Elvira Banotti: vita, giornalismo e femminismo militante

Non solo le polemiche con Indro Montanelli o Tinto Brass: Elvira Banotti è passata da un cambio d'epoca al Manifesto di Rivolta femminile, fino a tanti articoli e due libri. Questa è la sua storia.

Una delle femministe italiane più celebri è probabilmente Elvira Banotti, non solo per il Manifesto di Rivolta femminile di cui fu co-autrice, ma soprattutto per una polemica consumata in tv con il giornalista Indro Montanelli. Ma nella sua storia c’è molto di più.

Chi era Elvira Banotti: la biografia

Elvira Banotti nasce ad Asmara, nell’Eritrea italiana. È la seconda dei sei figli nati dal matrimonio tra Alessandro Banotti ed Elena Vecchia. Uno dei nonni di Banotti si era trasferito in Eritrea alla fine dell’Ottocento per la costruzione della ferrovia e aveva sposato un’eritrea. Durante la giovinezza la piccola Elvira studia nelle scuole governative per poi iniziare a lavorare a 14 anni. A 20 viene assunta al consolato di Asmara e nel 1960 viene trasferita in quello di Addis Abeba.

Un anno più tardi si iscrive alla facoltà di giurisprudenza all’Università Comboniana “Nigrizia” di Asmara – un istituto di impostazione cattolica.

Nel 1962 si trasferisce con la famiglia a Roma, dove si occupa della rassegna stampa quotidiana al Ministero degli Esteri. È in Italia però che ha inizio il suo attivismo, dapprima con la fondazione del collettivo Città sessuale e poi con il Manifesto di Rivolta femminile del 1970, con cui Banotti, insieme a Carla Lonzi e Carla Accardi. Lo scritto, che era un vero e proprio manifesto – che faceva capo a una rivista femminista – per l’emancipazione e l’empowerment femminile.

Oltre a esercitare l’attivismo in diverse forme, Banotti ha scritto nel tempo diversi articoli, confluendo poi nella testata Il Foglio, all’interno del quale entrava spesso in polemica con il direttore Giuliana Ferrara. L’autrice e attivista si è spenta a Lavinio nel 2014.

Libri e attivismo di Elvira Banotti

Elvira Banotti è stata autrice di due libri, oltre che di numerosi articoli nel tempo. Il primo volume fu oggetto di numerose critiche, ma è fondamentale per comprendere il suo attivismo. Nel 1971 pubblica infatti La sfida femminile – Maternità e aborto, che raccoglieva le esperienze di un gruppo di donne sull’interruzione di gravidanza. Da qui scaturisce un approfondimento sulla libertà di scelta e sulla necessità storica di una legge che la permetta. Molti anni dopo, nel 2011, Banotti pubblica anche un’autobiografia dal titolo Una ragazza speciale.

Le controversie celebri

Di Elvira Banotti sono quindi note attraverso i suoi scritti le posizioni sull’aborto. Tuttavia l’attivista ha espresso opinioni molto decise, nel tempo, contro gli omosessuali e contro la religione cattolica. Con altre femministe costituì infatti il Tribunale 8 marzo, per manifestare la sua opposizione alla Chiesa, cosa che le costò un processo per vilipendio alla religione.

Con Indro Montanelli

È probabilmente la controversia più celebre di Banotti. Nel 1969, la trasmissione Rai L’ora della verità intervista il giornalista Indro Montanelli, che fornisce una propria narrazione sulla pratica del madamato. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Montanelli era volontario nell’Eritrea colonizzata dagli italiani e sposò – o comprò, per sua stessa ammissione, dal padre – una dodicenne locale che sarebbe diventata sua sposa. All’epoca Montanelli aveva 26 anni e per Banotti rappresentava peraltro un esponente del colonialismo.

In studio, tra le altre ospiti, c’era anche Banotti, che sottolineò con decisione al giornalista che faceva apologia di se stesso, affermando che in Africa si usava così: “In Europa si direbbe che lei ha violentato una bambina di 12 anni, quali differenze crede che esistano di tipo biologico o psicologico in una bambina africana?”. Le domande di Banotti a Montanelli sono storia. E un esempio per i posteri.

Con Tinto Brass

Banotti ha intrapreso negli anni del suo attivismo una crociata contro la pornografia e contro la prostituzione. Nei primi anni ’70, durante una manifestazione a Napoli per l’abolizione della legge Merlin (con cui alla fine degli anni ’50 erano state messe al bando le “case chiuse”), Banotti avrebbe rovesciato sulla testa del regista Tinto Brass, noto regista di film vietati ai minori, una cesta piena di ghiande per protesta.

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