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Perché si dice "fare la mano morta" e cosa dice le legge al riguardo

L'espressione "fare la mano morta" è spesso usata con un significato, del tutto diverso da quello originario. Vediamo cosa si intende oggi per mano morta, cosa dice la legge a riguardo e come difendersi.
mano morta

Sui giornali e nei racconti di molte donne e non solo, si evince che purtroppo la “mano morta” capita più spesso del previsto. Sono tanti gli episodi di persone che si prendono la libertà di sfiorare o toccare le parti intime di qualcun altro, perché, anche se per niente gradito da chi lo subisce, questo gesto appare innocuo a chi lo fa.

In realtà non fa mai piacere se è indesiderato, e oggi anche la legge si è espressa a riguardo. Secondo una sentenza della Cassazione la cosiddetta mano morta è violenza sessuale. Vediamo cos’è, perché si chiama in questo modo, e come fare a difendersi da tocchi indesiderati.

Mano morta: cos’è?

L’espressione “fare la mano morta” al giorno d’oggi significa secondo la definizione di Garzanti Linguistica

azione di chi approfitta della stretta vicinanza con un’altra persona per molestarla sessualmente appoggiando la mano su una parte del suo corpo

Pertanto la mano morta, o manomorta, è il gesto con cui una persona tocca o appoggia volontariamente la mano su una parte del corpo, solitamente intima, con intenti sessuali. Quello che da sempre viene fatto con assurda naturalezza da colleghi, amici ma anche sconosciuti in luoghi pubblici, è invece un vero e proprio atto di molestia sessuale.

Le vittime, principalmente donne ma non solo, possono trovare la mano morta un’azione disgustosa ed estremamente spiacevole. Che invece è purtroppo minimizzata da chi la fa, come gesto innocuo e addirittura un complimento lusinghiero.

Perché si dice “fare la mano morta”?

Perché viene usata questa particolare espressione, che rappresenta bene il concetto del gesto? Se oggi infatti ha assunto il significato che conosciamo, l’origine è più antica. La manomorta rappresentava in passato i beni immobiliari di enti civili o religiosi, che non erano soggetti a leggi e tasse di successione e non decadevano mai, proprio perché posseduti da istituzioni perpetue. Dal momento che questi beni appartenevano principalmente a istituzioni religiose, si parlava anche più specificatamente di manomorta ecclesiastica.

Questa legge ha origine longobarda, mentre il termine viene dal francese main morte. Intende appunto un possedimento che sta nella mano di una persona deceduta, che non lascia più ciò tiene per via del rigor mortis. Da qui deriverebbe il significato odierno: chi attua la manomorta considera l’altra persona come una cosa su cui ha la liberà di appoggiare la mano come se la possedesse di diritto.

Mano morta: cosa dice la legge?

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Fonte: Web

A proposito della mano morta la legge si è espressa negli ultimi anni, tanto che è finalmente riconosciuta come atto di violenza sessuale. La manomorta è una molestia a tutti gli effetti, poiché manca per definizione il consenso di chi la subisce. Dal 2016 l’articolo 609 bis del Codice Penale condanna la violenza sessuale che comprende qualsiasi atto volto a soddisfare il piacere sessuale o a suscitarne lo stimolo.

Già da questo articolo è quindi incluso anche qualsiasi tocco o palpeggiamento volontario. Ma è con la sentenza della Terza Sezione Penale n. 38606 del 18 settembre 2019 della Corte di Cassazione che si ribadisce il reato penale di violenza sessuale quando una persona sfiora o tocca le parti intime di un’altra persona. Nel caso in cui non si raggiunge il contatto, il reato esiste comunque come violenza sessuale tentata.

Il caso in questione che ha portato a questa conclusione è quello di un uomo ritenuto responsabile di violenza sessuale per aver appoggiato la mano sul fondoschiena di una donna. L’uomo ha fatto ricorso, ma è stato ritenuto inammissibile dai giudici della Corte. La pena in caso di molestia sessuale può andare da una sanzione fino ad anni di reclusione.

Come difendersi dalla mano morta

La mano morta è un’azione così rapida e inaspettata, che molto spesso non si riesce a reagire. Le vittime infatti provano inizialmente stupore accompagnato da fastidio e disagio. È difficile difendersi da attacchi di mano morta, specialmente quando sono fatti da estranei in casi particolari, come su bus o luoghi pubblici. Qualcosa di più si può fare invece se il gesto è perpetrato anche ripetutamente da qualcuno conosciuto.

Una vittima di manomorta indesiderata, per difendersi dovrebbe reagire tempestivamente affermando il proprio dissenso, fastidio e disagio. Questo non punirà l’aggressore, che può essere anche un conoscente, ma in molti casi lo rimetterà al suo posto. La cosa principale da fare è allontanarsi il prima possibile. Dal momento che la molestia in questo caso è tangibile, la vittima potrebbe rispondere anche in modo fisico per allontanare l’aggressore senza però apportare lesioni gravi.

Per quanto riguarda la mano morta sul lavoro, il gesto indesiderato è considerato mobbing e violenza sessuale e si può ricorrere a una denuncia. L’importante in questi casi è ottenere sempre in qualche modo delle prove, che possono essere rappresentate da testimoni o da fotografie e filmati. Solo in questo modo si può garantire la dimostrazione della molestia subita. Inoltre è bene sapere a chi denunciare il comportamento del datore di lavoro o del collega, in modo che la questione sia presa sul serio e vengano attuati i procedimenti adatti.

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