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La rivoluzione che ci porterà a superare il gender gap, regalando alle nuove generazioni un futuro di parità e inclusione, parte dal lessico. Perché il modo in cui cresciamo questi esseri umani in divenire è un riflesso del vocabolario che usiamo per interagire con loro quando sono ancora bambini. 

Basti pensare a come etichettiamo i gusti dei piccoli, che seguono preferenze e attitudini personali non sempre considerati “normali”. Frasi come “Sei un maschiaccio” o “Non piangere come una femminucciacalcificano stereotipi e diversità tra sessi e allontanano uno degli obiettivi più pressanti della nostra epoca, prioritario anche per l’Agenda Onu 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, ovvero la parità. Che non passa solo per l’uguaglianza sociale ma anche (e soprattutto) per quella economica.

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Parlare di violenza economica come fa Global Thinking Foundation è quindi necessario più che mai. La fondazione si rivolge a un pubblico di donne per parlare di emancipazione femminile da un punto di vista finanziario e lo fa con progetti virtuosi, podcast, un manuale di prevenzione della violenza economica, mostre, piattaforme dedicate alla formazione e una grande attenzione alle nuove generazioni. 

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Obiettivo: estirpare alla radice l’idea che la dipendenza economica non sia una forma grave di prevaricazione, prevenendo vere e proprie forme di violenza sin dai primi segnali. I progetti di Global Thinking Foundation mirano a sradicare queste situazioni a partire da bambini e ragazzi. Gli stessi che, un domani, avranno diritto a vivere in un mondo di uguaglianza e parità. Tra i progetti più virtuosi in questo senso c’è Young612, insieme di workshop ideati per raggiungere questo traguardo. Perché parlare di soldi, diritto all’istruzione e uguaglianza tra i banchi di scuola è un fondamentale tassello di questo puzzle che mira all’inclusione come urgenza sociale globale.

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Il vocabolario della parità di genere per chi educa i bambini

Un recente esperimento portato avanti in UK e i cui risultati sono stati pubblicati su Psychological Science, ha evidenziato come, sin dai primi anni di vita, le bambine siano portate a ridimensionare le proprie richieste mentre stanno negoziando (ad esempio degli stickers in cambio di un altro oggetto) con degli amichetti di sesso maschile per via di quel confidence gap che le spinge a sottovalutare le loro capacità (mentre ciò non capita con le bambine, che percepiscono come “pari”). Questo divario tra ciò che si è e ciò che percepiamo di noi stessi in relazione agli altri nasce da piccolissimi, intorno ai 4 anni. Non è tanto l’ambiente esterno a influenzare il modo con cui osserviamo le cose che ci circondano, ma sono soprattutto genitori, educatori e caregivers di quei bambini a impostare il lessico, come si diceva prima, che descrive e introduce loro le cose del mondo, gli dà un valore e gli associa una certa complessità.

Ogni parola conta. Ogni frase fatta e stereotipata che gli adulti hanno interiorizzato merita di essere analizzata ed eventualmente eliminata. Molte di queste alimentano il gender gap, anche se sono spesso ritenute inoffensive, normali, innocue. Sono però incredibilmente significative per i bambini e per il loro futuro. Ecco dunque 4 esercizi fondamentali per provare a sradicare questa cultura dell’etichetta che non lascia respiro alla libertà di espressione dei piccoli.

1. Non etichettare i gusti dei bambini

Se una bambina si discosta da universi rosa pieni di principesse e unicorni, allora è, di fatto, “un maschiaccio”. Un’accezione che non fa bene a nessuno dei due sessi: il termine maschiaccio riporta a situazioni negative in cui un bambino (maschio) si caccia nei guai e nella maggior parte dei casi, per fortuna o furbizia, la fa franca. E associa le bambine a mondi ai quali non dovrebbero appartenere, per biologia e consuetudine sociale. Anche peggiore è il significato intrinseco dell’espressione “sei una femminuccia”, che si dice a bambini con una sensibilità e un’emotività particolarmente spiccata. Come se parlare dei propri sentimenti e mostrarli fosse solo una cosa da femmine o, peggio, fosse sbagliato.

