'Sex by surprise', subire violenza durante un rapporto sessuale consenziente - Roba da Donne

"Sex by surprise", subire violenza durante un rapporto sessuale consenziente

Sex by surprise, ovvero subire una violenza anche durante un rapporto consensuale. Il che, a dispetto di quanto molti pensano, non sempre implica solo ed esclusivamente l'uso della forza. Perché ci sia stupro è sufficiente anche solo continuare nel rapporto nonostante il/la partner a un certo punto dica "Basta". Ma alcuni sembrano non volerlo capire.

Il 18 novembre del 2010 la cronaca internazionale portò alla ribalta il caso di Julian Assange, cofondatore e caporedattore di WikiLeaks, più volte candidato al premio Nobel per la pace; su di lui pendeva l’accusa gravissima, portata avanti dal tribunale di Stoccolma, di stupro, molestie e coercizione illegale; il governo svedese emise un mandato d’arresto in contumacia nei suoi confronti, che scatenò un affair diplomatico in cui subentrarono, in seguito, anche presunte storie di spionaggio. Il reato contestato ad Assange sarebbe quello di aver avuto rapporti sessuali non protetti, seppur consenzienti, con due donne; alla polizia svedese una delle due dichiarò che l’uomo non aveva indossato il preservativo, a differenza della sera precedente, mentre l’altra spiegò che il profilattico si era rotto durante il rapporto, ma che Assange avrebbe comunque continuato. Stando alle ricostruzioni delle due donne, inoltre, il giornalista si sarebbe rifiutato nei giorni seguenti di sottoporsi a delle analisi per escludere l’eventuale presenza di malattie sessualmente trasmissibili. Una condotta, questa, considerata criminosa dalla legge svedese.

La denuncia è stata fatta dalle due ex-amanti dopo che le donne avevano appreso reciprocamente di aver avuto rapporti sessuali con lui ma, al momento dell’emissione del mandato di arresto, contro Assange non esistevano comunque prove a suo carico diverse dalla parola delle due donne stesse; le quali, riportarono alcuni giornali, sarebbero risultate essere, in un secondo momento, non solo conoscenti, ma anche molto amiche, e una delle due, A. sarebbe stata anche autrice di una guida, disponibile online, dal significativo titolo “7 passi per la vendetta perfetta contro il partner”. Insomma, stando a quanto emerso dalla stampa svedese nei giorni successivi allo scandalo sessuale, sarebbe stata proprio A. a “incoraggiare” l’amica affinché denunciasse l’ex amante, dopo averle spiegato che per la giustizia locale rifiutarsi di usare il preservativo durante un rapporto si configura come stupro.
Uno dei due reati contestati ad Assange e considerati come “stupro” dalla legge svedese è in seguito caduto in prescrizione, ma il problema non è tanto la questione legata al numero uno di WikiLeaks, quanto, ampliando il tema a livello generale, il tipo di condotta, legale, etica e morale che sottintende a un atteggiamento simile, ovvero a quello di un uomo che non usa il preservativo durante un rapporto benché richiesto dalla partner, o che lo sfila durante il rapporto, oppure quello di chi continua con il rapporto nonostante la partner chieda di interrompere.

Queste situazioni possono essere configurate come stupro?

È la domanda che si è posto, ad esempio, James Joyner su outsidethebeltway.com, dato che la questione, incredibilmente, sembra essere lasciata molto, se non del tutto, alla discrezionalità degli Stati; così accade, ad esempio, che negli Stati Uniti perché un rapporto, pur consensuale al principio, venga considerato stupro, ci deve essere la discriminante dell’uso dell forza, e non è sufficiente che l’uomo sfili il preservativo nel bel mezzo del rapporto o dica di indossarlo, mentendo alla compagna.

Eppure, come abbiamo visto spesso, il fenomeno del cosiddetto stealthing è in tutto e per tutto equiparabile a una violenza sessuale, poiché contravviene a un’espressa dichiarazione di volontà della partner, che è quella di avere un rapporto protetto.

