
Donne nelle discipline STEM: oltre il divario di genere per superare gli stereotipi
Quali sono gli stereotipi da superare quando si parla di donne nelle discipline Stem: i falsi miti che ci accompagnano, anche a causa dell'effetto Matilda.

Quali sono gli stereotipi da superare quando si parla di donne nelle discipline Stem: i falsi miti che ci accompagnano, anche a causa dell'effetto Matilda.

STEM è l’acrononimo di Science, Technology, Engineering, and Mathematics (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), e quindi le donne Stem sono quelle donne che, per lavoro, si occupano di scienza e tecnica nel senso più ampio del termine, e quindi svolgono delle professioni che tradizionalmente e storicamente sono una “prerogativa” maschile e che ancora oggi, in maniera pregiudizievole, non sono ancora associati al genere femminile.
Un quadro che si riflette anche sulla nostra lingua: fisica, ingegnera, medica e architetta sono tra quei termini declinati al femminile che alcuni non accettano ancora, benché filologicamente più che corretti.
Probabilmente la prima donna Stem celebre della storia è stata Ipazia di Alessandria, matematica e astronoma vissuta tra il 355 e il 415. Nell’800 ci fu Ada Lovelace, creatrice del primo algoritmo. Ma è sicuramente il Novecento che ci ha restituito un numero maggiore di donne Stem rispetto al passato: da Marie Curie, due volte Premio Nobel per la fisica e per la chimica, a Hedy Lamarr, anche lei come Bialik attrice e scienziata cui si devono gli studi che avrebbero portato all’invenzione del Wi-fi.
E poi l’informatica Grace Hopper, la matematica Katherine Johnson, Rita Levi Montalcini, Margherita Hack e tantissime altre. Purtroppo questi esempi non sono bastati e non bastano ancora a dimostrare l’uguaglianza di genere nella scienza e nella tecnica.

Uno dei fenomeni che forse descrive meglio e riassume il clima di pregiudizio che da sempre accompagna le donne nella scienza è il cosiddetto effetto Matilda, che prende il nome di una filosofa e suffragetta, Matilda Joslyn Gage, che per prima attestò come spesso i traguardi delle donne siano attribuiti parzialmente o totalmente a un uomo – spesso il marito, il fidanzato, il compagno. Lo notiamo anche oggi nel linguaggio, quando una donna famosa viene ancora descritta come “figlia di”, “madre di”, “moglie di”, a volte perfino “amante di”, quando in realtà la sua celebrità deriva dalla propria storia personale e non da un legame maschile.
Tra le donne Stem che purtroppo risentirono dell’effetto Matilda ci sono Alice Augusta Ball, che mise a punto un trattamento per la lebbra, Rosalind Franklin, che gettò le basi per lo studio del Dna, Nettie Stevens, pioniera di studi genetici, Marietta Blau, che studiò i raggi cosmici, Jocelyn Ball, che scoprì la prima pulsar.
I successi di queste donne furono attribuiti a uomini, altri ricercatori, molto spesso con cui avevano un legame sentimentale. Come Mileva Marić, moglie di Albert Einstein che ebbe un ruolo importante nel giungere alla teoria della relatività.
Se i laboratori e le aziende tech faticano a riempirsi di donne, è anche “colpa” dell’immaginario pop. Per decenni i media hanno raccontato le discipline STEM attraverso la “lente” del divario di genere: da un lato l’uomo scienziato, genio ribelle o eccentrico; dall’altro la donna di scienza, ritratta come un’eccezione asettica, priva di tridimensionalità o, peggio, confinata al ruolo di spalla.
Questa narrazione bidimensionale non è innocua: priva le giovani di modelli in cui immedesimarsi, contribuendo così a trasformare la scienza in un territorio alieno o – peggio – pensato esclusivamente per l’universo maschile. Cambiare il modo in cui i media dipingono le scienziate – mostrandole complesse, ambiziose, fallibili e umane – non è quindi un vezzo da sceneggiatori, ma uno dei tanti passi necessari a decostruire il divario di genere a livello di percezione mediatica. Anche un semplice film può fare la differenza.

Quando si parla di donne Stem, la battaglia per la parità è ancora molto lunga. Sono infatti molti i pregiudizi da combattere sulle donne che si avvicinano (o operano) nell’ambito scientifico. Qui sotto elenchiamo alcuni di questi stereotipi, smontandoli uno a uno.
La verità è che per secoli a donne, bambine e ragazze è stata preclusa l’istruzione. Le persone di genere femminile sono state destinate a determinati ruoli precostituiti. Forse arriverà un giorno in cui le cose cambieranno e questi stereotipi non avranno più ragion d’essere, ma la strada da fare è ancora tanta. Nel frattempo, possiamo incoraggiare bambine e ragazze ad appassionarsi alla scienza, mostrando loro che un altro mondo è possibile.

Vorrei vivere in un incubo di David Lynch. #betweentwoworlds
Cosa ne pensi?