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Ada Lovelace, l"incantatrice di numeri" cui dobbiamo ciò che ci circonda

Augusta Ada Byron, meglio nota come Ada Lovelace, fu una matematica inglese: grazie al suo lavoro anticipò i principi organizzativi del calcolo automatico moderno

“Il mio cervello non è qualcosa di meramente mortale, ma sarà il tempo a dimostrarlo”. Con queste parole, affidate a una lettera, Ada Lovelace anticipava quello che il mondo avrebbe scoperto solo nel secolo successivo. La sua storia è oggi celebrata e raccontata da biografie, come Il computer dimenticato, che ha delineato il suo lavoro con Charles Babbage scienziato proto-informatico e filosofo che per primo ebbe l’idea di un calcolatore programmabile. Lui inventò la macchina analitica, antesignana del moderno computer, mentre lei anticipò i concetti propri dell’information technology, diventando di fatto la prima programmatrice della storia.

Augusta Ada Byron, nata a Londra il 10 dicembre 1815 e conosciuta da tutti come Ada Lovelace, era figlia del poeta romantico Lord Byron e di Anne Isabelle Milbanke, nobildonna, mecenate e matematica. Dopo un solo mese dalla nascita della figlia, la coppia si lasciò e quattro mesi più tardi Byron lasciò l’Inghilterra, senza più far ritorno in patria.

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La piccola crebbe così solo con la madre, in un clima intriso di cultura e sapere, divisa tra sentimento e ragione, tra poesia e matematica, tra la malattia e un’energia incontrollabile. Lady Byron non voleva che sua figlia diventasse come il padre, quindi le fece studiare prevalentemente matematica e musica, discipline che secondo lei non la mettevano a rischio di pericolose tendenze poetiche. Ma non bastò.

Nel 1828, a soli 13 anni, Ada Lovelace, realizzò il progetto per una macchina volante: era la scienza che dava le ali alla sua fantasia di adolescente, cresciuta all’ombra di un “mostro sacro” mai incontrato. A 17 anni ebbe il privilegio di studiare con Mary Somerville, illustre matematica del tempo, che la incoraggiò a continuare il suo percorso, ma avvicinandola a una dimensione più filosofica.

Ada e la madre, ben inserite nell’élite londinese, erano circondate da uomini che spendevano fortune per inseguire le loro passioni, come la botanica, la geologia o l’astronomia. Le donne, invece, raramente potevano occuparsi di simili materie o venivano incoraggiate a farlo. Nella grande folla di indaffarati gentleman, tuttavia, c’era anche Charles Babbage, professore di matematica a Cambridge.

Ada e Charles si conobbero nel 1833, quando lei aveva solo 17 anni e lui 42, e iniziarono subito un fitto carteggio. Le loro lettere spaziavano in un’infinita gamma di argomenti, dalla logica alla filosofia. C’era affinità elettiva, tra di loro, ma non amore: nel 1835 Ada sposò infatti William King-Noel, conte di Lovelace, con cui ebbe tre figli. Le corrispondenza con Babbage, nel frattempo, proseguiva proficuamente, tanto che nel 1943 lui la soprannominò Enchantress of Numbers, come ricordato dalla biografia di Betty Alexandra Toole.

Dimentica questo mondo e tutti i suoi guai e, se è possibile, con tutti i suoi numerosissimi ciarlatani – ogni cosa insomma, tranne l’Incantatrice dei Numeri.

Nel 1842 Charles Babbage fu invitato a tenere un seminario sulla sua macchina analitica presso l’Università di Torino. Il suo intervento colpì Luigi Federico Menabrea, giovane ingegnere italiano e futuro primo ministro del Regno d’Italia, che nello stesso anno pubblicò un articolo sul progetto. Babbage chiese ad Ada Lovelace di tradurlo in inglese e di aggiungere eventuali note: dalle venti pagine iniziali, diventarono cinquanta.

Ada descrisse la macchina come uno strumento programmabile, anticipando di fatto il concetto di intelligenza artificiale. Credeva che la macchina sarebbe stata di fondamentale importanza per la scienza, e fu proprio così. Di fatto, grazie alle sue note aveva immaginato il software: in particolare, descrisse un algoritmo per calcolare i numeri di Bernoulli, che oggi viene generalmente riconosciuto come il primo programma informatico della storia.

La vita di Ada Lovelace si fermò purtroppo a soli 36 anni, il 27 novembre 1852. Malata di cancro all’utero, si era sottoposta a salassi, che peggiorarono la situazione. Durante la malattia, sua madre si adoperò per tenerla lontana dagli amici e dalle sue passioni. Persino il marito la lasciò, in seguito a una confidenza di cui ancora oggi non conosciamo la natura. Oggi, però, viene ricordata da scienziati e matematici, che la celebrano ogni ottobre durante l’Ada Lovelace Day.

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