Nawal El Saadawi, la donna che ha sfidato il patriarcato

Attraverso i suoi libri, Nawal El Saadawi ha lottato contro il patriarcato e sfatato luoghi comuni. In quanto medica, ha tenuto in primis alla salute delle donne, a partire dal contrasto alle mutilazioni genitali femminili

Il patriarcato si manifesta allo stesso modo nei diversi Paesi del mondo? È legato alla religione o, piuttosto, esiste a prescindere da essa? E soprattutto: la lotta contro il sistema patriarcale è una battaglia universale, da portare avanti ovunque e in ogni tempo? Se la risposta a quest’ultima domanda è sì, allora siete in sintonia con il pensiero di Nawal El Saadawi, scrittrice, medica e attivista femminista egiziana, che ha dedicato la propria vita a denunciare le disuguaglianze di genere e a combattere ogni forma di oppressione delle donne. Il suo pensiero e il suo impegno hanno superato i confini nazionali, diventando un punto di riferimento per il movimento femminista internazionale. Scopriamo meglio chi è e le battaglie che ha portato avanti.

Chi è Nawal El Saadawi

Nata nel 1931 nel piccolo villaggio di Kafr Tahla, nel delta del Nilo, era la seconda di nove figli. Sua madre, Zaynab, proveniva da una famiglia di origini turco-ottomane, mentre suo padre, Al-Sayed, era un insegnante che si era opposto al dominio britannico in Egitto. Nonostante a quel tempo il padre potesse essere considerato un progressista, Nawal El Saadawi dovette fronteggiare fin da bambina i primi risvolti del patriarcato.

La nonna della scrittrice infatti le diceva che “un maschio vale almeno 15 femmine” e da bambina Nawal El Saadawi sentì il bisogno di comunicarle di non aver nessuna intenzione di sposarsi. Come riporta The Guardian, però a 10 anni fu avviata a un matrimonio forzato, al quale sfuggì macchiandosi i denti con una melanzana cruda.

Il conflitto con il potere e la carriera medica

Andò a scuola a El Cairo, dato che la famiglia, fin da quando lei era giovanissima, dovette affrontare l’esilio interno del padre, che aveva manifestato contro il dominio britannico in Egitto. A scuola, lei stessa rischiò l’espulsione per via di una sua opera teatrale giovanile e per aver partecipato a manifestazioni nazionaliste. Nel 1949 si iscrisse alla facoltà di Medicina, ultimando i suoi studi nel 1955 e diventando una medica.

Nel 1062, nel corso di una conferenza nazionale in presenza del presidente Gamal Abdel Nasser, Nawal El Saadawi intervenne denunciando le condizioni sanitarie della popolazione rurale, criticando in particolar modo la mancata attenzione delle autorità nei confronti della bilharziosi, una malattia parassitaria diffusa nelle campagne egiziane. L’intervento suscitò forti reazioni, tanto che diverse fonti riportano che proprio da quel momento la scrittrice si considerò inserita in una vera e propria lista nera.

Dieci anni dopo, nel 1972, pubblicò il libro Women and sex, nel quale affrontava apertamente temi come la mutilazione genitale femminile e l’oppressione sessuale delle donne. La pubblicazione che le costò molto a livello professionale, perché in seguito fu allontanata dal suo incarico nella sanità pubblica e destituita dal ruolo di vicesegretaria generale dell’Associazione medica egiziana. Fu inoltre chiusa l’Associazione per l’educazione sanitaria da lei fondata, mentre i suoi scritti e la rivista che dirigeva con il terzo marito furono banditi. Costretta a cambiare carriera, si concentrò sulle ricerche relative a donne e nevrosi all’Università Ain Shams del Cairo, e fra il 1978 e il 1980 divenne inoltre consulente Onu per lo sviluppo delle donne in Africa e Medio Oriente, esperienza che raccontò nel libro I miei viaggi intorno al mondo.

L’arresto e la fondazione dell’associazione femminista

Nel 1981 Nawal El Saadawi venne arrestata insieme a oltre mille persone con l’accusa di cospirazione con la Bulgaria per rovesciare il regime egiziano: si difese strenuamente dall’accusa, proprio lei, che peraltro affermava di non ricordare sempre dove fosse la Bulgaria. Venne scarcerata dopo 6 settimane, alla morte del capo del governo, ma fu posta dal nuovo presidente, Hosni Mubarak in una sorta di “lista grigia”, come lei stessa la definiva, quella degli intellettuali considerati comunque pericolosi dal potere.

Una volta fuori dal carcere, Nawal El Saadawi fondò l’Associazione Araba di Solidarietà Femminile, unendo femminismo e panarabismo. L’associazione fu poi chiusa, a seguito della posizione della scrittrice sulla Guerra del Golfo e la sua partecipazione commissione d’inchiesta per il tribunale internazionale per i crimini di guerra: a qualcuno parve infatti che riducesse la prospettiva negativa sulla figura di Saddam Hussein.

Le minacce, l’esilio e le vicende giudiziarie

Nel 1992 l’autrice fu posta in una lista di persone da eliminare, compilata dai fondamentalisti islamici, e dovette rifugiarsi dapprima in Europa e poi negli Stati Uniti, dove insegnò alla Duke University e continuò a scrivere. Tornò in Egitto alla fine del 1996, pur continuando a trascorrere periodi all’estero per motivi professionali.

