
Donne STEM famose, dall'Italia al mondo
Ci sono tante donne Stem famose perché passate alla storia per una o più ragione, ma anche oggi sono diverse e il loro numero cresce sempre di più: ecco chi sono

Ci sono tante donne Stem famose perché passate alla storia per una o più ragione, ma anche oggi sono diverse e il loro numero cresce sempre di più: ecco chi sono

Viene considerata una delle prime donne Stem italiane della storia. Laura Bassi è stata la seconda donna a laurearsi in Italia (dopo Elena Lucrezia Cornaro, che però aveva conseguito il titolo in filosofia). Nel 1732 divenne docente di filosofia naturale e fisica sperimentale all’Università di Bologna e intrecciò rapporti con diversi scienziati della sua epoca.
Probabilmente non ha bisogno di presentazioni: Rita Levi Montalcini ha infatti vinto il Premio Nobel per la medicina nel 1986. Neurobiologa, la sua principale scoperta, insieme al collega Stanley Cohen, è stato il Fattore di Crescita Nervoso, una proteina essenziale per comprendere alcune patologie, tra cui la malattia di Alzheimer.
L’astrofisica Margherita Hack è stata la prima donna in Italia a dirigere un osservatorio astronomico, ovvero quello di Trieste. Ha lavorato moltissimo nella spettrografia stellare, e si è impegnata per rendere accessibile la sua materia, grazie a un’opera capillare di divulgazione.
Amalia Ercoli Finzi è una figura di riferimento assoluto nel panorama scientifico internazionale, essendo stata la prima donna italiana a laurearsi in Ingegneria Aeronautica nel 1962 presso il Politecnico di Milano. La sua carriera, lunga e costellata di successi, è indissolubilmente legata a missioni spaziali di portata storica: tra queste spicca il suo ruolo di Principal Investigator dello strumento SD2, il trapano perforatore installato sul lander Philae della missione Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Oltre ai risultati tecnici, la professoressa Ercoli Finzi ha dedicato decenni all’insegnamento e alla divulgazione scientifica, diventando un modello di riferimento per generazioni di giovani donne interessate alle discipline STEM.
Fabiola Gianotti è una delle più autorevoli fisiche contemporanee. Prima donna a guidare il CERN di Ginevra e prima Direttrice Generale a essere riconfermata per un secondo mandato, ha avuto un ruolo centrale nella scoperta del bosone di Higgs come spokesperson dell’esperimento ATLAS. Questo risultato ha confermato una delle più importanti previsioni del Modello Standard della fisica delle particelle. Oltre ai suoi contributi scientifici, Gianotti è una sostenitrice della cooperazione internazionale nella ricerca e della presenza femminile nelle discipline STEM.
Elena Cattaneo è una scienziata di rilievo internazionale e una delle principali esperte nello studio della malattia di Huntington. Il suo lavoro si è concentrato in particolare sui meccanismi della malattia e sul ruolo delle cellule staminali neurali, contribuendo in modo significativo allo sviluppo della ricerca in questo ambito. È senatrice a vita della Repubblica Italiana, nominata nel 2013 dal Presidente Giorgio Napolitano. È inoltre attiva nella divulgazione scientifica e nel dibattito pubblico sulla ricerca biomedica, promuovendo l’importanza del metodo scientifico e dell’approccio basato sulle evidenze.

