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Catcalling: la raccolta di quei "complimenti" per strada che una ragazza è costretta a subire

Una studentessa di New York ha deciso di manifestare il suo dissenso contro i commenti ricevuti dagli uomini per strada, il cosiddetto “catcalling”. Scrivendo nero su bianco (anzi, a colori) sull’asfalto quelli che per qualcuno sarebbero solo "complimenti"

Sophie Sandberg è una studentessa di 21 anni della New York University che ha deciso di lottare contro quello che in inglese viene chiamato catcalling. Non esiste una sola parola italiana per tradurre il termine anglosassone, anche se letteralmente significa più o meno “fischiettare per chiamare il gatto”. In poche parole, stiamo parlando dei complimenti fatti dagli uomini alle donne che passano per strada.

La Sandberg ha raccontato di provare disagio da anni per questa cosa, fin dall’adolescenza, ed è per questo che ha deciso di aprire un account Instagram chiamato Catcalls of NYC. Ha quindi chiesto ai suoi follower di mandarle messaggi privati riguardo alle molestie ricevute per strada, descrivendo esattamente la via e il tipo di commento. La sua idea? Andare a cercare proprio i luoghi “incriminati” e scrivere per terra, con i gessetti colorati, le parole pronunciate dal catcaller.

“Scrivendo i commenti sul marciapiede, proprio dove sono stati pronunciati, voglio puntare i riflettori sul problema. I gessetti colorati e le parole colorate attraggono l’attenzione della gente. Chi non è mai stato oggetto di catcalling è così costretto a dare una seconda occhiata”.

Se state pensando “Ma cosa sarà mai? Per un Ciao bella! non è mai morto nessuno?”, cominciate a ricredervi. Le frasi riportate dalla Sandberg sono ben più forti: non ci sono solo commenti personali e diretti, ma anche commenti razzisti. Testimonianza di come ancora sia lontana la conquista di un vero rapporto paritario e rispettoso tra uomo e donna.

“Per me si è sempre trattato più di un fastidio. Ha plasmato la mia esperienza negli spazi pubblici. Ha influenzato il modo di sentirmi sicura di me stessa o di camminare per strada. Mi ha fatta tacere: non ho mai voluto rispondere al catcalling, anche se avrei voluto rispondere a tono a questi uomini. Non voglio che le persone si sentano messe a tacere, o che si sentano vittime e oggetti. Voglio che capiscano che possono cambiare la situazione. Una voce può contribuire a un movimento collettivo. Solo così possiamo avere potere e non restare in silenzio”.

Catcalling: la raccolta di quei “complimenti” per strada che una ragazza è costretta a subire

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