Nel 2001 Nawal El Saadawi dovette inoltre affrontare un procedimento giudiziario intentato da un avvocato islamista, che chiedeva di imporle il divorzio dal marito Sherif Hetata con l’accusa di apostasia. La vicenda era nata da alcune dichiarazioni attribuitele in un’intervista sui rituali del pellegrinaggio alla Mecca, che la scrittrice sosteneva essere state riportate fuori contesto. Il tribunale respinse la richiesta.

Nel 2008 fronteggiò il tentativo della privazione della cittadinanza egiziana e la censura dei suoi lavori letterari, dopo aver scritto l’opera teatrale Dio si dimette al vertice. Nel 2009 fondò la sezione egiziana della Global Solidarity for Secular Society, un movimento contro il fanatismo religioso.

La morte

Nawal El Saadawi si spense il 21 marzo 2021, all’età di 89 anni. Nel 2020 la rivista Time l’aveva inserita nella lista delle 100 donne più influenti degli ultimi cento anni.

Ebbe tre mariti, dai quali divorziò: il primo si chiamava Ahmed Helmi, e con lui ebbe una figlia di nome Mona. Il secondo era Rashad Bey. Il rapporto più longevo e duraturo fu però con il terzo marito, ex prigioniero politico, Sherif Hetata. Si sposarono nel 1964 e divorziarono nel 2010. Da quell’unione nacque il secondogenito della scrittrice, Araf.

Nawal El Saadawi e il suo femminismo d’avanguardia

La lotta al patriarcato di Nawal El Saadawi non si limitò mai alla mera critica della religione islamica. La scrittrice si impegnò infatti a contestare una visione occidentale che tendeva ad associare direttamente l’oppressione delle donne alla cultura e alla religione dei Paesi arabi, trascurando le dinamiche di potere presenti anche nelle società occidentali.

Per El Saadawi, il patriarcato era un sistema globale, che attraversava culture, società e religioni, intrecciandosi con il capitalismo, il colonialismo e il fondamentalismo religioso. Pur criticando apertamente tutte le religioni, riteneva che alcune pratiche discriminatorie, come il velo imposto e la poligamia, fossero il risultato di interpretazioni patriarcali e non necessariamente degli insegnamenti fondamentali dell’Islam, come spiegò anche nel libro Il volto nascosto di Eva.

Nel corso della sua vita, Nawal El Saadawi assunse posizioni radicali e coraggiose, come la critica all’obbligo del velo, la difesa della libertà sessuale delle donne e la richiesta di parità tra uomini e donne nella distribuzione delle eredità. La sua battaglia non riguardava soltanto le questioni di genere: da femminista socialista, si oppose anche alle ingiustizie economiche e alle diverse forme di oppressione politica e sociale.

Tuttavia, grazie anche alla sua formazione medica, uno degli ambiti in cui si impegnò maggiormente fu la difesa della salute e dell’integrità fisica delle donne, in particolare attraverso la denuncia delle mutilazioni genitali femminili, affrontate nel già citato libro Donne e sesso. Nel 2007, in occasione della morte della dodicenne Bedour Shaker, deceduta durante un intervento di mutilazione genitale, scrisse una lettera aperta nella quale denunciava l’assurdità di una pratica che continuava a essere giustificata anche da medici e autorità religiose:

Bedur, dovevi morire per fare un po’ di luce nell’oscurità delle menti? Dovevi pagare con la tua cara vita un prezzo … a dottori e chierici per insegnar loro che la vera religione non taglia gli organi dei ragazzi.

La sua opposizione alle mutilazioni genitali non riguardava soltanto le bambine: El Saadawi si schierò anche contro la circoncisione maschile, soprattutto quando praticata da barbieri e levatrici senza preparazione medica e con strumenti inadeguati. In un’intervista raccontò di aver assistito personalmente a queste procedure nei villaggi egiziani e di aver cercato di fermarle, scontrandosi con abitudini profondamente radicate.

La sua attività di medica la portò anche a confrontarsi direttamente con la violenza domestica. Quando cercò di proteggere una donna maltrattata dal marito, venne accusata di incitare alla ribellione contro la legge di Dio e, come conseguenza, fu trasferita al Cairo.

I libri di Nawal El Saadawi

Oltre ai volumi già citati, sono tanti alti i libri di Nawal El Saadawi che varrebbe la pena leggere ma solo alcuni di essi sono stati tradotti in italiano. Tra i più importanti citiamo:

  • La donna al punto zero, che parla degli abusi subiti nell’infanzia e da donna sposata, visti come una forma di prostituzione.
  • L’amore nel regno del petrolio, che parla dell’incomprensione dell’uomo per l’autodeterminazione femminile, mentre per la donna marito e capo sono intercambiabili.
  • Il volto nascosto di Eva, dove descrive una clitoridectomia praticata su una bambina di 6 anni.
  • L’assente, dove troviamo il primo personaggio femminile nella letteratura araba che subisce esplicitamente molestie sessuali.

Quando fu in carcere, scrisse il memoir Memorie dal carcere su un rotolo di carta igienica, con una matita per gli occhi di contrabbando. Vi si legge la potenza delle sue parole:

Il pericolo ha fatto parte della mia vita fin da quando ho impugnato una penna e ho scritto: ‘Niente è più pericoloso della verità in un mondo che mente’.

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