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“Se il tuo fidanzato fa sesso con te mentre dormi”: cos’è lo stupro coniugale

È una fattispecie giuridica che molti, ancora, faticano a riconoscere, ma lo stupro coniugale è una violenza sessuale a tutti gli effetti. Se una partner dice "no", non ci si può appellare ai doveri coniugali. E oggi la legge lo dice chiaramente.

Forse la notizia potrebbe sorprendere ancora molti, ma se una persona dice “No” a un rapporto sessuale allora ciò che si deve fare è fermarsi; in caso contrario, si parla – non a torto – di stupro.

Poco importa che il no venga pronunciato quando già ci si trova sotto le lenzuola; il condividere un letto non fa venir meno il diritto di una persona di ritirarsi e di manifestare la volontà di non andare oltre, né lo delegittima.

Né l’essere conviventi, fidanzati o sposati rappresenta una condicio sine qua non che permette di evitare il profilarsi di una situazione di violenza sessuale. Insomma, l’essere una coppia non indica che non ci possa essere stupro ai danni di uno dei due da parte del partner, e nel linguaggio giuridico, per essere chiari, questa fattispecie si chiama proprio stupro coniugale.

Del resto, abbiamo già approfondito in articoli precedenti lo stealthing, che si configura come vero e proprio stupro “invisibile” e può essere, ovviamente, compiuto non solo da partner occasionali, ma anche dal proprio stesso compagno o marito.

Questo è però solo uno dei “volti” attraverso cui si compie lo stupro “domestico”. Un esempio estremamente chiaro che ha riportato in auge l’argomento è il tweet lanciato dalla radio francese Fun Radio che ha trasformato in sondaggio social una domanda choc, accendendo i riflettori proprio sull’esistenza, spesso ignorata, dei limiti nel rapporto di coppia. Di cui fa parte anche il diritto di rifiutare un rapporto sessuale, e la configurazione di stupro nel caso in cui la volontà non venga rispettata.

Fun Radio France

Charlotte non sopporta che suo marito faccia l’amore con lei mentre dorme. Per voi è normale?

Quella che a un primo impatto potrebbe sembrare una domanda dai tratti persino ironici che richiama alla mente certi scenari stereotipati dai film, ad esempio quello classico della moglie che inventa la scusa del mal di testa e del marito che insiste, nasconde in realtà un problema molto più grave, che racconta proprio di una situazione di abuso che ha luogo fra le mura domestiche.

La storia di Charlotte  (sempre ammesso che questo sia il suo nome) sarebbe dovuta diventare un racconto dal vivo durante la trasmissione Lovin Fun. Ma il tweet, pur nella sua immediata viralità –  ha infatti raccolto 583 voti, con il 49% che aveva risposto sì, il 51 no – ha suscitato un ampio moto di indignazione nel pubblico, a dispetto proprio degli esiti del sondaggio, a cui si è aggiunta la segretaria di Stato francese per le pari opportunità tra uomini e donne, Marlène Schiappa, la quale ha risposto a sua volta a mezzo social, rivolgendosi direttamente a Fun Radio.

Quello che descrivete si chiama stupro – scrive Schiappa – La definizione giuridica è: penetrazione ottenuta sotto minaccia, coercizione o sorpresa. Dovreste dirlo ai vostri ascoltatori e alle vostre ascoltatrici.

Per questo, il tweet è stato rapidamente cancellato, l’intervento in diretta cancellato dal palinsesto. Schiappa ha effettivamente ragione quando parla di “viol conjugal“, di stupro coniugale: è una fattispecie giuridica regolata nell’articolo 222.23 del Codice penale francese, secondo il quale “tutti gli atti di penetrazione sessuale, di qualsiasi natura, commessi sull’altro attraverso la violenza, la coercizione, la minaccia o la sorpresa, sono uno stupro”.

La risposta di Fun Radio

Fonte: istock

In seguito alle polemiche scatenatesi dopo il tweet, Fun Radio ha tenuto a rispondere, non solo a mezzo social ma anche attraverso un comunicato stampa:

Il dibattito dimostra che abbiamo avuto ragione ad affrontare questo tema. Non è perché si è in coppia che il nostro corpo è a disposizione dell’altro. Il consenso è necessario anche in una relazione amorosa, soprattutto quando una persona dorme e non è in grado di dire no.

