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Androginia, non esiste solo il binomio uomo/donna

A lungo si è diviso il mondo secondo una contrapposizione chiara uomo/donna. Ma l'androginia rompe questa dicotomia classica, proponendo una visione in cui l'essere perfetto è l'equilibrato connubio tra le componenti. E la moda l'ha sempre amata.

Per anni siamo stati abituati a dividere il mondo secondo una dicotomia ben precisa, quella tra uomo e donna, e a considerare eccezionale, se non addirittura scandaloso, tutto ciò che non poteva essere inquadrato o spiegato in uno dei due canoni.

Abbiamo vissuto epoche in cui non solo di transgender e transessualità non si parlava, ma addirittura in cui l’omosessualità era considerata una patologia vera e propria (e ahinoi tale concezione non sembra essere del tutto superata da qualcuno nemmeno ai giorni nostri…), e un uomo che presentasse caratteristiche femminili, o viceversa, era guardato come bizzarro, se gli andava bene, o del tutto contro natura.

Eppure, poiché mascolinità e femminilità sono in realtà due concezioni ben distinte, è tutt’altro che raro che un individuo presenti aspetti psicologici femminili e aspetti psicologici maschili in percentuali differenti. Il che non significa che sia transgender, che intenda cambiare sesso, e neppure che sia ermafrodita. La definizione più appropriata è, semmai, quella di androgino. Cosa vuol dire?

Il termine deriva dal greco ἀνδρόγυνος, composto da ἀνήρ – ἀνδρός (anèr -andròs: uomo) γυνή – γυναικός (gyné – gynaikòs: donna). Il dizionario italiano Garzanti, ad esempio, ne dà questa definizione:

che presenta insieme caratteristiche del sesso maschile e di quello femminile.

Pertanto, l’androgino mostra sia caratteri specifici del sesso maschile che di quello femminile, naturalmente. Ma attenzione, non si fa riferimento agli organi genitali. Come ben sintetizzato nel libro del 1974 The Psychology of Sex Differences, scritto dalle professoresse E. Maccoby, docente di Psicologia della Stanford University, e C. Jacklin,

Questa dicotomia di ruolo [mascolinità vs femminilità, ndr.] è servita a oscurare due ipotesi plausibili: molti individui sono androgini; ovvero, è probabile che possano essere sia maschili che femminili, sia assertivi che indecisi, sia razionali che emotivi sulla base della risposta appropriata alle varie situazioni; e al contrario gli individui che sono fortemente tipizzati nel ruolo sessuale sono limitati nella serie di comportamenti a disposizione nelle diverse circostanze.

Cos’è l’androginia?

Il termine androginia è stato coniato nel 1974 dalla psicologa americana Sandra Bem, che, partendo da studi precedenti pubblicati su The Psychology of Sex Differences, ha postulato una scala di androginia. Dal nome della psicologa deriva il test Bem Sex Role Inventory (BSRI), che, oltre alle scale di mascolinità e femminilità, ne aggiunge una terza, quella appunto di androginia.

Questa analisi si basa sui tratti maschili e femminili che vengono percepiti come desiderabili per gli uomini e le donne, mentre le precedenti utilizzavano i comportamenti tipici di entrambi i sessi come criterio di discriminazione. È la differenza nel punteggio nella sezione femminile della scala e il punteggio della sezione maschile a determinare il grado di mascolinità, femminilità, o di androginia: quanto più basso è il valore ottenuto dalla differenza dei due indici, tanto più il soggetto si trova nella dimensione androgina.

È fondamentale, per capire meglio di cosa si tratta, non confondere il termine di androginia con l’ermafroditismo o il transgender. Gli individui androgini non presentano il dualismo di genitali, ma le caratteristiche psicologiche, della personalità e degli atteggiamenti di entrambi i sessi.

L’androginia nella moda

Prima di tutto è importante chiarire che quando si parla di stile androgino non bisogna confondersi con il travestitismo o crossdressing, che è l’arte di travestirsi, appunto, con abiti tipici del sesso opposto; in generale, la moda ha sempre avuto un certo fascino verso le figure androgine, soprattutto donne, e negli anni tutti i brand più importanti hanno sperimentato, almeno una volta, look che mettessero in risalto proprio queste peculiarità.

