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Femminismo intersezionale: dalla parte di lesbiche, trans, disabili, nere

Quando parliamo di femminismo intersezionale, la mente va subito all'opera di Angela Davis, ma c'è molto da conoscere sull'argomento: ecco cosa c'è da sapere.

Avete mai letto di donne – lesbiche o eterosessuali poco importa – che si siano schierate apertamente contro transessuali o contro persone non binarie? Negli ultimi anni, le cronache sono piene di questi casi. L’ultimo arriva dalla Scozia, dove si punta al varo di una legge che permetta alle persone di cambiare il sesso sui propri documenti attraverso un’autocertificazione.

Le femministe – sì, avete letto bene – sono sul piede di guerra: credono che così le persone transessuali occuperanno gli spazi delle donne, secondo quanto riporta Today, e cercano di opporsi a questa legge. Ma parliamo solo di una frangia del femminismo, quello separatista. C’è un movimento che invece si oppone alle divisioni ed è il femminismo intersezionale.

Secondo quest’ultimo, donne e trans sono solo facce di un dado, quello delle cosiddette minoranze, e non dovrebbero farsi la guerra. Un uomo che diventa donna – perché la rivolta è diretta in particolare agli MtoF – non dovrebbe apparirci come un nemico, ma come una potenziale nuova amica. Ma ci sono vari tipi di femminismo, lo comprendiamo. Il femminismo intersezionale non fa altro che abbracciare le minoranze come trans appunto, lesbiche, nere, disabili e così via. Tutte queste categorie in un movimento che è anche ecologista.

Femminismo intersezionale: cos’è?

Femminismo intersezionale
Fonte: Facebook @ Angela Davis

Vi abbiamo parlato di femminismo intersezionale raccontandovi delle figure di due esponenti molto importanti di questo movimento: Angela Davis e Barbara Smith, che uniscono le istanze delle donne, delle lesbiche e delle afroamericane. E che sostengono fortemente come l’ondata femminista non sia sufficientemente rappresentativa se incarnata esclusivamente da donne privilegiate. Perché, come dicevano le nostre nonne, chi è sazio non comprende il disagio di chi è a digiuno. E il digiuno in questi casi è un digiuno di diritti. In pratica, il femminismo intersezionale si fa carico delle istanze di una moltitudine di persone, facendo un’operazione che è tutt’altro che trascurabile: abbattere i muri.

Femminismo intersezionale, che cosa fa

Gaynews ricostruisce la storia del femminismo intersezionale partendo da un episodio del 1991: al Michigan Womyn’s Music Festival fu espulsa una donna trans, Nancy Burkholder, e questo fatto portò a una rottura sempre più evidente tra le lesbiche e le donne transgender, che erano spesso escluse da manifestazioni del genere. Questo ha portato alla teorizzazione del pensiero di questo movimento, raccolto ad esempio nel 2001 dall’attivista trans e intersessuale Emi Koyama nel Manifesto Transfemminista.

Femminismo intersezionale, i libri per approfondire

Femminismo intersezionale
Fonte: Pixabay

C’è davvero molto da leggere e da approfondire quando si parla di questo tipo di femminismo. Uno dei punti di partenza potrebbe essere rappresentato proprio dal volume di Angela Davis Donne, razza e classe, che l’attivista aveva iniziato sotto forma di saggio in carcere nel 1971. Il libro raccoglie una parte oscura della storia degli Stati Uniti, quella dello schiavismo, ma parla anche di come le donne africane dell’epoca lottarono con forza.

Analogamente, e forse più vicino a noi geograficamente parlando, è Il femminismo delle zingare – Intersezionalità, alleanze, attivismo di genere e queer di Laura Corradi. L’autrice parte da una delle categorie più vittime di pregiudizio in Europa e non solo – gitane e rom – per poi espandersi, unendo temi come la lotta al patriarcato e all’omofobia di comunità. C’è poi La Jihad delle donne. Il femminismo islamico nel mondo occidentale di Luciana Capretti, che lancia l’idea che sia proprio il femminismo delle donne musulmane che vivono in Occidente a tentare un superamento della discriminazione delle donne.

Femminismo intersezionale, le regole di base

Potremmo continuare all’infinito con le letture perché l’argomento è davvero interessante e anche di difficile approccio. Perché, anche se non lo vogliamo, i retaggi sono stati inculcati anche a noi, e dobbiamo lavorare su noi stesse e studiare per poterli eliminare per sempre. Così, Pasionaria ha raccolto un repertorio di regole nel quale sono sintetizzate le questioni inerenti il femminismo intersezionale.

Tra queste, le più interessanti riguardano il rispetto per tutti, in particolare per coloro che non riusciamo a comprendere, la necessità di assumersi le proprie responsabilità e riconoscere i propri errori, credere alle esperienze altrui (questa risulta fondamentale quando leggiamo notizie di molestie e stupri e siamo pronte a dare addosso alla vittima, rigorosamente sui social), riconoscere i propri privilegi (e questo punto è dedicato proprio alle élite femministe bianche e cisgender). Senza dimenticare l’empatia.

Quest’ultima regola è davvero molto importante, per esempio quando discutiamo con le nostre amiche su argomenti di grande attualità come le sex worker e la gravidanza per altri. È infatti tutta una questione di empatia e di capacità di immedesimazione: non sono le donne a dover essere attaccate, anche su argomenti che, comprensibilmente, accendono gli animi. Le donne devono essere tutelate, è questo che fa un’eventuale legislazione. È lo sfruttamento femminile che in questi casi deve essere eliminato dall’equazione, non le persone. E su questo dovremmo essere tutte d’accordo.

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