Una forma subdola e grave di violenza è quella verbale, che lascia segni profondi quanto quella fisica. La violenza verbale è fatta di insulti, minacce, manipolazioni e denigrazione. Può colpire chiunque, perché non necessita di forza fisica, la può attuare qualsiasi persona che voglia screditare e far sentire inferiore l’altro.

A subirne le conseguenze rimangono comunque in grande maggioranza i bambini e le donne, che non hanno a che fare con la violenza verbale solo nelle mura di casa, ma anche nel lavoro e nella società.

Fa parte del concetto più ampio di violenza psicologica, ossia quella che colpisce dentro, non lascia segni fisici come le botte, ma può segnare negativamente la vita di qualcuno per sempre. Fa parte della violenza verbale il bullismo, fatto di prese in giro e insulti gratuiti per ferire. Ma nessuna persona dovrebbe far sentire l’altro incapace o inferiore, specialmente quando quest’ultimo non ha modo di ribattere.

Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta e come difendersi dalla violenza verbale.

La violenza verbale sulle donne

Le donne subiscono ogni giorno in tutto il mondo qualche forma di violenza, che sia fisica, verbale, economica o sessuale. Purtroppo ancora oggi molti faticano a comprendere in quanti diversi modi si senta minacciata una donna, uscendo di casa, salendo sul bus, camminando per strada, andando a lavoro, e talvolta anche tornando dentro casa. Secondo le statistiche raccolte dalla National Domestic Violence Hotline, nel corso della vita 1 donna su 4 subisce violenza psicologica severa da parte del partner negli USA.

Le donne possono essere colpite da violenza verbale non solo a casa e nella coppia, ma anche sul posto di lavoro. Comportamenti come alzate di voce, rimproveri continui, anche quando non ne sussiste un valido motivo, mancanza di riconoscimento per il proprio lavoro. Tutti questi atteggiamenti fanno parte del cosiddetto bossing, che sottolinea la volontà dei capi e in generale dell’azienda di indurre la vittima a licenziarsi.

Lo stress, gli sbalzi d’umore, la perdita di autostima e il senso di colpa e fallimento sono solo alcuni dei sintomi che prova chi ha subito bossing. Ma la violenza verbale sul lavoro si manifesta anche tramite le malelingue dei colleghi, e il mobbing, il secondo caso significativo che rappresenta una vera e propria violenza psicologica. Costringere qualcuno a lasciare il lavoro attraverso continue pressioni e umiliazioni è a tutti gli effetti una violenza e va riconosciuta.

Un altro tipo di violenza verbale subita in maggioranza dalle donne, e dalla quale è praticamente impossibile difendersi sono le molestie verbali per strada, note come catcalling. La molestia non è solo di tipo fisico o sessuale, ma anche commenti, fischi, affermazioni volgari riguardanti l’aspetto, il corpo, o a sfondo sessuale. Si tratta in tutti questi casi di vera e propria violenza, anche se non si concretizza dal punto di vista fisico con la mano morta o uno stupro.

Violenza verbale in coppia

Una delle situazioni nelle quali si manifestano frequentemente abusi e violenze è la coppia, una dimensione dalla quale è difficile uscire, una volta rinforzata. Subita da donne e da uomini, la violenza verbale nella coppia non ha genere né età, e purtroppo spesso non si manifesta fin da subito. Come riportato dal National Coalition Against Domestic Violence, il 48,4% delle donne e il 48,8% degli uomini hanno subito almeno un abuso verbale dal compagno.

