Teresa Mattei, donna della Costituente: biografia e storia

Chi era Teresa Mattei: la donna più giovane dell'Assemblea Costituente (eletta ai soli 25 anni), partigiana e sempre in prima linea per i diritti delle donne e dei bambini. Scopriamo la sua storia e biografia

Se in occasione della Giornata internazionale della donna è consuetudine, in Italia, regalare una mimosa, lo si deve a Teresa Mattei. Fu, infatti, la politica e pedagogista genovese a proporla, insieme a Teresa Noce e Rita Montagnana, come fiore emblematico dell’8 marzo nel 1946. A differenza delle violette, inizialmente proposte da alcuni membri del Partito Comunista, la mimosa era, come ha precisato Mattei, «il fiore che i partigiani regalavano alle staffette: mi ricordava la lotta sulle montagne e poteva essere raccolto a mazzi e gratuitamente». Ma Teresa Mattei non fece solo questo. Ex partigiana, si batté per far comparire le parole “di fatto” nell’articolo 3 della Costituzione italiana – dedicato alla parità di diritti tra uomini e donne – e rappresentò la donna più giovane eletta all’Assemblea Costituente. Scopriamo i dettagli della sua carriera politica e della sua storia.

Chi era Teresa Mattei: gli studi e la passione politica

Nata a Genova il 1° gennaio 1921, Teresa Mattei (ma Teresita all’anagrafe, in onore della nonna) cresce in una famiglia antifascista ed è figlia di Ugo Mattei e Clara Friedmann. Il primo, in particolare, è un avvocato antifascista, dirigente del Partito d’Azione fondato nel 1942 e attivo nei gruppi di Giustizia e Libertà di Carlo e Nello Rosselli.

Mattei si trasferisce con la famiglia a Bagno a Ripoli, nel 1933, ed è ben presto arruolata anch’essa tra le file del movimento politico dei fratelli Rosselli: è lei, per esempio, a soli 16 anni, a essere inviata a Nizza per consegnare a Carlo Rosselli 600.000 lire raccolte da alcuni amici fiorentini, utili per combattere nella guerra di Spagna. Ed è sempre lei che, sulla strada del ritorno, fermatasi a Mantova per portare dei messaggi a don Primo Mazzolari, è stata arrestata per difendere le sue idee.

A proposito di idee, nel 1938 Teresa Mattei viene espulsa dal liceo classico Michelangelo di Firenze (e da tutte le scuole del Regno) perché in aperta avversione alle leggi razziste. Celebre la sua frase, in risposta al professor Santarelli:

Esco, perché queste cose vergognose non le posso sentire.

Grazie a Piero Calamandrei, che intercetta una sbavatura nella legge, Mattei riuscirà a prendere la maturità da privatista, iscrivendosi, poi, alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Firenze (dove, tra i suoi professori, figura anche Giovanni Gentile), conseguendo la laurea in Filosofia nel 1944.

Teresa Mattei e gli anni della Resistenza

Negli stessi anni, imperversa la Seconda guerra mondiale, e Teresa Mattei non si fa cogliere impreparata. Entra, infatti, nel Partito Comunista e nella Resistenza fiorentina con il nome di “Chicchi”, dapprima come staffetta e, in seguito, nei Gruppi di difesa della donna. Nel medesimo periodo conosce anche Bruno Sanguinetti, uno dei più ferventi promotori della lotta partigiana a Firenze e a Roma e futuro padre dei suoi primi due figli.

Nel frattempo, il fratello Gianfranco, docente di Chimica al Politecnico di Milano e iscritto al PCI dal 1942, diviene esponente dei Gruppi di Azione Patriottica a Roma, dove si trasferisce e viene nominato responsabile della produzione di esplosivi. Nel febbraio del 1944, però, il fratello viene catturato per una delazione e, per non rischiare di rivelare i nomi dei compagni sotto tortura, si toglie la vita impiccandosi con la cintura dei pantaloni nella prigione di via Tasso.

Nella strada verso Roma, dopo aver ricevuto il biglietto d’addio del fratello e ancora ignara del suo gesto, Teresa Mattei viene arrestata dai tedeschi e condotta a Perugia, dove i militari la violentano tutta la notte. La partigiana riesce a sfuggire e a ricongiungersi con i genitori a Firenze, e poco dopo, mossa da una motivazione alla lotta ancora più forte e radicata, partecipa all’attentato al filosofo Giovanni Gentile, di cui era stata allieva, ideato, secondo Mattei, da Sanguinetti per rivendicare la morte del fratello Gianfranco.

Una frase di Teresa Mattei, in particolare, è stata oggetto di discussioni e smentite:

Per fare in modo che i gappisti incaricati dell’agguato potessero riconoscerlo, alcuni giorni prima li accompagnai presso l’Accademia d’Italia della Rsi, che lui dirigeva. Mentre usciva lo indicai ai partigiani, poi lui mi scorse e mi salutò. Provai un terribile imbarazzo.