Eppure, anche quando il tema si è spostato dal Web alla televisione si è assistito a reazioni contrastanti: durante il programma della rete C8 “Touche pas à mon poste” alcuni opinionisti hanno affermato che parlare di stupro nella circostanza proposta dal sondaggio di Fun Radio fosse “un’offesa per tutte le persone che hanno subìto dei veri stupri”, mentre altri hanno ironizzato dicendo “come posso sapere se è consenziente se dorme?”; il giornalista Gillez Verdez ha definito il sondaggio twittato da Fun Radio “un’apologia dello stupro coniugale”, venendo ripreso dal conduttore della trasmissione. Ma la versione francese di Huffington Post Francia ha rivelato che, dopo la trasmissione televisiva, il Conseil Supérieur de l’Audiovisuel, l’organo che regola i media francesi, ha ricevuto una cinquantina di lamentele da telespettatori indignati. Perché il tema, come detto, è tutt’altro che di poco conto, nonostante sia clamorosamente sottovalutato.

Lo stupro coniugale: cosa dice la legge

Fonte: istock

Nonostante nel nostro paese l’orientamento attuale indichi l’esistenza di un vero e proprio diritto-dovere reciproco per i coniugi per ciò che concerne i rapporti sessuali, e che il sottrarsi ripetutamente a tale obbligo possa dar luogo all’addebito della separazione (si parla ovviamente di rifiuto ingiustificato e ripetuto nel tempo) prefigurandosi un’offesa della dignità della persona che costituisce pregiudizio sul piano personale e psicologico, oltre alla lesione del diritto costituzionalmente garantito alla salute psichica, è altrettanto vero che la legge non permette di imporre forzatamente le proprie pretese.

Non è possibile obbligare l’altro ad avere un rapporto sessuale contro la sua volontà, come la Corte di Cassazione (Sezione penale) ha stabilito con una storica sentenza del 1976, che è poi stata acquisita sia dalla dottrina che dalla giurisprudenza, con cui si è ammessa la punibilità, a titolo di violenza carnale, del coniuge che costringe con violenza o minaccia l’altro coniuge a subire il rapporto sessuale.

La Suprema Corte ha ritenuto che non esista un diritto all’amplesso né, conseguentemente, il potere di esigere una prestazione sessuale, e non può essere considerata una discriminante la non piena opposizione della donna, nel momento in cui viene provato che l’autore della violenza era pienamente consapevole del proprio agire e della non volontà della partner. Un caso emblematico, citato dal Corriere delle donne, riguarda un pastore siciliano che imponeva rapporti sessuali alla moglie, appena rientrato dal pascolo delle pecore, bloccandole le mani per impedirle di difendersi e senza aver provveduto alla propria igiene. L’uomo è stato giudicato colpevole del reato di violenza sessuale dalla Corte di Cassazione, che in questo caso ha reso nulla la sentenza della Corte d’appello la quale si era espressa escludendo l’ipotesi della violenza sessuale, qualificando il reato come maltrattamenti.

Il legislatore, con una norma dell’ottobre 2013, la legge 119, ha inoltre introdotto una pena aggravata nei casi in cui la violenza sessuale viene commessa nei confronti di persona della quale il colpevole sia il coniuge, anche separato o divorziato, ovvero colui che alla stessa persona è o è stato legato da relazione affettiva, anche senza convivenza.

Suggellando di fatto il tramonto, anche normativo, dello stereotipo per cui tra i coniugi non potesse incorrere una violenza sessuale vera e propria; anzi, oggi, alla luce delle nuove disposizione, tale violenza deve ritenersi aggravata dalla particolare vulnerabilità di chi li subisce, stante il luogo in cui questi avvengono – le mura domestiche – e il particolare rapporto fiduciario che intercorre tra i due soggetti.

Alcuni dati dicono che le violenze sessuali commesse da coniugi, ex coniugi, fidanzati ed ex fidanzati ammontano a circa il 12%.

In Francia lo stupro coniugale è condannabile dal 1992, mentre in Germania fino al 1997 non era previsto lo stupro coniugale, quindi il marito aveva il diritto di costringere la moglie ad avere rapporti sessuali, anche contro la sua volontà.

Certamente l’argomento è ancora circondato da sfumature non del tutto chiare che inevitabilmente sono figlie di quella concezione “dell’adempimento dei doveri coniugali” esistente fino a pochissimo tempo fa, e peraltro ancora vigente come principio base dei rapporti di coppia in moltissime culture. Ma avere un rapporto sessuale con una moglie o una compagna che non vuole è uno stupro, a tutti gli effetti.

D’ora in poi, quindi, più che di “doveri coniugali”, sarebbe forse ora di cominciare a parlare di “diritti coniugali”.

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