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Le volte in cui sei colpevole di abilismo anche senza rendertene conto

Alimentare tabù e stereotipi rientra, a pieno titolo, tra le tendenze tipiche dell'abilismo. Per sconfiggerlo basterebbe andare oltre, smettendo di vedere nella persona diversamente abile soltanto la disabilità, e cercando di non trarre conclusioni affrettate.
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Fonte: iStock

Un insieme, molto ampio, di espressioni, abitudini e atteggiamenti che incentivano stereotipi, tabù e discriminazioni: l’abilismo si manifesta proprio così, determinando conseguenze negative e dando vita a situazioni spiacevoli.

Abilismo: cos’è?

L’abilismo consiste nella discriminazione nei confronti di persone diversamente abili. In linea generale, l’abilismo si riconduce anche al presupporre che tutti siano dotati di un corpo abile. Tale tendenza è costituita da un insieme di atteggiamenti che vanno a sottovalutare le capacità di una persona diversamente abile. Molto spesso, si esplicita attraverso un’oppressione che, in modo più o meno diretto, si palesa, lasciando spazio a giudizi e pregiudizi che portano le persone destinatarie di questi comportamenti a cercare di mascherare, celare e minimizzare la propria disabilità.

Insomma, l’abilismo è qualcosa di dannoso e ingiusto, che può comportare conseguenze spiacevoli, soprattutto se radicato in abitudini e comportamenti del quotidiano o, comunque, sempre più frequenti.

Come si manifesta l’abilismo nelle abitudini?

L’abilismo si manifesta principalmente in atteggiamenti ricorrenti nella vita di tutti i giorni che vanno a intaccare le abitudini di una o più persone. Il linguaggio, come vedremo nel paragrafo seguente, è ricco di esempi in tal senso. Ma non solo. Anche idee e modi di pensare lo sono. Basti pensare alla tendenza a far notare casi di discriminazione verso le persone diversamente abili. O, ancora, considerare una persona diversamente abile coraggiosa perché affronta situazioni del quotidiano e normalissime. E tendere a storcere il naso su questioni importanti, che non andrebbero sottovalutate, come l’assistenza sessuale nel campo della disabilità. Infatti, il sesso per disabili è un tabù da sconfiggere.

Queste e altre idee e pratiche rientrano nei pensieri tipici concernenti l’abilismo.

Come si manifesta l’abilismo nel linguaggio?

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Fonte: iStock

L’abilismo può esplicitarsi anche attraverso il linguaggio, ovvero mediante l’utilizzo di metafore negative che vanno a incentivare il pensiero che individua le persone con disabilità come soggetti inferiori. Il cosiddetto linguaggio abilista, dunque, incentiva la visione stereotipata circa la vita e le capacità delle persone diversamente abili.

Spesso, magari anche per abitudine e in maniera non consapevole, si tende a usare espressioni che si collegano a forme di disabilità e che possono avere una connotazione offensiva. L’utilizzo di determinate espressioni può realizzarsi in più contesti: lavorativo, scolastico, professionale, confidenziale, e così via.

Ad esempio la frase “Ma sei sordo?” pronunciata per richiamare l’attenzione di una persona che non ha ben compreso una richiesta o è stata disattenta, si colloca a pieno titolo all’interno del linguaggio abilista.

Sei pensieri e atteggiamenti tipici dell’abilismo

1. Sottovalutare l’abilismo

Quando si cerca di far notare l’abilismo presente in affermazioni o comportamenti, dall’altra parte manca una vera e propria propensione all’ascolto. Si tende, pertanto, a non dare il giusto peso a questa forma di discriminazione, molto probabilmente per la mancanza di una giusta informazione circa il fenomeno in esame, nonché verso tutto ciò che concerne le persone diversamente abili.

2. Ricorrere al tone policing

Consiste nella richiesta di moderare i toni attraverso espressioni che invitano a calmarsi. Il tone policing è maggiormente diffuso nei confronti dei soggetti che fanno notare delle discriminazioni contro le persone diversamente abili.

3. Considerare coraggiosa una persona con disabilità

Rientra tra gli atteggiamenti abilisti considerare degna di ammirazione e coraggiosa una persona diversamente abile che compie azioni normalissime, come lavorare, frequentare l’università, uscire con gli amici.

4. Utilizzare metafore che coinvolgono disabilità

Il linguaggio abilista presenta una serie di espressioni e metafore, con connotazione negativa, che utilizzano la disabilità come termine di confronto e paragone. Ad esempio quando si dà del malato mentale a una persona perché non è d’accordo con noi oppure ha un modo di pensare più originale, non si fa altro che stereotipare ulteriormente la malattia mentale e, soprattutto, usare con molta superficialità e leggerezza espressioni di questo tipo, senza aver rispetto per chi è realmente affetto da patologie inerenti la sfera mentale.

5. Vedere solo la disabilità

Il linguaggio abilista e, in generale, l’abilismo portano ad alimentare la tendenza a vedere nella persona diversamente abile solo la disabilità, senza andare oltre. Senza interessarsi, dunque, alle reali capacità della persona e a quello che la stessa può offrire.

6. Alimentare tabù e stereotipi

Come evidenziato dalla blogger Valentina Tomirotti, intervistata da PasionariaL’assistenza sessuale va associata al mondo della disabilità senza vederne l’unica strada possibile per placare pulsioni o arrivare ad avere un rapporto” e, soprattutto, occorrerebbe “Smettere di indicare l’assistenza sessuale come unica via d’uscita per sperimentare il sesso, non fa bene a noi e alimenta nella società il tabù: se sei disabile non puoi ambire ad avere rapporti fisici”.

Insomma, sarebbe giusto liberarsi dalla “chiusura mentale”, non trarre conclusioni affrettate e, al tempo stesso, restare lontani dagli stereotipi e da atteggiamenti ed espressioni che li alimentano.

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