La violenza verbale nella coppia è riconoscibile tramite alcuni comportamenti del partner abusivo o della vittima, che fungono da campanelli d’allarme:

  • la costante paura del partner da parte della vittima, l’attenzione a cosa si fa o si dice per paura di ricevere critiche e insulti;
  • derisioni, umiliazioni, denigrazioni, anche di fronte ad amici e famigliari, oppure da veri e propri insulti, accuse e giudizi negativi da parte del partner abusivo;
  • continui litigi, spesso molto intensi;
  • mancanza di supporto in ciò che fa il partner, che si sente un fallimento;
  • il partner violento non dimostra mai nemmeno gratitudine per quello che il compagno fa per lui o per la coppia, ogni sforzo sembra invano ed è soggetto solamente a critiche:
  • minacce, che possono essere più o meno seguite dalla pratica, di passare alla violenza fisica. Anche se quest’ultima non accade, si tratta sempre di violenza;
  • invasione della privacy, gelosia, possessività;
  • senso di colpa, impotenza, disperazione e solitudine. La vittima non capisce più se un commento o una battuta del partner sono delle offese volute o meno, ma ciò di cui si rende conto è che ci rimane sempre più male. È fondamentale ascoltare se stessi, perché una relazione sana non fa soffrire appositamente;
  • aggressività e sbalzi d’umore anche da parte della vittima, che tende a sfogare il proprio risentimento contro terze persone innocenti, ad esempio i figli, invece che con il partner;
  • perdita dell’autostima e della fiducia nelle proprie capacità. Cosa che rende ancora più difficile lasciare il compagno abusivo, che si mostra come l’unico che può prevenire la vittima dal diventare un fallimento completo.

Violenza verbale e violenza psicologica

La violenza verbale fa parte del concetto più ampio di violenza psicologica, tanto che spesso i due termini vengono usati per intendere lo stesso fenomeno. Si tratta infatti in entrambi i casi di comportamenti e atteggiamenti violenti che riguardano la comunicazione verbale, come insulti, minacce, derisioni, umiliazioni, manipolazioni di tipo mentale. La violenza psicologica comprende tutte le strategie messe in atto dall’individuo abusivo per controllare l’altro e togliere la libertà.

La manipolazione in particolare è una delle caratteristiche principali di violenza psicologica, che non sempre compare in quella verbale, atta più a denigrare l’altro che ad averne un vantaggio. Il violento psicologico usa tecniche come il gaslighting, ovvero false informazioni e negazione di fatti accaduti, per confondere la vittima. E ancora manipolazioni ottenute con la tattica del silenzio e comportamenti passivo-aggressivi di estrema gelosia e divieti imposti.

Sia con violenza verbale che psicologica, le conseguenze sulla vittima sono terribili, poiché si sente spaventata, prova costantemente un senso di colpa, e non riesce a reagire. La violenza psicologica, perpetrata tramite quella verbale, con umiliazioni, rimproveri, denigrazioni e ridicolizzazioni, porta chi la subisce a dipendere dall’approvazione di chi lo abusa, a non credere più nelle proprie capacità e a instaurare una dipendenza affettiva tossica.

Violenza verbale e bambini

violenza verbale
Fonte: Web

Anche i bambini sono fortemente segnati da episodi di violenza verbale e abusi. Durante lo sviluppo infatti il cervello dei bambini è molto influenzabile da qualsiasi stimolo esterno, è più portato ad assimilare informazioni, nozioni e purtroppo anche abusi. Lo studio dal titolo Neuropsychology of child maltreatment and implications for school psychologists dimostra che il maltrattamento, anche solamente verbale e non fisico, di un bambino può alterare lo sviluppo neuro-psicologico, e in questo modo aumentare il rischio di disturbi.

La violenza verbale sui bambini inoltre, si manifesta con continui rimproveri anche ingiustificati e assenza di validazione quando invece si comportano nel modo corretto. Tramite l’uso di parole e frasi atte a criticare, giudicare, denigrare il bambino. Ad esempio anche paragonandolo a un compagno nello svolgimento di un compito scolastico o quotidiano. Chiamare stupido o incapace un bambino perché non riesce a fare qualcosa, abbassa la sua autostima così tanto che troverà sempre difficoltà in quel compito.

Proverà anche durante la crescita un senso di incapacità e fallimento, rischia di diventare una persona insicura, che si arrende alle prime difficoltà, e che non ha fiducia in se stesso. È chiaro quindi come un rimprovero perpetrato, fatto per educare, possa trasformarsi facilmente in una violenza verbale che provoca conseguenze gravi nello sviluppo del bambino. Importante è allora concentrarsi maggiormente sugli aspetti positivi, non solo su quelli negativi. Il rimprovero va bene, ma se dall’altra parte è riconosciuto anche ciò che è stato fatto bene.