Un’analisi molto lucida è stata fatta dalla femminista Jill Filipovic, che spiega:

Il ritiro del consenso dovrebbe essere motivo sufficiente per incriminare qualcuno di stupro (e in Svezia è così) – se acconsentite a fare sesso con qualcuno, ma durante il rapporto volete smettere e la persona con cui state facendo sesso continua contro i vostri desideri, questo deve essere considerato stupro. Ma una situazione del genere può non suonare familiare agli americani, dato che gli Stati Uniti hanno regole sulla violenza relativamente regressive; nella maggior parte degli Stati, si ha bisogno del requisito dell’uso della forza per dimostrare la violenza, piuttosto che dimostrare la mancanza di consenso. Il consenso è più spesso usato come difesa rispetto a un’accusa di stupro, ed è piuttosto difficile che qualcuno venga condannato per stupro basandosi esclusivamente sul mancato consenso. Alcuni stati, come New York, hanno previsioni di legge sui documenti ufficiali che indicano “No significa no“, il che significa che, se una persona è abbastanza ragionevole, dovrebbe capire quando il sesso non è consensuale, perciò farlo comunque è stupro. Sembra abbastanza ovvio, ma queste leggi non vengono utilizzate altrettanto di quanto lo siano quelle dove è previsto il criterio dell’uso della forza ; che non si trova nelle leggi di molti stati, ed è difficile da applicare anche laddove esiste.

Il problema del ritiro del consenso diventa ancora più complicato. È un concetto abbastanza ovvio per i pensatori femministi che hanno speso almeno più di 10 minuti della loro vita a considerare la realtà del sesso e degli attacchi sessuali: se acconsentite al sesso, ma poi a un certo punto durante il sesso ritirate quel consenso dicendo al vostro partner di smettere, il partner dovrebbe smettere , e se non si ferma allora questa è un’aggressione. Non è troppo difficile, per quelli di noi che hanno fatto sesso, capire come funziona. Io non posso immaginare di dire al mio compagno  “Stop” e vedere che lui non si ferma. E se il vostro partner sta dicendo “Stop stop stop stop!” e voi continuate, sì, lo avete violentato.

Tuttavia, tentare di mettere le persone in questa prospettiva, prosegue Jill Filipovic, spesso può rivelarsi frustrante, poiché alle spalle c’è una mentalità, difficile da sradicare, per cui se si è già avuta la penetrazione non è più permesso parlare di stupro, perché questo indica che all’inizio del rapporto ci fosse la consensualità.
E le cose sicuramente faticheranno a cambiare in quegli ambienti, o stati, in cui si parte dal presupposto che la violenza sessuale sussista solo laddove si ha un uso della forza fisica, e non presupponga affatto la questione, più “mentale”, del consenso; eppure, dovrebbe essere ovvio che una persona che chiede che venga indossato un profilattico, o di interrompere un rapporto, si senta violata profondamente nell’intimo, nella propria dignità, laddove il suo desiderio non viene rispettato, poco importa che si tratti di un partner abituale o semi-sconosciuto.

È importante – dice Filipovic – contrastare l’idea del “sesso ​​con sorpresa di quei mattacchioni degli svedesi” con il fatto che, in realtà, il sesso non consensuale è da considerarsi un vero e proprio assalto sessuale, e dovrebbe essere riconosciuto come tale per legge. Acconsentire a un tipo di atto sessuale non significa che tu accetti qualsiasi altra cosa il tuo partner voglia fare; se si è d’accordo che l’unico tipo di sesso concesso sia con un preservativo, allora rimuovere un elemento di consenso, per fare sesso senza condom, senza che il partner sia a conoscenza di ciò, è da considerare stupro.
Non sono particolarmente interessata a discutere di cosa Assange abbia fatto, o se Assange sia o meno uno stupratore, ma trovo particolarmente fastidioso il racconto che è emerso da alcuni organi di stampa, che hanno descritto le donne come “esagerate” e “capaci di chiamare anche la cosa ‘più insignificante’, come un preservativo rotto, ‘stupro’, grazie a un sistema giuridico femminista troppo liberale”. Ci sono molte buone ragioni per sostenere le leggi di aggressione sessuale basate sulla mancanza di consenso, e per riconoscere che il consenso vada ben oltre il “Sì, puoi metterlo adesso”. È una vergogna che la relazione scadente e sensazionale su questo caso abbia infangato il tutto.

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Articolo originale pubblicato il 21 Settembre 2017

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