Madri costituenti: le 21 donne che cambiarono l'Italia

Il 10 marzo 1946, le donne italiane poterono esercitare il diritto di voto alle amministrative comunali, per la prima volta nella storia. E, al contempo, iniziarono a poter essere elette. Fu così che furono elette, il 2 giugno 1946, le 21 madri costituenti, attrici fondamentali della Prima Repubblica italiana per il loro contributo significativo alla redazione della Costituzione e alla promozione dell'emancipazione femminile, dell'uguaglianza e della dignità di pensiero ed espressione politica di tutte le donne italiane. Conosciamole meglio.

Il 10 marzo 1946, le donne italiane poterono esercitare il diritto di voto alle amministrative comunali, per la prima volta nella storia. E, al contempo, iniziarono a poter essere elette. Ed è proprio così che furono elette, il 2 giugno 1946, le 21 madri costituenti, attrici fondamentali della Prima Repubblica italiana per il loro contributo significativo alla redazione della Costituzione e alla promozione dell’emancipazione femminile, dell’uguaglianza e della dignità di pensiero ed espressione politica di tutte le donne italiane. Conosciamole meglio.

Chi sono le 21 madri costituenti

Il 2 giugno 1946, come è ampiamente noto, gli italiani e le italiane si recarono alle urne per scegliere tra Repubblica e Monarchia, e, contestualmente, eleggere i e le componenti dell’Assemblea Costituente.

Su 556 Costituenti, le donne elette furono 21:

  1. Maria Agamben Federici
  2. Adele Bei
  3. Bianca Bianchi
  4. Laura Bianchini
  5. Elisabetta Conci
  6. Filomena Delli Castelli
  7. Maria De Unterrichter Jervolino
  8. Nadia Gallico Spano
  9. Angela Gotelli
  10. Angela Maria Guidi
  11. Nilde Iotti
  12. Teresa Mattei
  13. Angelina Livia Merlin
  14. Angiola Minella
  15. Rita Montagnana
  16. Maria Nicotra Fiorini
  17. Teresa Noce
  18. Ottavia Penna
  19. Elettra Pollastrini
  20. Maria Maddalena Rossi
  21. Vittoria Titomanlio

Provenivano da tutte le parti d’Italia – Nord, Centro, Sud – e quasi tutte possedevano un lavoro e titoli di studio elevati. Tra di esse, infatti, 14 erano laureate, due erano giornaliste, molte erano professoresse e vi erano anche una sindacalista e una casalinga.

Anche la provenienza politica era variegata: due militavano nel partito socialista, nove in quello comunista, altre nove nel partito democristiano, mentre una nel Fronte dell’Uomo Qualunque.

Tutte, però, avevano un obiettivo in comune: la lotta. Le 21 madri costituenti si impegnarono, a livello sociale e politico, e ebbero esperienze di lotta partigiana, di attività antifascista (e carcere), di deportazione, di esilio e di combattimenti.

Le madri costituenti più importanti

Tra le 21 madri costituenti, quelle che spiccarono di più e hanno lasciato il segno più distintivo per quanto concerne i lavori dell’Assemblea sono le seguenti:

  • Nilde Iotti, per decenni all’interno del PCI – Partito Comunista Italiano, fu la prima donna a ricoprire la terza carica di Stato nella storia della Repubblica italiana, ossia la presidenza della Camera dei deputati, incarico che detenne dal 1979 al 1992 (rappresentando, in tal modo, la presidente della Camera più longeva nella storia dell’Italia repubblicana, con ben 12 anni e 307 giorni);
  • Teresa Mattei, la più giovane eletta all’Assemblea Costituente, dove ricoprì l’incarico di segretaria dell’ufficio di presidenza, dopo essere stata combattente nella formazione garibaldina Fronte della Gioventù. Fu anche dirigente nazionale dell’Unione Donne Italiane e, insieme a Teresa Noce e Rita Montagnana, promosse il simbolo della mimosa per l’8 marzo;
  • Lina Merlin, la prima donna a essere eletta al Senato della Repubblica, a cui si deve l’introduzione della locuzione “di sesso” nell’elenco delle discriminazioni da superare nell’articolo 3. Il suo nome è legato anche alla Legge Merlin del 20 febbraio 1958, con cui vennero chiuse le case di tolleranza e venne vietato lo sfruttamento della prostituzione in Italia;
  • Teresa Noce, figura di spicco del Partito Comunista Italiano, di cui fu tra le fondatrici nel 1921, e promotrice dei diritti delle lavoratrici. A lei si deve, infatti, la proposta di legge sulla tutela delle madri lavoratrici, approvata nel 1950.