Ipazia di Alessandria visse ad Alessandria d’Egitto tra il IV e il V secolo d.C. ed è considerata una delle più importanti figure intellettuali del tardo mondo antico. Fu matematica, astronoma e filosofa neoplatonica, attiva nell’insegnamento e nella trasmissione del sapere scientifico e filosofico della tradizione greca. Le fonti antiche la descrivono come una studiosa di grande autorevolezza, anche se molte delle sue opere non sono sopravvissute. Morì nel 415 d.C. in un contesto di tensioni politiche e religiose nella città di Alessandria, evento che ne ha reso la figura simbolo storico della libertà di pensiero.
Ada Lovelace approntò il primo algoritmo che sarebbe stato eseguito da una macchina: in altre parole è stata una pioniera dei computer. Sembra quasi impossibile: è vissuta nella prima metà del XIX secolo, un’epoca in cui questo tipo di macchine non erano ancora immaginabili.
Marie Curie è una delle figure più importanti della scienza moderna e la prima persona ad aver vinto due Premi Nobel in discipline scientifiche distinte: il Nobel per la Fisica nel 1903, condiviso con Pierre Curie e Henri Becquerel per gli studi sulla radioattività, e il Nobel per la Chimica nel 1911 per la scoperta del polonio e del radio e per l’isolamento di questi elementi. Il suo lavoro ha posto le basi della fisica nucleare e ha aperto nuovi sviluppi nella ricerca sulla materia e sulle sue trasformazioni. Durante la Prima guerra mondiale contribuì inoltre all’organizzazione delle unità mobili di radiologia, note come “Petites Curies”, che permisero di effettuare diagnosi tramite raggi X direttamente vicino ai campi di battaglia, migliorando in modo significativo la cura dei soldati feriti.
Attrice, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu autrice, insieme a George Antheil, di un’invenzione che agevolava i servizi segreti statunitensi contro i nazisti. L’invenzione di Hedy Lamarr si chiamava Frequency Hopping, ed è una forma primitiva di quello che sarebbe stato il wifi.
Rosalind Franklin è stata una delle protagoniste fondamentali della scoperta della struttura del DNA. Grazie al suo lavoro con la diffrazione dei raggi X e al perfezionamento delle tecniche di cristallografia, riuscì a ottenere immagini estremamente dettagliate della molecola del DNA, tra cui la celebre “Photo 51”. Questi dati fornirono informazioni decisive sulla sua forma elicoidale e sulle sue dimensioni, contribuendo in modo essenziale alla costruzione del modello a doppia elica proposto successivamente da James Watson e Francis Crick. Il suo contributo, a lungo sottovalutato, è oggi riconosciuto come cruciale nella storia della biologia molecolare.
È stata un’informatica rivoluzionaria: tra le scoperte di Grace Hopper ci sono l’invenzione del primo programma capace di tradurre in codice le istruzioni matematiche, il linguaggio Cobol e l’utilizzo del termine bug.
È stata una matematica e fisica in forza alla NASA: grazie ai calcoli delle traiettorie orbitali di Katherine Johnson, gli esseri umani sono stati in grado di raggiungere la Luna.

Jane Goodall è stata una delle più importanti etologhe del mondo contemporaneo. La sua fama è legata soprattutto al pionieristico studio degli scimpanzé nel loro habitat naturale, condotto a partire dagli anni ’60 nella foresta di Gombe, in Tanzania. Le sue ricerche hanno rivoluzionato la comprensione del comportamento dei primati, dimostrando la complessità sociale, emotiva e culturale degli scimpanzé e mettendo in discussione alcune precedenti distinzioni rigide tra esseri umani e animali.
Margaret Hamilton è considerata una pioniera dell’informatica moderna. Negli anni ’60 ha guidato il team del MIT che ha sviluppato il software di bordo del Apollo Guidance Computer per le missioni Apollo della NASA, contribuendo in modo decisivo alla sicurezza e al successo delle operazioni spaziali, incluso l’allunaggio dell’Apollo 11 nel 1969. Il suo lavoro introdusse soluzioni innovative nella programmazione dei sistemi critici, tra cui la gestione degli errori in tempo reale, che sono diventate fondamentali nello sviluppo del software moderno.
Oggi le donne Stem in Italia sono sempre di più. Tra i loro nomi figura quello dell’astronauta Samantha Cristoforetti, la prima donna in Europa a comandare la Stazione spaziale internazionale, sulla quale è stata più a lungo di tutti e tutte. C’è poi Cecilia Laschi, con i suoi progressi nel campo della robotica, così come la collega Maria Concetta Morrone. E ancora Raffaella Mulas, che ha totalmente cambiato in meglio l’approccio alla divulgazione della matematica.
A livello internazionale, e invece molto nota Frances Arnold, che ha vinto il premio Nobel per la chimica nel 2018, dopo aver creato la tecnica dell’evoluzione diretta degli enzimi. Senza dimenticare il ruolo di Gwynne Shotwell, che viene ritenuta la vera mente dietro SpaceX, e Fei-Fei Li, considerata la mamma dell’intelligenza artificiale. Chiudono quest’elenco Jennifer Doudna e Emmanuelle Carpentier, che hanno vinto il premio Nobel per la chimica nel 2020, dopo aver scoperto una tecnologia di modifica del genoma.

Vorrei vivere in un incubo di David Lynch. #betweentwoworlds
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