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Galleria: “Non ti lascio andare via”: l’amore clandestino di Nilde Iotti e Palmiro Togliatti

“Non ti lascio andare via”: l’amore clandestino di Nilde Iotti e Palmiro Togliatti

Nilde Iotti e Palmiro Togliatti vissero un amore fortissimo e passionale, lottando contro i pregiudizi e le convenzioni. A testimonianza di quel sentimento immenso, ci sono le tante lettere che i due si sono scambiati negli anni, e che mostrano un loro lato inedito.

Un amore clandestino, di cui tutti però sapevano, troppo forte per essere interrotto, troppo grande per curarsi dei giudizi della gente e della legge, che a quel tempo puniva il cosiddetto “concubinato”, ovvero le relazioni extraconiugali.

Quella tra Palmiro Togliatti e Nilde Iotti, mancata il 4 dicembre di 19 anni fa, fu a tutti gli effetti una storia il cui fil rouge è stato rappresentato dalla passione: per la politica, per gli ideali che entrambi hanno portato avanti nelle proprie carriere, ma anche quella sentimentale, che li ha uniti per 18 anni, dal 1946 e fino alla morte del leader del PCI, avvenuta nel 1964. La stessa che li ha portati, come abbiamo detto, a combattere contro le imposizioni della legge, le critiche e i giudizi, soprattutto degli altri membri del partito, i quali non vedevano di buon occhio l’amore nato tra i due per una serie diversa di ragioni: per il matrimonio di Togliatti in primis, con Rita Montagnana, esponente di spicco del Partito Comunista e della Resistenza, fatta proprio con Palmiro, a cui ha dato un figlio, Aldo. E per la differenza d’età che esiste fra i due, 27 anni. Troppi per la gente, zero per loro, che dopo essersi amati in maniera platonica per qualche tempo alla fine non resistono e decidono di sfidare norme e convenzioni, andando a vivere in un umido abbaino all’ultimo piano di Botteghe Oscure, sede del PCI, prima, e in un villino a Montesacro, poi. Pur restando una relazione more uxorio per tutta la sua durata, a Palmiro e Nilde non importa avere una fede al dito per considerarsi marito e moglie, tanto che insieme adottano anche una bambina, Marisa Malagoli, la sorella minore di uno dei sei operai rimasti uccisi negli scontri seguenti alla manifestazione modenese del 9 gennaio 1950.

La storia romantica racconta di un amore a prima vista, da parte di lui, durante un fugace incontro in un ascensore. Togliatti vede Nilde, che all’epoca ha 26 anni, con un vestito a fiori con un colletto bianco di pizzo, e domanda a Emanuele Rocco, giornalista de L’Unità, chi sia quella donna. C’è poi la carezza, leggera, appena sfiorata, di Palmiro sui suoi capelli, mentre scendono lo scalone di Montecitorio; e infine l’attentato a lui, nel 1948, che li porterà a decidere di smettere di nascondersi, poco importa che il partito, l’opinione pubblica e persino la legge siano contro di loro.

In mezzo, e nel corso degli anni della loro storia, ci sono le lettere; quel carteggio che più di tutti descrive quanto grande, potente e irrinunciabile fosse il loro amore, quanto impetuoso fosse il sentimento che li legava e contro cui persino loro, a un certo punto, hanno provato a lottare, invano.

Le lettere, custodite per oltre quarant’anni dalla Iotti in una cassetta di legno, a casa, come lei stessa rivelò in un’intervista concessa a Michele Smargiassi per Repubblica, rivelano la battaglia interiore di lei, i dubbi di coscienza e i rimorsi per quell’amore che solo apparentemente è impossibile e vietato, e d’altro canto la forza di una passione troppo forte per essere dimenticata. Allo stesso tempo, svelano un aspetto diverso del leader comunista, definito dai compagni di partito “il Migliore dirigente comunista”, da lei “il migliore degli uomini”.

Forse è bene che tronchiamo – scriveva lei nel 1947, quando la loro storia era appena agli albori – I problemi che si pongono fra noi sono ormai troppi e troppo grandi.

Siamo già andati troppo avanti: anche se lo volessimo non potremmo più farlo.

Rispondeva lui.

Proprio Togliatti (chiamato in pubblico da Nilde sempre per cognome), in particolare, lotterà per quell’amore come lottò per ogni ideale portato avanti negli anni della sua carriera politica; tanto da arrivare a dirle

Non ti lascio andare via, neanche se me lo chiede il partito.

E il partito ci provò eccome, a separarli: ad esempio quando lo stesso Pietro Secchia informò Stalin della “crisi personale del segretario” (Togliatti prese la cittadinanza russa nel 1930), sperando di mandarlo lontano dall’Italia e da Nilde, al Comintern russo o al Cominform di Praga, o quando più d’uno insinuò dubbi sul comunismo della Iotti, relegandola a ruoli marginali all’interno del partito.

Il resto, però, è storia recente: Nilde Iotti sarà la prima presidente della Camera donna eletta nel nostro paese, nel 1979, e una delle figure politiche maggiormente di spicco dell’epoca repubblicana. Chi voleva che rinunciasse al Migliore per inseguire le velleità politiche, dunque, si sbagliava. A lei Togliatti diede il lato più profondo e umano di sé, forse, quello che riusciva a citare meravigliose frasi latine, come la “nec tecum vivere possum nec sine te”, né con te né senza di te di Ovidio, o addirittura ad improvvisarsi poeta, con versi come “Chi sei tu? Chi ti apre il cammino ai segreti della mia vita?”o “sei come una striscia di sole in una stanza buia”.

Quel carteggio degno del miglior romanzo epistolare d’amore è contenuto anche nel libro di Luisa Lama, Nilde Iotti. Una storia politica al femminile.

La Iotti accettò di regalarlo al pubblico proprio perché conoscessero un aspetto nuovo, e diverso, del Migliore. Quello più intimo e privato, quello che non riuscì mai ad abbandonare il suo amore e che sfidò tutto e tutti per nutrirlo, crescerlo e custodirlo gelosamente. Ci riuscirono insieme, per quasi un ventennio. E poco importa se solo dopo la morte di lui il partito la riconobbe ufficialmente come sua compagna e le concesse il “privilegio” di sfilare in prima fila dietro al feretro del segretario. Lei sapeva di essere sempre stata il suo amore. E questo le bastava.

In gallery ripercorriamo la vita e la carriera politica di Nilde Iotti.

“Non ti lascio andare via”: l’amore clandestino di Nilde Iotti e Palmiro Togliatti

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