Cosa hanno fatto le madri costituenti

Cinque delle madri costituenti – Maria Federici, Angela Gotelli, Nilde Iotti, Lina Merlin e Teresa Noce – entrarono nella cosiddetta Commissione dei 75, ossia l’organismo incaricato di redigere il progetto della Costituzione italiana nel 1946-1947 da discutere, poi, in plenaria.

Il contributo delle donne coinvolte fu denso ed emblematico, dal momento che parlarono non solo in nome dei partiti che rappresentavano, ma anche in nome delle donne stesse, avanzando istanze trasversali a tutti i programmi politici e a tutti i gruppi coinvolti.

Gli articoli che portano la firma delle madri costituenti

Gli articoli della Costituzione italiana dove l‘ingerenza delle madri costituenti risulta particolarmente evidente sono i numeri 3, 29, 30, 31, 37, 48 e 51. Vediamoli nel dettaglio:

  • Articolo 3, tra i più importanti della Costituzione, il quale recita che: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. L’espressione “senza distinzione di sesso” fu inizialmente disapprovata e considerata superflua da parte di molti dei colleghi uomini, ma le madri costituenti insistettero per sottolinearne l’importanza ed esplicitarla. Un’azione concreta per contrastare la cultura del Paese dell’epoca e le discriminazioni nei confronti delle donne, considerate ancora alla stregua del “sesso debole”;
  • Articoli 29, 30 e 31, incentrati sulla famiglia e sui quali lavorò, in particolare, Nilde Iotti, promotrice di un cambiamento copernicano in contrasto all’arretratezza dell’istituto sia dal punto di vista culturale, sia da quello giuridico. Nello specifico, l’articolo 29 prevede l’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, mentre il 30 si concentra sul rapporto genitori-figli, tutelando i figli nati fuori dal matrimonio. In entrambi i casi, si tratta di una radicale innovazione rispetti ai dettami socio-culturali dell’epoca, così come per l’articolo 31, che tutela la maternità, l’infanzia e la gioventù favorendo “gli istituti necessari a tale scopo”, concentrandosi sulle misure necessarie di welfare;
  • Articolo 37, incentrato sulla parità lavorativa e il diritto al lavoro della donna, il quale afferma che: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale e adeguata protezione”. Una lotta ancora attuale, che non sarebbe stata possibile senza l’apporto delle madri costituenti;
  • Articolo 48 e 51, essenziali perché sanciscono, rispettivamente, il diritto di voto e l’accesso alle cariche pubbliche, dichiarando che la partecipazione alla vita politica debba essere eguale per donne e uomini, sia per quanto concerne il voto, sia per quanto riguarda l’accesso alle cariche elettive e agli uffici pubblici.

Purtroppo, l’emendamento relativo all’accesso delle donne alla magistratura, proposto da Teresa Mattei, Maria Maddalena Rossi e Maria Federici, fu bocciato, per poi essere approvato solo 17 anni dopo, con una normativa specifica del 1963 che consentì a tutte le donne la partecipazione agli incarichi pubblici, inclusa la magistratura.

Ricordare le 21 madri costituenti a 80 anni dal diritto di voto per le donne, tuttavia, non è un semplice atto commemorativo, ma un vero e proprio “manifesto”, finalizzato a comprendere da dove derivano i diritti di cui noi, oggi, possiamo godere e che, spesso, diamo per scontati.

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