Eteronormatività: cos'è e perché è un falso mito - Roba da Donne

Eteronormatività: il falso mito. Perché "normale" non è eterosessuale

L'eteronormatività esiste come retaggio e pregiudizio, ma deve essere superata: ecco in cosa consiste e in cosa si concretizza nella vita quotidiana.

C’è un nome per quella convinzione per cui le sole coppie possano essere etero e la sola identità sessuale sia quella cisgender: si chiama eteronormatività. Si iniziò a usare questo termine dagli anni ’80, quando Gayle Rubin e Adrienne Rich scrissero dei saggi su concetti come eterosessualità obbligatoria e sistema di genere sessuale.

Ogni persona queer – ha scritto Michael Werner nel suo Introduction: Fear of a Queer Planet – che arriva a una comprensione di sé, sa in un modo o nell’altro che la sua stigmatizzazione è collegata al genere. […] Essere queer […] significa essere in grado, in un modo più o meno articolato, di sfidare la comprensione comune della cosa.

Eteronormatività: cosa significa?

Eteronormatività
Fonte: I segreti di Brokeback Mountain

Si tratta di una parola composta da «etero-» che vuol dire «altro, diverso» e «-normatività» che è relativo a ciò che ha valore di norma, quindi consueto e ordinario. Così l’eteronormatività indica la convinzione che tutto ciò che non incarna il modello uomo-donna sia insolito e anormale.

Eteronormatività nel quotidiano: come si manifesta

Il primo effetto dell’eteronormatività è la discriminazione. Può succedere attraverso piccole cose, magari un concorso dedicato solo a coppie etero e che esclude tutte le altre. Può avere dei risvolti più importanti.

Facciamo un esempio calato nella situazione delle leggi italiane: le coppie omosessuali non possono essere in condizione di adottare un bambino – salvo casi limite, come quello di Luca Trapanese, che, però ricordiamo, all’epoca dell’adozione della sua piccola Alba era un single. Quella sulle adozioni in Italia è una legge basata quindi sull’eteronormatività.

Poi ci possono essere anche altre situazioni in cui l’eteronormatività si rivela nella nostra quotidianità. Questa convinzione è anche legata al fatto che la sessualità sia legata all’identità e ai ruoli di genere. Questo significa che raramente troveremo in un locale pubblico un bagno dedicato esclusivamente a persone non binarie o che invece qualcuno potrebbe ribellarsi se un transgender utilizzi i servizi dedicati non al genere che gli è stato attribuito alla nascita.

E naturalmente il tutto si riflette sui rigurgiti sessisti: dai libri di testo a scuola che ritraggono le donne intente nella cura della casa e della famiglia mentre gli uomini sono impegnati in attività intellettuali o nello sport, ai commenti che leggiamo sui social nei confronti di celebrità che non incarnano strettamente lo stereotipo femminile.

Naturalmente non dobbiamo dimenticare che, fuori dall’Italia, ci sono Paesi nel mondo in cui non essere eteronormativo è punito con la pena di morte, Paesi in cui i gay sono perseguitati con il favore dei propri governanti – è emblematico l’esempio della Russia – o in cui sono comunque obbligati a vivere una vita che non vorrebbero, magari attraverso la pratica dei matrimoni combinati.

Uno degli attivisti più celebri per l’inclusione è Wajahat Abbas Kazmi che ha lanciato il movimento “Allah Loves Equality”.

Perché è necessario superare l’eteronormatività

Orientamenti come l’omosessualità e la bisessualità esistono in natura al di là dell’uomo. Di tanto in tanto leggiamo notizie relative ad animali che si accoppiano (e non solo sessualmente) con altri dello stesso genere. I primi che vengono in mente sono i pinguini Sphen e Magic che vivono nell’acquario di Sidney in Australia e che non solo si amano, ma si sono dimostrati ottimi genitori nei confronti di un uovo (e poi di un piccolo pinguino) che è stato dato loro dallo staff della struttura. Questa è probabilmente la prima argomentazione che può essere posta contro il concetto di eteronormatività.

Inoltre, viviamo in una società. Aristotele diceva che l’uomo è animale sociale: il filosofo alludeva al ruolo della politica nella vita dell’essere umano, ma c’è un fatto e cioè che le persone tendono ad aggregarsi, a creare comunità e poi paesi e città e il rispetto in tutti i gruppi è fondamentale per la sua stessa esistenza. Escludere delle persone in base al loro orientamento sessuale potrebbe causare delle fratture a lungo termine.

Dobbiamo ricordarci che il mondo sta cambiando e le persone oggi in Italia hanno meno difficoltà di un tempo a fare coming out. Un numero sempre crescente di persone decide di non nascondersi più, di mostrare chi sia. Certo, ancora le cronache ci raccontano di violenze e discriminazioni nei confronti delle persone Lgbtqai*, ma ci si augura che in futuro questi episodi saranno solo casi isolati o cesseranno di esserci.

Una delle grandi obiezioni a favore dell’eteronormatività è quella in base a cui esiste una dittatura del politicamente corretto e del pensiero unico. Se per politicamente corretto intendiamo rispetto anche per tutti coloro che non siano etero e cisgender, non si tratta di eufemismo ma solo di maggiore attenzione nei confronti di parole o azioni che possano far male a un altro essere umano. Anche l’esistenza di un pensiero unico filoqueer è un mito: l’eteronormatività è figlia dell’omofobia che non può in nessun modo essere creduta un pensiero, un’idea che può essere difesa. Al massimo è un pregiudizio.

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Articolo originale pubblicato il 28 Febbraio 2020

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