Catcalling, i 'complimenti' indesiderati per strada - Roba da Donne

Catcalling: la raccolta di quei "complimenti" per strada che una ragazza è costretta a subire

Una studentessa di New York ha deciso di manifestare il suo dissenso contro i commenti ricevuti dagli uomini per strada, il cosiddetto “catcalling”. Scrivendo nero su bianco (anzi, a colori) sull’asfalto quelli che per qualcuno sarebbero solo "complimenti"

Sophie Sandberg è una studentessa di 21 anni della New York University che ha deciso di lottare contro quello che in inglese viene chiamato catcalling. Non esiste una sola parola italiana per tradurre il termine anglosassone, anche se letteralmente significa più o meno “fischiettare per chiamare il gatto”. In poche parole, stiamo parlando dei “complimenti” (se così si possono definire) fatti dagli uomini alle donne che passano per strada.

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Quelli, per intenderci, per cui spesso le donne che li ricevono si sentono dare delle “esagerate” se non apprezzano, o vengono invitate a considerare appunto solo come complimenti che denoterebbero la loro piacenza fisica, dato che, se fossero brutte, nessuno glieli rivolgerebbe.

Peccato che la questione sia decisamente più ampia, e non solo perché spesso le parole che le donne si sentono rivolgere sono davvero pesanti e tutt’altro che galanti, ma anche perché è piuttosto labile il confine con la molestia.

Catcalling: cos’è?

Il catcalling, come detto, riunisce tutta quella serie di epiteti, parole e manifestazioni di apprezzamento (non sempre garbato) che le donne si sentono rivolgere per strada da perfetti sconosciuti, che vanno dai più innocui “ciao bella” fino a fischi, colpi di clacson, o veri e propri approcci anche molesti.

Per far capire quanto poco sia apprezzato dalle donne che lo ricevono, a dispetto di quanto potrebbero credere gli uomini (e anche alcune donne) vi basti pensare che in Francia è diventato reato nel 2018, con sanzioni pesanti, che spaziano dalle multe – salate, dai 90 fino ai 750 euro a seconda della gravità, con estremi di 3 mila euro in caso di recidività – fino ad arrivare a veri e propri programmi di riabilitazione civica obbligatorio per i molestatori.

Catcalling e molestie: perché può essere considerato tale

Il fatto che il catcalling non sia messo sullo stesso piano di un apprezzamento positivo lo dimostra anche l’altro nome con cui spesso lo si chiama, ovvero street harassment (che significa proprio “molestia da strada”); perché può essere considerato una molestia nel senso proprio del termine? Perché, come suggerisce il significato stesso di molestia, parliamo di atteggiamenti che sono ben lontani dall’essere galanti o lusinghieri, ma a loro modo rappresentano una forzatura, una violenza verso chi li subisce, che prova una sensazione di imbarazzo, disagio, spesso anche sensi di colpa oltre che, ovviamente, paura.

Alla base del catcalling non vi è solo la convinzione, tutta maschile (e maschilista) di risultare piacevoli rivolgendo certe parole alle donne, ma anche un’idea, nemmeno troppo nascosta, di prevaricazione, di dominio, dato che spinge le vittime a provare impotenza e rabbia.<

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Il caso di Sophie Sandberg

Abbiamo aperto l’articolo parlando di Sophie Sandberg, che ha raccontato di provare disagio da anni per questa cosa, fin dall’adolescenza, e per questo ha deciso di aprire un account Instagram chiamato Catcalls of NYC, chiedendo ai suoi follower di mandarle messaggi privati riguardo alle molestie ricevute per strada, descrivendo esattamente la via e il tipo di commento. La sua idea? Andare a cercare proprio i luoghi “incriminati” e scrivere per terra, con i gessetti colorati, le parole pronunciate dal catcaller.

Scrivendo i commenti sul marciapiede, proprio dove sono stati pronunciati, voglio puntare i riflettori sul problema. I gessetti colorati e le parole colorate attraggono l’attenzione della gente. Chi non è mai stato oggetto di catcalling è così costretto a dare una seconda occhiata.

Se state pensando “Ma cosa sarà mai? Per un Ciao bella! non è mai morto nessuno?”, cominciate a ricredervi. Le frasi riportate dalla Sandberg sono ben più forti: non ci sono solo commenti personali e diretti, ma anche commenti razzisti. Testimonianza di come ancora sia lontana la conquista di un vero rapporto paritario e rispettoso tra uomo e donna.

Per me si è sempre trattato più di un fastidio. Ha plasmato la mia esperienza negli spazi pubblici. Ha influenzato il modo di sentirmi sicura di me stessa o di camminare per strada. Mi ha fatta tacere: non ho mai voluto rispondere al catcalling, anche se avrei voluto rispondere a tono a questi uomini. Non voglio che le persone si sentano messe a tacere, o che si sentano vittime e oggetti. Voglio che capiscano che possono cambiare la situazione. Una voce può contribuire a un movimento collettivo. Solo così possiamo avere potere e non restare in silenzio.

Catcalling: la raccolta di quei "complimenti" per strada che una ragazza è costretta a subire
Fonte: Sophie Sandberg
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Articolo originale pubblicato il 15 Dicembre 2017

  • Violenza sulle donne