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Dalla capitana Rackete a Giorgia Meloni: gli insulti sessisti fanno tutti schifo

Tutte le persone di spicco, proprio in virtù di quel ruolo istituzionale o pubblico di cui sono investite, dovrebbero alzare la voce a difesa anche delle loro avversarie o donne di cui non condividono i valori quando vengono insultate per il fatto stesso ed esclusivo di essere donna.

Gli insulti, gli ennesimi, piovuti su Emma Marrone dopo la difesa pubblica al capitano della Sea Watch 3 Carola Rackete sono l’ennesima dimostrazione del fatto che se sei donna e hai una minima idea politica, in Italia questo viene visto come un peccato capitale degno della gogna. Chiaramente via social, si intende.

Non è la prima volta che la cantante salentina viene coperta di improperi dai leoni da tastiera per aver espresso un parere, non è la prima volta che qualcuno cerca di chiuderle la bocca liquidandola con un “Pensa a cantare”. Come se poi una che di mestiere fa altro non dovrebbe poter avere un’opinione su temi diversi e non avesse la libertà di esprimerla.

E allora le parrucchiere, le commesse, le casalinghe, le bariste? Tutte zitte perché per lavoro hanno scelto di non fare le politiche o le diplomatiche?

Gli insulti a Emma sono però solo uno dei numerosissimi casi in cui questo è avvenuto, basti pensare  alla stessa Carola Rackete, ricoperta di insulti agghiaccianti una volta approdata a Lampedusa, così come quelli recapitati a Giorgia Meloni negli ultimi giorni, tanto per fare alcuni esempi recenti.

Insulti intollerabili, intrisi di misoginia allo stato puro, di una violenza verbale che non risparmia nessuno, indipendentemente dagli schieramenti politici o dalle ideologie. Perché è bene chiarirlo, una volta per tutte: il sessismo non conosce colore.

Donne politiche, di destra o di sinistra, personaggi pubblici che hanno scelto di esprimere un’opinione su temi particolarmente scottanti, la messa alla berlina che, guarda caso, interessa sempre e solo le donne prescinde dall’appartenenza a un partito o a un’ideologia.

Avete mai sentito dire di un parlamentare uomo che “è una tr**a”, che “meriterebbe di essere stuprato”? No, perché nessuno usa un linguaggio del genere verso gli uomini. Ma con le donne, è tutto un altro paio di maniche.

Vengono offese donne di sinistra e di destra, allo stesso modo e con gli stessi epiteti volgari e tremendi. E la cosa peggiore, che ogni volta fa male dover sottolineare, è che in una buona percentuale di casi gli insulti arrivano proprio dalle stesse donne.

Quelle stesse che magari sbandierano la lotta per la parità dei diritti e per l’azzeramento del gender pay gap, e poi sono pronte a mettere da parte solidarietà ed empatia per gettare fango addosso alle avversarie di turno, per augurare “stupri, violenze”, a volte persino la morte.

Il fatto è che le opinioni sono sempre esistite, e sempre (per fortuna) esisteranno; ciò significa che con esse esisterà anche il dissenso, e il confronto. Purché entrambi siano espressi in modo civile e con il rispetto come base imprescindibile.

Se invece permettiamo che il sessismo invada la sfera delle nostre convinzioni personali, influenzando pesantemente il nostro criterio di giudizio rispetto alle altre persone, finiamo per dare spazio alla violenza, verbale certo, ma che non è meno grave della fisica.

Anche, e soprattutto, se portata avanti da donne.

Tutte le persone di spicco, proprio in virtù di quel ruolo istituzionale o pubblico di cui sono investite, dovrebbero alzare la voce a difesa anche delle loro avversarie o donne di cui non condividono i valori quando vengono insultate per il fatto stesso ed esclusivo di essere donna.

Giorgia Meloni sarebbe stata ammirevole se avesse speso due parole per rimettere al proprio posto gli idioti che hanno augurato lo stupro a Carola Rackete una volta scesa dalla Sea Watch, così com Laura Boldrini avrebbe fatto benissimo a difendere Mara Carfagna bollata come “prostituta”.

