare?”, devono essersi detti i genitori che, dalle tribune, hanno iniziato a inveire contro Giulia praticamente in contemporanea con il calcio d’inizio.

Vai a prostituirti anziché fare l’arbitro!

Questo, in sostanza e riassumendo secondo quanto riportato dal Gazzettino, è stato il tenore delle parole che l’arbitro Nicastro si è sentita rivolgere per l’intera durata della partita. Dall’inizio alla fine, senza nessuna colpa specifica se non quella, evidentemente, di essere una donna. A lei non sono servite nemmeno decisioni dubbie, rigori inesistenti o cartellini estratti verso i giocatori in maniera avventata, roba che generalmente scatena l’ira del pubblico e le proteste dei calciatori in campo.

Indipendentemente dal suo arbitraggio, Giulia si è beccata la sua razione di insulti, tutti sorprendentemente (ironico) puntati a “invitarla” a scegliere un’altra strada, guarda caso quella della prostituzione.

Non ci risulta, invece, che un arbitro uomo venga mai invitato a fare il gigolò

Se pensate che questo sia stato un episodio deprecabile, sappiate che il peggio non è questo: dopo aver assegnato un calcio d’angolo, Giulia si è vista avvicinare da uno dei giocatori – parliamo di ragazzini di 14 anni – che, calandosi i pantaloncini, le ha detto

Vediamo se hai il coraggio di espellermi, se no…

Il prosieguo della frase è piuttosto intuibile, ed era un invito a pratiche sessuali piuttosto esplicito.

Molte, chiaramente, sono le cose gravi in una vicenda del genere: in primis, che non sia stato preso nessun genere di provvedimento tempestivo per punire genitori e giocatori responsabili di un simile atteggiamento. Solo dopo il termine della partita la società del Treporti, organizzatrice del torneo, ha emesso un comunicato di solidarietà all’arbitro, ma nel frattempo Giulia è assistita psicologicamente e aiutata dalla sezione Aia di Venezia, per superare questo orribile episodio che, per quanto si tenti di minizzare o di ridurre il tutto a una “ragazzata”, resta sulla pelle.

E che, purtroppo, non è il solo: basti pensare al telecronista che definì “uno scempio” la presenza di un guardalinee donna in campo, o alla vicenda di Sara Semenzin di Volpago del Montello, a Bassano del Grappa, che, durante una partita giocata nella giornata contro la violenza sulle donne indetta dall’Onu, è stata vittima di offese sessiste da parte del pubblico e di entrambe le formazioni (a differenza di questo episodio, in cui l’altra squadra ha preso totalmente le difese di Nicastro).

In generale, le donne nel calcio non sono ancora ben viste, questa è la verità, nuda e cruda. Ce ne hanno fornito prova tangibile Martin Solveig che chiede un twerk alla calciatrice vincitrice del Pallone d’Oro, o Fulvio Collovati a cui “viene da vomitare” quando sente una donna parlare di tattica.

Ora la documentazione sulla vicenda di Gazzera è nelle mani della Federcalcio di Roma, mentre il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, ha scritto in una nota che

Sarà la Giustizia sportiva a livello regionale e spero anche nazionale a pronunciarsi ulteriormente, e mi auguro in maniera rigorosa, su quanto avvenuto nel torneo di calcio. A noi spetta invece stringerci attorno a Giulia Nicastro, vittima di insulti e comportamenti inqualificabili.

Rimane però il timore che, punizioni e rimproveri a parte (dagli organi competenti), questo episodio non resterà isolato.

Non lo sarà perché, se i quattordicenni che si abbassano i pantaloncini di fronte a un arbitro donna chiedendole una prestazione sessuale non solo non sono ripresi, ma addirittura sono incitati e fomentati da genitori ancor più sessisti di loro, ci sono davvero poche speranze di dare la svolta a una mentalità che rimane impantanata in dicotomie banali (uomo vs donna) dove il sesso di appartenenza evidentemente fa ancora la differenza nel classificarci.

Un’ultima riflessione, che vuol essere ironica ma non troppo: se ad arbitrare è una donna la si invita a tornare dietro i fornelli – quando le va bene – o, come nel caso di Giulia Nicastro, a fare “il mestiere più antico del mondo”. Se l’arbitro è un uomo, gli si ricorda della moglie a casa che quasi certamente lo starà rendendo cornuto. Insomma, gira che ti rigira la colpa è sempre delle donne, che tengano un fischietto in mano o no.

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