Stealthing, la violenza sessuale dello stupro spesso invisibile per la vittima

Sempre più diffuso in tutte le parti del mondo, lo stealthing – ossia la rimozione non consensuale del preservativo nel corso di un rapporto sessuale – sta, ora, ricevendo la sua giusta eco giudiziaria ed è stato proclamato un “atto civilmente perseguibile” dallo Stato della California.

Giovanna frequenta Luca da qualche mese e tra loro c’è una grande intesa. Ogni volta in cui l’attrazione sessuale raggiunge l’acme, tuttavia, Giovanna deve insistere più volte affinché Luca indossi il preservativo. Fino a quando, una sera, dopo aver concluso l’amplesso, Giovanna si accorge che c’è qualcosa che non va: Luca non ha più il condom, e, in seguito alle numerose richieste di lei, ammette di esserselo sfilato perché causa di fastidio.

Quello che, a occhi inesperti, può sembrare un gesto “innocuo”, assume, al contrario, i contorni di un sopruso, e ha un nome preciso: stealthing, ossia la pratica di sfilarsi il preservativo senza il consenso del/della partner.

Il fenomeno, noto da tempo, ha ora attirato nuovamente l’attenzione del dibattito pubblico in seguito alla decisione della California di considerarlo un atto civilmente perseguibile, mediante l’introduzione della legge AB453, che lo equipara – finalmente – a una forma di aggressione sessuale.

Ma facciamo un passo indietro e vediamo di che cosa si tratta.

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Che cos’è lo stealthing?

Traducibile come “atto furtivo” o “inganno sleale”, lo stealthing delinea la pratica in base alla quale uno dei partner coinvolti nel rapporto sessuale si sfila il preservativo senza comunicarlo all’altra persona coinvolta e senza chiederne, quindi, il consenso.

Emerso per la prima volta in uno studio del 2003, questo tipo di comportamento ha, poi, visto una rapida diffusione nel decennio seguente, fino a raggiungere un’ampia notorietà nel 2017, grazie al lavoro svolto dalla ricercatrice della Yale Law School Alexandra Brodsky per il Columbia Journal of Gender and Law.

L’azione, studiata sempre di più negli ultimi anni, affonderebbe le proprie radici in un tentativo di offesa e umiliazione delle vittime da parte dei suoi artefici. Come riporta l’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica, infatti, uomini particolarmente misogini e dotati di maggiori livelli di ostilità nei confronti delle donne sarebbero più propensi a compiere questa pratica, esponendo le donne stesse al rischio di incorrere non solo in una gravidanza indesiderata, ma anche in malattie sessualmente trasmissibili.

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In altri casi, invece, lo scopo di tale atto sarebbe quello di provocare deliberatamente la sofferenza delle persone vittime di stealthing – come dimostrano i tanti siti online in cui i molestatori si scambiano commenti e consigli per praticarlo in maniera efficace e diffondere, così, “il proprio seme” –, mentre in altre circostanze vi sarebbe, alla base, un coacervo di ignoranza, superficialità e disinteresse nei confronti del partner coinvolto nel rapporto, ingannato e non “degno” di rispetto.

Storia dello stealthing

Risulta difficile individuare una data che rappresenti l’inizio dello stealthing: probabilmente, infatti, questa forma di molestia è sempre esistita, ma era priva di un vocabolo che potesse designarla.

A intercettarla con cura ci ha pensato, però, Alexandra Brodsky, la quale, come accennato, è stata l’autrice dello studio che, per primo, ha posto in rilievo il problema, scandagliandone dinamiche e conseguenze. Ciò che ne emerge è un clima di generale incertezza circa l’interpretazione di questo sopruso, che lascia spesso nel sconcerto le persone che ne sono vittime.

Come si legge nel report, riportato parzialmente da Vanity Fair:

Le storie [delle donne vittime di stealthing] cominciano spesso nello stesso modo: “Non sono sicura che questo sia stupro, ma…”. Le vittime descrivono la rimozione non consensuale del preservativo come una minaccia per la loro salute e come affronto alla loro dignità. È come se qualcuno dicesse loro: “Non hai il diritto di prendere le tue decisioni sessuali. Non sei degna della mia considerazione.

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Ciò che accomuna tutti i casi di stealthing è, appunto, un generale abuso di potere da parte di chi lo realizza: una violazione dell’atto di fiducia compiuto all’inizio dell’amplesso, che rende le vittime impotenti, offese e annullate nella loro autonomia decisionale.