Come difendersi dalla violenza verbale?

La violenza verbale, così come la violenza psicologica in generale, è più difficile da dimostrare rispetto a quella fisica. Pertanto le vittime hanno maggiore difficoltà a liberarsi da una situazione di abusi verbali, che, nonostante non siano visibili, creano ferite profondissime. La violenza psicologica è comunque ritenuta oggi un reato, e anche dal punto di vista lavorativo, pratiche come il mobbing e il bossing sono ritenute denunciabili.

Il problema in questi casi è sempre la dimostrabilità, che necessità di prove tangibili come messaggi, telefonate o registrazioni, testimonianze di altre persone. Inoltre, deve essere dimostrato l’effettivo danno psico-fisico causato dagli abusi e dallo stress provocato da essi. Per difendersi dalla violenza verbale quindi è necessario partire da se stessi, per trovare la forza e il coraggio di sporgere denuncia e liberarsi dall’abusatore.

1. Riconoscere la violenza subita

Il primo passo da fare per potersi difendere dalla violenza verbale è riconoscerla. Rendersi conto del problema può portare alla presa di consapevolezza e alla ricerca di una soluzione. Uno dei problemi principali di chi sta in una relazione, che sia di coppia, lavorativa o famigliare, con violenza verbale è che instaura un attaccamento quasi morboso con chi abusa.

Per questo è fondamentale capire che la situazione non va bene, non può essere accettata e non è normale. Così facendo si riconosce non solo la violenza ma anche la propria sofferenza.

2. Parlare e chiedere aiuto

Una delle prime cose che possono fare la differenza in casi come quelli di violenza verbale è avere il coraggio di parlarne con qualcuno. Dire ad alta voce il problema lo rende più reale, tangibile, ancora di più se lo sente una persona cara. Riuscire a riconoscere e a parlare della propria situazione è ancora più utile se il passo successivo è chiedere aiuto. La vittima di violenza verbale si trova in una condizione da cui è davvero molto difficile uscire da sola.

Avere un aiuto, che può essere inizialmente di un famigliare o un amico, oppure contattando le organizzazioni e le autorità competenti, prime fra tutte le Forze dell’Ordine. Come dicevamo, dimostrare di subire una violenza di tipo verbale o psicologica non è semplice, ma il giusto supporto può dare la forza e il coraggio che da soli è può risultare quasi impossibile raggiungere.

3. Ritrovare la propria autostima

I passaggi precedenti non sono efficaci se nel frattempo la vittima non acquista un po’ della fiducia persa per colpa degli abusi subiti. Con la fiducia, deve ritrovare anche l’autostima, un processo complicato, perché chi abusa fa di tutto per farla sparire in modo che la vittima non abbia più modo di reagire. Per recuperare l’autostima è necessario che la persona si prenda del tempo per se stessa, ritrovi le proprie passioni e gli interessi perduti.

4. No contact

Se si ha la fortuna di uscire in qualche modo dalla situazione di violenza verbale, soprattutto se non si hanno legami troppo stretti con chi abusa, la soluzione migliore, almeno all’inizio, è praticare il no contact. Tipica dell’abusatore è infatti la capacità di fingersi pentito, di scusarsi, e mostrarsi affettuoso e buono prima di diventare un mostro. Meglio dunque evitare contatti e comunicazioni per non dargli modo di poter abusare ancora.

5. Comprendere la gravità

La violenza verbale è già portatrice di conseguenze gravi, inoltre si trasforma quasi sempre in violenza fisica, così che il dolore diventa doppio. È importante per potersi difendere capire che ci si trova in una condizione grave, che non è giustificabile e soprattutto rischia solamente di peggiorare. Prendere dei provvedimenti è essenziale per potersi salvare da una situazione di gravità come quella subita da una vittima di violenza verbale.

Articolo originale pubblicato il 1 Agosto 2020

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