La carriera politica: la Costituente e l’articolo 3

Nel 1946, Teresa Mattei, a soli 25 anni, viene eletta nelle liste del PCI all’Assemblea Costituente nel collegio di Firenze e Pistoia: la più giovane tra tutti i membri. Dal 25 giugno 1946 ricopre, inoltre, il ruolo di segretaria dell’Ufficio della Presidenza.

Fondamentale, in questo contesto, è il suo intervento nell’articolo 3 della Costituzione, incentrato sul tema dell’uguaglianza di fronte alla legge e della parità di diritti tra uomini e donne. È grazie alla sua strenua determinazione, infatti, che l’articolo vedrà la comparsa delle parole “di fatto”, recitando così:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Alla base vi è la convinzione di Teresa Mattei per cui il riconoscimento della parità formale «non ci basta», perché, come reso celebre dalla seduta del 18 marzo 1947 all’Assemblea Costituente:

È un buon punto di partenza per le donne italiane, ma non certo un punto di arrivo.

Di qui, l’esigenza di sottolineare l’espressione “di fatto”, per combattere «secoli e secoli di arretratezza, di oscurantismo, di superstizione, di tradizione reazionaria» e, dunque, «far sì che tutti gli ostacoli siano rimossi dal loro cammino», non solo quelli presenti sulla «via solenne del diritto», ma in particolar modo quelli «creati dal costume, dalla tradizione, dalla mentalità corrente del nostro Paese». E Teresa Mattei ne è certa: per eradicare questi ostacoli, le donne italiane «molto ancora avranno da lottare».
Come specifica Mattei nel corso della medesima seduta, perciò:
Voi direte che questo è un pleonasmo. Noi però riteniamo che occorra specificare “di fatto”, per giungere alla traduzione fedele nelle leggi, nella vita e nel costume nazionale dei principi che nella Costituzione sono affermati.
Il 24 marzo 1947 le parole sostenute da Teresa Mattei diventano finalmente un emendamento, firmato da costituenti di schieramenti dissimili, come Amintore Fanfani, Aldo Moro, Giorgio Amendola, Eugenio Dugoni, Nilde Iotti e molti altri.
Ma l’impegno di Teresa Mattei valica i confini della politica, e si rivolge soprattutto a chi non ha diritto di parola, come i bambini. Nel 1947, insieme alla democristiana Maria Federici, fonda l’Ente per la tutela morale del fanciullo. Poco dopo, diventa la prima rappresentante delle ragazze madri, in quanto incinta del figlio di Bruno Sanguinetti fuori dal vincolo matrimoniale.
I due riusciranno a sposarsi in seguito alla risoluzione di una serie di impedimenti legali causati dal precedente matrimonio di Sanguinetti, e nel 1948 vede la luce il primo figlio della coppia, Gianfranco. Stabilitasi a Milano, Mattei gestisce la Casa della Cultura insieme a Rossana Rossanda e, nel 1950, nasce la seconda figlia, Antonella. Sanguinetti muore d’infarto nello stesso anno.
Nel 1955, Mattei torna a Firenze con il suo secondo marito, il dirigente del PCI Iacopo Muzio: dalla loro unione nascono i figli Gabriele e Rocco. Nel frattempo, l’ex partigiana rifiuta la candidatura alle elezioni per la Camera dei deputati e viene espulsa dal PCI per il suo dissenso nei confronti della politica stalinista e della linea assunta da Palmiro Togliatti.
Torna, quindi, a Milano, nel 1958, e continua a occuparsi dei diritti dei bambini, fondando un centro di studi per la progettazione di nuovi prodotti e servizi pensati per l’infanzia. Ancora, nel 1966 è nominata presidente della Cooperativa Monte Olimpino, che promuove il cinema come forma inedita di espressione della creatività dei bambini, impegnati nella realizzazione di film alla stregua di attività didattica. Molti di questi ultimi saranno presentati alla Mostra internazionale del Cinema di Venezia nel 1968.
Fino alla fine, Teresa Mattei promuove campagne in favore dei bambini, aborra l’uso eccessivo della televisione e si impegna nella costruzione di una “cultura della pace” che prenda le mosse proprio dai più piccoli. Per tale ragione, fonda la Lega per il diritto dei bambini alla comunicazione a Ponsacco e Radio Bambina, con il figlio Rocco, che trasmette in onda un palinsesto interamente pensato da bambini e ragazzi della provincia di Pisa e Firenze (fino al 2000).
Sempre lucida e in prima linea nella difesa della Costituzione, si oppone al G8 di Genova nel 2001, viene nominata Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana nel 2005 e muore nel 2013: a suggellare 92 anni profondamente e appassionatamente impegnati nella lotta.
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