Chi era Anna Maria Mozzoni, pioniera del femminismo in Italia

Chi era Anna Maria Mozzoni, pioniera del femminismo che nel XIX secolo si è battuta per l'emancipazione femminile: la sua storia passa per decenni di storia italiana.

Prima delle lotte per il divorzio e la libera scelta. Prima del suffragio universale. Prima di Anna Kuliscioff, con la quale peraltro attivò un profondo dialogo politico, in Italia c’era lei: Anna Maria Mozzoni, pioniera del femminismo. Scopriamo di più sulla sua vita scorrendo la sua biografia, approfondiamo il suo pensiero politico e i suoi pensieri che appaiono – ancora oggi – più attuali che mai.

La biografia Anna Maria Mozzoni

Chi è Anna Maria Mozzoni? Classe 1837, la pioniera dell’attivismo femminile nasce a Milano all’interno di una famiglia gentilizia. Il padre Giuseppe era un fisico e matematico che possedeva terreni a Rescaldina, dove la giovane Anna Maria trascorse l’infanzia, mentre la madre Delfina Piantanida apparteneva all’alta borghesia milanese e possedeva terreni a Cuggiono. Aveva dei fratelli maschi, e la famiglia diede loro priorità per finanziarne gli studi e Anna Maria finì per frequentare nel 1842 il collegio delle “fanciulle nobili e povere” di Milano: qui terminò gli studi di base nel 1851 con un forte rigetto per le idee apprese in ambiente filoclericale – era un istituto retto da suore.

D’altra parte in casa sua, a parte la priorità nello studio maschile, Mozzoni poteva fruire una cultura ampia e di larghe vedute, tra i libri degli illuministi francesi, opere di Mazzini, Parini e Porta. Il padre Giuseppe si dedicava con lei a sedute spiritiche e prove sperimentali dell’esistenza di Dio, che in realtà ebbero l’effetto di forgiarne una personalità apertamente anticlericale e laica. Con la madre Delfina, che credeva che esistessero forti pregiudizi nei confronti del libero pensiero femminile, le cose erano molto diverse: per questo Anna Maria si legò molto a lei e ai suoi insegnamenti.

Nella seconda metà del XIX scrive libri e articoli, partecipa a convegni, è molto attiva in politica. Insegna filosofia morale in un liceo femminile di Milano. Sul fronte della vita privata, si sposa con il conte Malatesta Covo Simone, più giovane di lei e che non vuole riconoscere la figlia Bice: per questo si separano dopo solo 7 anni, con grossi strascichi giudiziari. Sempre in questo periodo, Mozzoni riceve incarichi nel ministero della pubblica istruzione con il ministro Francesco de Sanctis.

Il pensiero politico di Anna Maria Mozzoni

Azioni, libri e articoli: il pensiero di Mozzoni si esplica nelle sue opere. Il primo libro viene pubblicato nel 1864, si tratta de La donna e i suoi rapporti sociali, in cui contesta l’idea di Mazzini sul ruolo delle donne in casa e di Proudhon che sosteneva l’inferiorità femminile. Tuttavia, per Mozzoni le donne non sono ancora mature per il suffragio e quindi per il voto, ma solo a causa dei retaggi e dei pregiudizi che le hanno avvolte per “sessanta secoli”. Tuttavia nel 1877 e nel 1908 la pioniera del femminismo avrebbe presentato in parlamento due mozioni per ottenere il suffragio universale.

La sua scrittura è permeata della parabola rinascimentale, di illuminismo e di laicismo: da La donna in faccia al progetto del nuovo Codice civile italiano del 1865 con cui appoggia la riforma che introduceva il matrimonio civile, a Un passo avanti nella cultura femminile del 1866 con cui sostiene l’insegnamento delle lingue straniere, delle scienze e della storia della condizione femminile nel mondo per tutti e per tutte. Successivamente avrebbe scritto in Dei diritti delle donne:

Negare alla donna una completa riforma nella sua educazione, negarle più ampii confini alla istruzione, negarle un lavoro, negarle una esistenza nella città, una vita nella nazione, una importanza nella opinione non è ormai più cosa possibile; e gli interessi ostili al suo risorgimento potranno bensì ritardarlo con una lotta ingenerosa, ma non mai impedirlo.

La sua posizione a difesa delle donne è chiara, tanto che nel 1877 viene invitata a partecipare al congresso di Ginevra per l’abolizione delle norme sulla prostituzione e l’anno dopo al congresso internazionale per i diritti delle donne a Parigi. Nel 1879 fonda poi a Milano la Lega promotrice degli interessi femminili.

Dopo il 1892 e quindi dopo la prima Internazionale socialista, Mozzoni si avvicina al movimento e in particolare ad Anna Kulsicioff, per cui inizia una collaborazione con la rivista Critica sociale. Ma ben presto rompe i rapporti con la collega socialista e con il socialismo in generale, per il sostegno alle leggi speciali sul lavoro femminile: sono qualcosa che Mozzoni non può accettare, la parità dei generi nell’occupazione è per lei fondamentale.

All’avvento della Prima Guerra Mondiale nel 1914 esprime un parere interventista: secondo alcuni è un controsenso, tuttavia per Mozzoni quel conflitto rappresenta un naturale compimento del processo risorgimentale, una posizione che, con il senno di poi, sarebbe stata accolta dagli storiografi contemporanei. Muore a Roma nel 1920.

Perché alcuni suoi pensieri sono validi ancora oggi

Una delle citazioni più celebri di Mozzoni ci racconta che già in lei fosse presente una certa idea di intersezionalità:

Che fa la penna in mano a una donna se non serve alla sua causa, come a quella di tutti gli oppressi?

E in effetti nel 1885 si batte contro il trattamento disumano che è riservato in carcere all’anarchico Giovanni Passannante, peraltro condannato alla pena di morte per aver cercato di assassinare Umberto I. Mozzoni e i suoi sodali ottengono che venga dichiarato insano di mente e trasferito in manicomio, dove il suo trattamento migliora considerevolmente. Ma il punto sulle donne, in particolare sulle giovani donne, resta una priorità in lei, tanto che nel 1884, nel pamphlet Alle fanciulle, scrive:

Per te, o donna del popolo, che cosa è la patria? È il gendarme che viene a prendere tuo figlio per farlo soldato, è l’esattore che estorce la tassa del fuocatico dal tuo focolare quasi sempre spento, è la guardia daziaria che ti fruga addosso per assicurarsi che tu non abbia risparmiato qualche soldo sul pane sudato per i tuoi figli, è il lenone e la megera che, protetti dal governo, inseguono la tua figlia per trarla nelle loro reti, è la guardia di questura che la trascina all’ufficio sanitario, è il postribolo patentato che la ingoia, è la prigione, il sifilocomio, il patibolo, … è la legge che dà i tuoi figli in proprietà a tuo marito e che dichiara te stessa schiava e serva di lui. Delle glorie di questa patria, delle sue gioie, dei suoi beni, dei suoi favori neppure uno arriva fino a te.

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