Donne nelle discipline STEM: oltre il divario di genere per superare gli stereotipi

Quali sono gli stereotipi da superare quando si parla di donne nelle discipline Stem: i falsi miti che ci accompagnano, anche a causa dell'effetto Matilda.

“Colgo l’occasione per dire a tutte le ragazze là fuori che sognano la scienza come professione: fatelo, è il miglior lavoro del mondo e se qualcuno vi dice che non potete, non ascoltatelo”. Diceva questo nel discorso di ringraziamento per il Premio Nobel per la Fisica Amy Farrah Fawler, il personaggio fictional interpretato da Mayim Bialik in The Big Bang Theory. Un personaggio molto sentito quello di Bialik, che in effetti corrispondeva a parti della sua personalità: nella vita reale è una neuroscienziata e il suo QI è di 160. E’ un’attrice ma anche una tra le tantissime donne nelle discipline Stem. Spesso si sente parlare di questo acronimo associato al mondo femminile. Ma qual è nel dettaglio il significato di donne Stem? In questo articolo approfondiamo questo concetto, ma scopriremo anche quali sono ancora i tanti pregiudizi che limitano l’accesso delle donne a questo universo.

Chi sono le donne Stem: significato del termine

STEM è l’acrononimo di Science, Technology, Engineering, and Mathematics (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), e quindi le donne Stem sono quelle donne che, per lavoro, si occupano di scienza e tecnica nel senso più ampio del termine, e quindi svolgono delle professioni che tradizionalmente e storicamente sono una “prerogativa” maschile e che ancora oggi, in maniera pregiudizievole, non sono ancora associati al genere femminile.

Un quadro che si riflette anche sulla nostra lingua: fisica, ingegnera, medica e architetta sono tra quei termini declinati al femminile che alcuni non accettano ancora, benché filologicamente più che corretti.

Donne Stem nella storia

Probabilmente la prima donna Stem celebre della storia è stata Ipazia di Alessandria, matematica e astronoma vissuta tra il 355 e il 415. Nell’800 ci fu Ada Lovelace, creatrice del primo algoritmo. Ma è sicuramente il Novecento che ci ha restituito un numero maggiore di donne Stem rispetto al passato: da Marie Curie, due volte Premio Nobel per la fisica e per la chimica, a Hedy Lamarr, anche lei come Bialik attrice e scienziata cui si devono gli studi che avrebbero portato all’invenzione del Wi-fi.

E poi l’informatica Grace Hopper, la matematica Katherine Johnson, Rita Levi Montalcini, Margherita Hack e tantissime altre. Purtroppo questi esempi non sono bastati e non bastano ancora a dimostrare l’uguaglianza di genere nella scienza e nella tecnica.

L’effetto Matilda

Uno dei fenomeni che forse descrive meglio e riassume il clima di pregiudizio che da sempre accompagna le donne nella scienza è il cosiddetto effetto Matilda, che prende il nome di una filosofa e suffragetta, Matilda Joslyn Gage, che per prima attestò come spesso i traguardi delle donne siano attribuiti parzialmente o totalmente a un uomo – spesso il marito, il fidanzato, il compagno. Lo notiamo anche oggi nel linguaggio, quando una donna famosa viene ancora descritta come “figlia di”, “madre di”, “moglie di”, a volte perfino “amante di”, quando in realtà la sua celebrità deriva dalla propria storia personale e non da un legame maschile.

Tra le donne Stem che purtroppo risentirono dell’effetto Matilda ci sono Alice Augusta Ball, che mise a punto un trattamento per la lebbra, Rosalind Franklin, che gettò le basi per lo studio del Dna, Nettie Stevens, pioniera di studi genetici, Marietta Blau, che studiò i raggi cosmici, Jocelyn Ball, che scoprì la prima pulsar.

I successi di queste donne furono attribuiti a uomini, altri ricercatori, molto spesso con cui avevano un legame sentimentale. Come Mileva Marić, moglie di Albert Einstein che ebbe un ruolo importante nel giungere alla teoria della relatività.

Donne Stem e raffigurazione nei media

Se i laboratori e le aziende tech faticano a riempirsi di donne, è anche “colpa” dell’immaginario pop. Per decenni i media hanno raccontato le discipline STEM attraverso la “lente” del divario di genere:  da un lato l’uomo scienziato, genio ribelle o eccentrico; dall’altro la donna di scienza, ritratta come un’eccezione asettica, priva di tridimensionalità o, peggio, confinata al ruolo di spalla.

Questa narrazione bidimensionale non è innocua: priva le giovani di modelli in cui immedesimarsi, contribuendo così a trasformare la scienza in un territorio alieno o – peggio – pensato esclusivamente per l’universo maschile. Cambiare il modo in cui i media dipingono le scienziate – mostrandole complesse, ambiziose, fallibili e umane – non è quindi un vezzo da sceneggiatori, ma uno dei tanti passi necessari a decostruire il divario di genere a livello di percezione mediatica. Anche un semplice film può fare la differenza.

Gli stereotipi da combattere

Quando si parla di donne Stem, la battaglia per la parità è ancora molto lunga. Sono infatti molti i pregiudizi da combattere sulle donne che si avvicinano (o operano) nell’ambito scientifico. Qui sotto elenchiamo alcuni di questi stereotipi, smontandoli uno a uno.

  • Le donne non sono portate nelle materie scientifiche: falso
    Spesso non hanno ricevuto lo stesso incoraggiamento, o magari per quel pudore atavico che ci viene insegnato a torto, manteniamo un profilo basso, che ci impedisce di mostrare il nostro talento.
  • Le donne non hanno capacità di astrazione e management: falso
    Perfino quando le donne venivano confinate solo in ruoli casalinghi dovevano amministrare denaro, molto spesso poco, e sviluppare doti di pianificazione e sguardo d’insieme, oltre che attenzione ai dettagli.
  • Le donne hanno un cervello più piccolo: falsissimo
    Tanto più che non sono i centimetri cubici di materia grigia a costruire un’intelligenza. Purtroppo questo pregiudizio ha fatto parte per secoli anche della storia dei Paesi più sviluppati, tuttavia è presente ancora oggi in alcuni Paesi in via di sviluppo.

La verità è che per secoli a donne, bambine e ragazze è stata preclusa l’istruzione. Le persone di genere femminile sono state destinate a determinati ruoli precostituiti. Forse arriverà un giorno in cui le cose cambieranno e questi stereotipi non avranno più ragion d’essere, ma la strada da fare è ancora tanta. Nel frattempo, possiamo incoraggiare bambine e ragazze ad appassionarsi alla scienza, mostrando loro che un altro mondo è possibile.

La discussione continua nel gruppo privato!
Seguici anche su Google News!