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Galleria: L’unico femminismo possibile è quello di Fabiola Gianotti

L'unico femminismo possibile è quello di Fabiola Gianotti

La vita e la carriera di Fabiola Gianotti, direttrice del CERN: tra musica classica e fisica, la storia di una donna riservata che ha saputo conquistare il suo posto al sole grazie alla determinazione e allo studio

“La conoscenza è un cammino senza fine. Possono privarci del lavoro, dello stipendio, della casa ma nessuno può portarci via il nostro cervello”. Parola di Fabiola Gianotti, direttrice del CERN di Ginevra. In tempi in cui il femminismo è “tornato di moda”, è a donne come lei che dovremmo guardare. La Gianotti, che è arrivata dove fino a pochi decenni fa una donna non avrebbe nemmeno potuto sognare di giungere, è una donna speciale per tanti motivi.

Perché siamo in un tempo in cui (giustamente) si riversano fiumi di inchiostro digitale riguardo tematiche come parità, sessismo, femminismo e valore delle donne. In questo marasma di parole però a volte c’è il rischio di perdersi, di cadere in ragionamenti filosofeggianti che pian piano si distaccano dalla realtà, o che, nel tentativo vano di destreggiarsi tra uno stereotipo e un “politicamente corretto” si finisca per accartocciarsi su se stessi, perdendo il filo del discorso. Per questo l’esempio di Fabiola è una ventata d’aria fresca. Lei, da buona scienziata, porta fatti. Non proclami, non pregiudizi. Solo la sua storia personale, che senza clamori parla con limpidezza di diritti conquistati, di meritocrazia e sì: di vero femminismo.

Tra i suoi pregi c’è anche quello di riuscire ad avvicinare al mondo della fisica anche le persone comuni e forse tante ragazze che un giorno, come lei, potranno davvero conquistare il mondo grazie alla loro testa. Intervistata tempo fa da Repubblica, ha detto di sentirsi ancora “come una bambina in un negozio di dolci” all’interno del CERN, l’organizzazione europea per la ricerca nucleare, in cui lavorano migliaia di scienziati di cento nazionalità differenti. Giovani ricercatori e studenti di ogni nazione ed età che guardano a Fabiola Gianotti come punto di riferimento. Il suo lavoro, però, non è fatto solo di disciplina.

Da bambina mi piaceva modellare il pongo, oggi mi piace costruire rivelatori. Avverto il bisogno fisico di essere vicino alla sperimentazione. […] Nella scienza come in cucina ci vogliono regole matematiche e rigore. La termodinamica, la fluidodinamica… Ma ci vogliono anche creatività e fantasia. Un soufflé non riesce se la temperatura del forno e la durata della cottura non sono precise, ma seguire una ricetta in maniera pedissequa non è per nulla interessante.

Appassionata di musica e di arte, Fabiola Gianotti non trova così distante la sua professione e quella dell’artista.

Lo scienziato deve essere capace di sognare. Ho sempre pensato che il mestiere del fisico si avvicini a quello dell’artista perché la sua intelligenza deve andare al di là della realtà che ha ogni giorno davanti agli occhi. Credo che la musica e la pittura siano le arti più prossime alla fisica.

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