2. Lasciarli liberi di esprimersi col gioco

Anche i giochi che acquistiamo per i bambini quando sono molto piccoli hanno un grande impatto sulla proliferazione del gender gap a partire dai banchi di scuola. Vedere un bambino che gioca a cucinare o usa una scopa per imitare i grandi spesso porta a dire ad alta voce che il piccolo ama fare “cose da femmina”, come se il lavoro domestico fosse solo un’esclusiva delle donne. In realtà, le ultime stime su colf e badanti uomini, in crescita anche Italia, dicono che la situazione, così come la percezione per certi lavori, stia cambiando. Lentamente, a fatica, ma ci sta riuscendo.

3. Evitare di definire le materie scientifiche come roba da maschi

Sono le materie STEM, che rientrano nel raggio ampio e variegato delle dottrine tecnico-scientifiche, le più rappresentative di questo gap tra sessi che nasce sin da piccoli. L’idea che le materie umanistiche siano cose da femmina mentre gli uomini possano, di fatto, diventare scienziati ed esperti in materie “difficili”, è sempre più radicata. E la pandemia, purtroppo, sta facendo perdere quelle piccole conquiste faticosamente guadagnate fino a oggi.

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Così l’Effetto Matilda, ovvero quel fenomeno che accorda scarsa autorevolezza alle donne che lavorano nei settori tecnico-scientifici, si fa strada e si radica nella cultura, nelle famiglie e persino nella testa delle bambine. Che già a partire dai sei anni cominciano a pensare “Lui è più intelligente di me, non posso farcela”.

4. Non parlare ai bambini di soldi come “premi” (e basta)

Ai bambini si parla spesso di soldi come un traguardo, un premio. “Se ti cade il dentino passa la fata e ti lascia i soldini”; “Se fai il bravo andiamo a comprare un gioco”. Il meccanismo causa-effetto, anche rispetto alla questione denaro, agli occhi dei bambini ovviamente funziona in modo immediato. Ma a livello più ampio discutere di soldi con i piccoli significa stratificare il loro universo valoriale su più piani, anche quelli della parità di genere (che passa per il superamento del gender pay gap). Solo così si possono gettare le basi di un futuro senza stereotipi, senza violenza economica e senza discriminazioni finanziarie.

Il programma Young612 di Global Thinking Foundation mira proprio a eliminare questo e altri pensieri discriminatori alla radice, offrendo a bambini e ragazzi di diverse fasce d’età (dai 5 ai 16 anni) tre progetti e altrettanto momenti ricreativi, ludici ma anche formativi per parlare di:

  • Economia sostenibile, per i piccoli tra i 5 e gli 8 anni, in collaborazione con Brick4kidz e in partnership con Stem in the City
  • Parità di Genere, con l’app “Crescere Pari” sviluppata in sinergia col Museo dei Bambini di Roma Explora e FEduF e con protagonisti i piccoli tra i 6 e i 10 anni
  • Sostenibilità, col progetto di Young612 che si chiama “17 Passi verso la Sostenibilità” (in collaborazione con Redooc.com) per i ragazzi dai 10 ai 16 anni. In questo caso è il futuro del pianeta a essere al centro della scena.

Il dibattito sempre necessario sui soldi e sul loro valore è di fondamentale importanza per discutere apertamente di violenza di genere, che spesso si tramuta in violenza economica e veri e propri fenomeni di co-dipendenza affettiva e perdita della propria libertà.

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Perché è importante parlare di soldi ai bambini

La narrazione su consapevolezza e parità di genere va di pari passo con quella su violenza economica e soldi. Dare un valore al denaro senza demonizzarlo fa sì che anche i bambini possano capire che guadagnare troppo o, al contrario, guadagnare poco, ha significati diversi ma non ancorati a gerarchie di genere.

Imparare a usare un linguaggio corretto anche quando si parla di soldi senza riferirsi a detti o frasi di uso comune come “I soldi non fanno la felicità” (concetti che, come visto, non sempre rappresentano la diversità e si appoggiano su concetti inclusivi) è fondamentale. I soldi non sono i nemici che cambiano le persone e neanche il biglietto d’ingresso in un mondo di privilegi per pochi eletti. L’equilibrio tra queste due cose, che può essere raggiunto sin da piccoli grazie a genitori ed educatori consapevoli e a progetti come Young612 di Global Thinking Foundation, fa spesso rima con libertà di azione e di pensiero.
E con autonomia e possibilità: in generale, con tutto ciò si discosta dalla violenza economica e dal terribile impatto su indipendenza ed autostima del singolo e della crescita globale.

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Global Thinking Foundation nasce nel 2016 con lo scopo di promuovere l’educazione finanziaria, con una particolare attenzione alle donne e all’uguaglianza di genere.

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