Il senso del rispetto e della solidarietà prescinde dal condividere o meno le opinioni. Una cosa è il pensiero politico, l’altro il senso dell’umanità, che dovrebbe spingere a considerare le persone come tali, e non esclusivamente come menti che partoriscono opinioni che non approviamo.

E questo vale per tutte.

1. Carola Rackete

Fonte: web

“Ciao crucca, spero che ti violentano ‘sti negri! A quattro a quattro te lo devono infilare! Ti piace il ca**o nero eh?”.

Questi sono solo alcuni degli insulti che la capitana della Sea Watch si è sentita urlare dalla folla raccoltasi nel porto di Lampedusa dopo l’attracco della nave con i 42 migranti a bordo.

2. Giorgia Meloni

Fonte: web

Alla leader di Fratelli d’Italia, che aveva auspicato l’affondamento proprio della Sea Watch, sono stati riservati insulti davvero terribili. Da un lato parole che hanno accostato la Meloni al fascismo, assolutamente inaccettabili, ma più di tutti colpiscono quelli alla donna.

“P****a fascista, ti devono sbranare i cani”

Uno dei tanti commenti ripubblicati dalla stessa Meloni su Twitter.

3. Emma Marrone

Fonte: web

Anche la cantante, espostasi in difesa di Carola Rackete, ha ricevuto la sua dose di epiteti e offese, fra cui non sono mancati commenti ricevuti da altre donne.

Già qualche mese fa Emma aveva ricevuto da un consigliere leghista l’invito ad “aprire le gambe”, dopo aver urlato, durante un concerto, di aprire i porti.

4. Mara Carfagna

Fonte: web

Nel 2017 la deputata di FI ha pubblicato sui social una foto con la responsabile giovanile di Forza Italia nel Modenese, e consigliera comunale di Campogalliano, Valentina Mazzacurati, ricevendo insulti sessisti e razzisti, peraltro da una donna:

“Due putt…, una cioccolato bianco e uno nero. Ed è pure fascista”.

 

5. Valentina Mazzacurati

Fonte: web

Proprio la Mazzacurati, in quell’occasione, aveva risposto al commento dicendo “Noi almeno ci mettiamo la faccia”. La replica dell’utente è stata “Questo non toglie il fatto che siete due mign… e tu in aggiunta una nera fascista di mer…”.

Peccato poi che la stessa Mazzacurati, evidentemente non ricavando alcun insegnamento dalla propria esperienza, si sia resa autrice di una frase molto infelice su Carola Rackete:

La capitana della Sea-watch. Possiamo fare qualcosa per farla assomigliare ad una donna? Se fossi conciata così… Forse anche io mi dedicherei a fare la scafista.

6. Laura Boldrini

Fonte: web

La ex Presidente della Camera è stata più volte insultata via social, anche dagli avversari politici. Il sindaco leghista Matteo Camiciottoli, ad esempio, è stato condannato per averle augurato di essere stuprata.

 

7. Daniela Santanchè

Fonte: web

Sei una put***a da uccidere.

Questo il messaggio arrivato in diretta alla deputata di FI e letto dalla stessa nel corso della trasmissione di La7 L’aria che tira.

8. Virginia Raggi

Fonte: web

Alla sindaca di Roma non è affatto piaciuto il titolo che Vittorio Feltri ha pubblicato in prima pagina sul suo Libero:

Patata bollente.

Le parole scelte per parlare dei guai comunali del primo cittadino capitolino.

9. Michela Murgia

Fonte: web

Anche la scrittrice sarda ha dovuto leggere un “Speriamo che ti violentino”, dopo un intervento in favore dei migranti fatto durante un incontro a Bologna l’8 giugno. Il commento era di un utente della pagina Facebook Uniti a Salvini, ora chiusa al pubblico.

Voglio ringraziare le moltissime persone che hanno fatto la segnalazione e che in queste ore mi hanno manifestato solidarietà e vicinanza a vario titolo. È questo che occorre fare: agire uniti e vicini, riconoscendoci nei principi democratici che garantiscono la libertà di tutti e tutte.

Le parole con cui la Murgia ha deciso di commentare l’accaduto, su Facebook.

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