Cos'è il flygskam e perché Greta Thunberg ha cambiato il nostro modo di muoverci

Gli svedesi lo chiamano flygskam, gli inglese flying shame: è la "vergogna di volare" che prova chi è più sensibile alle questioni ambientali e vuole ridurre il proprio impatto sul clima.

Piaccia o no, Greta Thunberg è senza dubbio una change-maker, una di quelle persone che, con il proprio comportamento, tenta di apportare cambiamenti significativi al nostro modo di vivere la vita.

Il suo impegno, cominciato con gli scioperi a scuola e culminato con il discorso davanti ai membri dell’ONU, ha focalizzato l’attenzione di tutti e tutte noi sulla questione ambientale, e sui danni che i nostri sprechi e l’inquinamento indiscriminato stanno causando al pianeta, con conseguenze devastanti che saranno pagate soprattutto dalle generazioni future, in un domani neanche troppo lontano.

Thunberg ha senza dubbio sollevato le coscienze di molte persone, che nel mondo hanno deciso, ciascuna a modo proprio, di attuare cambiamenti nel proprio stile di vita all’insegna del green e della sostenibilità. Fra questi, sempre più gente ha deciso di smettere di prendere l’aereo, in un fenomeno chiamato flygskam.

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Flygskam: cosa significa?

Il termine, proprio come Greta, è svedese, e viene spesso usato anche nella sua declinazione inglese, flying shame, ovvero “vergogna di volare”. Insomma ci sono sempre meno passeggeri sui voli aerei, sempre più sui treni.

Beh, colpa del Covid, potrebbe dire qualcuno: la pandemia mondiale ci ha sicuramente impedito di viaggiare per piacere, ma anche chi deve farlo per lavoro, almeno nel Paese scandinavo, ultimamente predilige il treno.

A far conoscere il fenomeno è stata la compagnia di servizi svedese Swedavia AB, che gestisce  dieci dei principali scali aeroportuali svedesi, tra cui quelli di Stoccolma e Göteborg: secondo i loro dati resi noti, negli ultimi sette mesi è diminuito drasticamente il numero dei viaggiatori aerei, e il 2020 in generale è stato l’anno che ha visto la crescita di passeggeri più scarsa da un decennio a questa parte.

Anche il WWF, attraverso un sondaggio, ha rilevato che il 23% degli svedesi ha rinunciato all’aereo, mentre il 18% ha scelto il treno come alternativa.

Sul versante opposto infatti SJ, il gestore delle ferrovie statali svedesi, ha contato, nel 2020, 32 milioni di passeggeri sui propri treni, un record che l’azienda stessa imputa alla crescente responsabilità collettiva verso l’ambiente e l’attuazione di comportamenti sostenibili.

Con la comparsa del termine flygksam è arrivata anche quella di “tagskryt” (che suona a qualcosa di simile a “vantarsi di andare in treno”) e “smygflyga” (ossia “volare in segreto”).

Come le compagnie aeree stanno rispondendo al flygskam

Solo nel 2018, i viaggi aerei internazionali hanno prodotto, da soli, il 24% delle emissioni globali di CO2 fossili, diventando i sesti maggiori responsabili, a livello mondiale, di emissioni.

Anche per questo, in virtù del crescente flygskam, alcune compagnie aeree si stanno già attrezzando per rispondere al fenomeno, attuando una serie di misure volte alla sostenibilità dei propri voli: SAS, ad esempio, ha provveduto alla sostituzione dei vecchi e inquinanti McDonnell Douglas MD-80 con i più moderni Airbus A320, dei sedili con postazioni più leggere, così da ridurre peso e consumi dei velivoli, e ha ottimizzato la quantità di pasti da imbarcare basandosi sui preordini fatti dai passeggeri al momento dell’acquisto del biglietto.

Ha inoltre avviato una collaborazione con la bioraffineria Preem per arrivare al taglio delle emissioni rispetto ai livelli registrati nel 2005 entro il 2030, pari al 25%. Allo stesso modo Swedavia AB ha avviato delle campagne di comunicazione per i propri passeggeri in cui dichiara l’impegno a ridurre le emissioni; fra gli obiettivi della compagnia l’azzeramento di emissioni di CO2 da carburanti fossili all’interno degli scali aeroportuali gestiti.

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Come ridurre il flygskam

Probabilmente leggendo questo articolo anche voi state pensando se sia opportuno rinunciare in toto all’aereo, ma il flygskam parla di qualcosa di più specifico: solo una piccola percentuale di popolazione, infatti, viaggia spesso in aereo, come sottolineato anche da Dan Rutherford, direttore del programma di aviazione presso l’International Council on Clean Transportation, a Mashable.

In Paesi come il Regno Unito o gli Stati Uniti, di norma è il 15% della popolazione a prendere il 70% dei voli. Se fate parte di questo gruppo, allora probabilmente dovreste cominciare a pensare di cambiare abitudini.

Per dirla in parole molto semplici, siete responsabili anche voi dell’inquinamento se prendete l’aereo per più di cinque volte l’anno. Tuttavia, anche se rientrate nella categoria dei viaggiatori occasionali, c’è sempre qualcosa che potete fare per volare in maniera più sostenibile, ed è quello che Rutherford definisce “volare da NERD“, intendendo quest’ultima parola come l’acronimo di

New
Economy
Regular
Direct

In sostanza, significa che si dovrebbe provare a prendere voli diretti, evitando scali, scegliere la classe economica, e aerei di dimensioni normali e nuovi.

Ci sono anche altri metodi, come quello dell’insetting suggerito dalla professoressa Susanne Becken, che insegna turismo sostenibile al Griffith Institute for Tourism: questo è un concetto in base al quale non si può sforare il budget di carbonio che si ha a disposizione; in altre parole, se prendo l’aereo molto probabilmente esaurirò quel budget, quindi dovrò impegnarmi per essere sostenibile in altri modi, ad esempio lasciando a casa la macchina e usando i trasporti pubblici, così da compensare la quantità di carbonio usata dall’aereo.

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