Carla Accardi tra femminismo, arte e lotta

Non solo astrattismo e arte figurativa: Carla Accardi è un personaggio importantissimo nella storia del femminismo. Noto è il Manifesto di Rivolta Femminile, ma nella sua vicenda personale e artistica c'è molto di più.

Una vita per l’arte e per l’attivismo femminista. Ma sarebbe troppo riduttivo parlare di Carla Accardi solo in questi termini. Forse un’altra parola per definirla è: rivoluzionaria. Ma anche: lungimirante, attenta alla collettività, sperimentatrice, sognatrice. I suoi sogni sono su tela – a volte su interi lenzuoli – ma soprattutto sono nei posteri della sua azione. Andiamo allora a scoprire chi era Carla Accardi e la sua arte, ma anche il femminismo che ha sempre portato avanti.

Chi era Carla Accardi

Carolina Accardi – questo il suo nome per intero, nasce nel 1924 a Trapani, in una famiglia benestante. Come scrive Finestre sull’arte, non è la sola personalità notevole tra i suoi cari, dato che la cugina Evi Zamperini Pucci diventa una scrittrice e un’altra cugina, Elda Pucci, diventa una politica. Consegue la maturità classica a Trapani, per poi terminare gli studi all’Accademia di Belle Arti di Palermo nel 1947.

Quello stesso anno si trasferisce a Roma, finendo in un crocevia culturale: all’Osteria Fratelli Menghi infatti si ritrovano alcuni artisti, da cui nasce il movimento Forma 1, cui Accardi aderisce. Tra gli altri ci sono Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli, Giulio Turcato e Antonio Sanfilippo. Quest’ultimo sarebbe convolato a nozze con Accardi, ma la coppia si sarebbe separata nel 1964. Anche l’esperienza di Forma 1 non dura: nel 1951 il gruppo si scioglie. L’anno prima Accardi aveva iniziato a esporre nella Capitale.

Nel 1952 si reca a Milano e anche qui l’artista prende a frequentare un ritrovo di colleghi e colleghe, come la libreria Salto, dove si riunisce il Movimento Arte Concreta (Mac), con il quale Accardi collabora e che però si scioglie nel 1958. Intanto però la fama dell’artista valica i confini, giungendo in Francia, dove trova molti estimatori ed estimatrici della sua opera.

Oltre l’arte: la rivolta femminile

Nel 1970 accade la svolta: insieme con Elvira Banotti e Carla Lonzi fonda la rivista e il gruppo Rivolta Femminile. Siamo nel pieno delle lotte femministe e qui Accardi trova la sua espressione più intima anche verso il mondo esterno. Come racconta Patria Indipendente, questa sua adesione le comporta la destituzione dall’insegnamento, solo perché aveva condotto un’indagine tra le alunne della scuola media statale in cui insegnava, la Giovanni Papini di Roma. Lei stessa spiegò:

Le mie allieve avevano il compito di preparare delle tesine dove raccontavano il rapporto con il padre e il fratello. Le raccolsi in un librettino e questa iniziativa non piacque. In più a scuola leggevo il manifesto del nostro gruppo. E così fui licenziata. Ero convinta che le donne erano sacrificate, che erano volutamente mantenute in secondo piano. E io lottavo per la parità.

Tra mostre e riconoscimenti, si è snodato il resto della vita di Accardi, che entra a fare parte dell’Accademia di Brera nel 1996 e poi nel 2014 nella commissione della Biennale di Venezia. Muore in quello stesso anno, 90enne, a Roma, a seguito di un malore.

L’arte astratta e i materiali

Come detto, Carla Accardi fece parte del collettivo Forma 1 e poi del Mac: entrambi furono movimenti in cui l’astrattismo si mescolava con il concretismo e il realismo: l’arte veniva svuotata di messaggi e simboli, rendendosi completamente libera e soprattutto fruibile. Da parte sua, l’artista esplorò il genere, promuovendosi come “artista in sogno dentro la sua casa” (per usare un verso di un’altra celebre femminista, Anne Waldman): dagli schemi geometrici al bianco e nero, fino al ritorno al colore sotto l’influenza della pop art di Andy Warhol, abbracciando un “alfabeto immaginario”, privo di linguaggi codificati universalmente.

Accardi non fu però un’esploratrice solo di forme, ma anche di materiali, adottando tele dipinte con caseina – o a volte lenzuoli negli anni ’80 – materiali plastici come fogli di sicofoil (acetato di cellulosa trasparente dipinto con vernici e smalti). Senza dimenticare le sue istallazioni: opere che sembrano espandersi nello spazio.

Dove trovare le sue opere

Le opere di Accardi sono esposte in tutto il mondo: ce ne sono diverse al Museo di arte contemporanea a Roma e al Castello di Rivoli in Piemonte. Altre si possono ammirare al Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento, alle Gallerie Civiche di Modena e di Bologna, al Palazzo Reale, alla Fondazione Prada di Milano, al Guggenheim Museum di New York e allo Stedelijk Museum voor Actuele Kunst di Ghent.

Il femminismo di Carla Accardi

Naturalmente Accardi fu tra le tre ideatrici del manifesto di Rivolta Femminile, un testo apparso sui muri prima di Roma e poi di Milano, in cui le tre femministe reclamavano il ruolo centrale delle donne nella Storia. E a ben guardare la storia personale di Accardi in quanto artista al di fuori degli stereotipi di genere, si comprende come il loro messaggio abbia tanta forza.

Un’artista che non si piegò

Di lei Giulio Turcato, che fece parte di Forma 1, scrisse:

Una siciliana venuta da Roma due, tre anni fa che ha sradicato da sé quei pregiudizi e quel senso di falsa maternità (e modestia) per cui tutte le pittrici hanno la loro discendenza assolutamente segnata da Rosalba Carriera. A parer mio, in questi ultimi guazzi dell’Accardi, per esempio nella Tempera 6, per la prima volta possiamo vedere come una donna concentri sul rosso una determinata composizione; e nella Tempera 5 come non è affatto vero che una pittrice deve essere delicata a tutti i costi; anzi possa benissimo esprimere un pensiero con forza e un giudizio sulla forma più di un qualsiasi altro pittore.

In effetti, nell’epoca in cui Accardi iniziò a essere attiva, a partire dalla fine degli anni ’40 del Novecento, le artiste spesso venivano associate a un’idea di delicatezza, di tematiche romantiche, colori tenui e paesaggi figurativi naturali. Accardi rompe gli schemi e frantuma gli stereotipi di genere, anche attraverso le sue forti affermazioni:

Non ci si realizza solo nella vita, lo si è anche nelle nostre fantasie passioni utopie e si è donne anche in tutto questo in cui hanno dominato gli uomini, l’ho capito di recente perché la cosa più notevole che ho trovato nel femminismo è stato scoprire che sono un essere umano e come tale non ho voglia di privarmi di nessuno dei diritti da ciò derivanti e posso dare nella nostra lotta più con quello in cui mi sono qualificata che con qualsiasi altro mezzo o dimensione o rinuncia o dono.

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