Perché lo stealthing è violenza

È per tale motivo che lo stealthing è, a tutti gli effetti, una forma aberrante e vergognosa di violenza. Una sfumatura forse differente rispetto a quelle cui siamo tristemente “abituati” – dal momento che sono assenti un’aggressione o un maltrattamento puramente “fisici” –, ma che intacca ugualmente il benessere psicofisico delle persone oltraggiate.

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Togliere il preservativo senza rendere partecipi il/la partner è una lesione della sua dignità, che conduce la vittima in un vortice di interrogativi e false accuse contro se stessa. In questi casi, infatti, è spesso difficile “testimoniare” che sia stata effettuata una violenza, a causa sia dell’iniziale consenso al rapporto sessuale – giudicato, da molti, sufficiente –, sia di potenziali errori di fabbricazione o “incidenti di percorso” durante l’atto.

Come spiega l’avvocatessa Silvia Castagna:

L’aspetto problematico è provare l’assenza del consenso. Spesso c’è un’incertezza nella qualificazione della tutela giuridica. In Italia, per esempio, non c’è una normativa specifica, ma solo qualche sentenza penale. La Cassazione dice, però, che il consenso deve permanere per l’intero corso del compimento dell’atto sessuale. Questo fa la differenza, ma la prova è complessa: la vittima dovrebbe provare, oltre al danno, il fatto che l’altra parte abbia dolosamente danneggiato il preservativo o che l’abbia tolto volutamente, escludendo l’uso improprio o il difetto di fabbricazione.

Insomma, come spesso accade, anche in questo contesto la vittima è sovente chiamata a “provare” il sopruso subito, fornendo testimonianze a sostegno della violenza perpetrata da chi, nella maggior parte dei casi, non comprende nemmeno la gravità dell’atto compiuto.

I rischi dello stealthing

Rinunciare alla protezione garantita – quasi al 100% – dal preservativo, soprattutto se senza il consenso diretto ed esplicito dell’altra persona coinvolta nel rapporto sessuale, può comportare una serie di rischi di diversa natura e gravità.

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In primo luogo, quello di una gravidanza indesiderata, circa la quale la donna sarà chiamata a compiere una decisione o ricorrendo a un’aborto volontario o, in caso contrario, a provvedere alla crescita di un bambino non cercato “attivamente” e in piena coscienza.

A una gestazione imprevista si affiancano, poi, le malattie sessualmente trasmissibili, di cui l’artefice di stealthing può essere portatore, mettendo, così, in serio pericolo il/la partner cui ha sottratto, appunto, la barriera di protezione assicurata dal preservativo.

Senza dimenticare, infine, il trauma psicologico che caratterizzerà la persona vittima dell’abuso, con possibili conseguenze sulle sue relazioni affettive e sessuali con futuri amanti. Lo stealthing, infatti, mina alla base la fiducia che risiede in un atto intimo come l’amplesso, provocando titubanze, paure e timori a lasciarsi andare anche nei rapporti successivi a quello con l’abuser.

È, dunque, un’ottima notizia che tale pratica sia considerata illegale in Gran Bretagna, Svizzera e, da poche settimane, anche in California, dove è stata regolamentata come “responsabilità civile” attraverso la legge AB453. Quest’ultima – promossa dalla deputata locale Cristina Garcia e firmata dal governatore democratico Gavin Newsom – prevede, infatti, che l’autore di stealthing sia civilmente responsabile per i danni arrecati e soggetto a un risarcimento per l’“offesa sessuale” compiuta.

Per alcune persone può sembrare strano parlare di risarcimento finanziario per la violenza sessuale – spiega Alexandra Brodsky –, [però] la verità è che alcune vittime potrebbero non voler vedere la persona in prigione, ma vorrebbero essere in grado di permettersi una terapia psicologica o vorrebbero poter prendere una pausa dal lavoro. Gli Stati Uniti non hanno una rete di sicurezza sociale, e un risarcimento può davvero fare la differenza.

La speranza, quindi, è che la consapevolezza delle conseguenze e dei danni dello stealthing vengano, ora, comprese dal maggior numero possibile di Stati, affinché questa forma di violenza sessuale giunga sempre di più sul tavolo degli imputati e smetta di mietere vittime. In qualsiasi parte del mondo.

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