Certamente la moda ha fornito, decennio dopo decennio, tantissimi esempi in particolare di donne androgine: basti pensare a Louise Brooks, icona di stile degli anni ’20 che ha raccontato una femminilità libera e disinibita, basandosi proprio su un’esplicita ambiguità sessuale.

Ma è soprattutto Marlene Dietrich, nel decennio successivo, ad aver dato un’impronta fortissima alla moda androgina, passando dai ruoli di femme fatale al cinema, agli abiti maschili indossati con grande disinvoltura nella vita quotidiana.

Nel corso degli anni moltissime stelle dello spettacolo hanno seguito questo stesso stile attraverso cui rivendicavano principalmente il diritto a non essere schiave delle convenzioni (parliamo di epoche in cui i pantaloni, per le donne, erano ancora visti con occhio critico, per usare un eufemismo), da Katharine Hepburn passando per Judy Garland, fino alla figlia di quest’ultima, Liza Minnelli, regina dei musical che amava alternare calze a rete e smoking.

Negli anni ’60 è Twiggy a farsi portavoce dello stile androgino, mentre nei Seventies è addirittura un’intera linea a rilanciare la figura, quella degli smoking femminili di Yves Saint Laurent. Julie Andrew ha incantato con un’esibizione magistrale in Victor Victoria, nel 1982, sdoganando così definitivamente la figura della donna androgina incarnata anche da altre eccellenze di Hollywood come Diane Keaton, Grace Jones, o, oggi, dalla bravissima Tilda Swinton. Senza dimenticare Annie Lennox, icona androgina del pop anni ’80.

Da circa un trentennio la moda ha fatto dello stile androgino un vero e proprio punto fermo e, anche se ancora oggi è più facile che a interpretarlo siano le donne, non è escluso che anche gli uomini possano esserne degni rappresentanti. Avete presente David Bowie, che inventò persino un alter ego decisamente più femminile, Ziggy Stardust?

Androginia e genetica

L’androginia è da valutarsi quindi come un’attitudine personale, o una situazione che ha radici genetiche e psicologiche? Per l’Enciclopedia medica androgino è colui che risente di “influenze ormonali, anomalie di sviluppo o anormalità genetiche. La causa più frequente di androginìa è un’anomalia di sviluppo: generalmente non si tratta di cattivo funzionamento del sistema endocrino, ma di testicoli ritenuti, scroto bifido, ipospadia“.

Concetto che è confermato anche da Flavia Coffari, psicoterapeuta e sessuologa e presidente del Centro Italiano di promozione alla salute (CIPSal) di Roma, seppur da un punto di vista strettamente biologico: “Si definisce androgino l’ermafrodita maschio (l’ermafodita femmina è invece detto ginandro), quell’individuo cioè che ha caratteristiche fisiche a livello genitale generalmente ambigue, che sembrano femminili e maschili allo stesso tempo”.

Tuttavia, il tipo di androginia cui si fa più spesso riferimento è quella psicologica: come nello stesso articolo ha spiegato il professor Fabrizio Quattrini dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica, l’androginia, soprattutto nel sesso femminile, coinvolge di più le strutture profonde della personalità e non solo gli atteggiamenti e i comportamenti agiti. “Quella che noi psicologi e sessuologi chiamiamo ‘androgina psicologica’ è la rappresentazione di un modello interiorizzato di genere che permette di armonizzare negli individui l’esperienza emotiva e comportamentale”.

Androginia psichica

Molti autorevoli professionisti hanno indagato l’androginia psichica: per Carl Gustav Jung, ad esempio, la figura androgina è considerata “superiore ai due sensi poiché incarna la totalità e quindi la perfezione”; ragion per cui il fondatore della psicologia analitica ha spesso utilizzato uomini androgini e donne androgine nelle sue opere. Per Jung ogni uomo racchiude in sé un’immagine del femminile, chiamata l’Anima, la quale rappresenta una componente attiva della sua psiche. Allo stesso modo, ogni donna nasconde un’immagine del maschile che costituisce una componente egualmente attiva della sua personalità, l’Animus.

Anche June Singer ha ripreso il pensiero di Jung, spiegando, all’interno della sua opera Androgyny: The Opposite Within, che gli esseri umani sono da sempre consapevoli della dualità fondamentale nell’universo, funzione del gioco eterno di energie psichiche opposte in ogni individuo nel corso della storia, che talvolta può manifestarsi come una confusione specificamente sessuale o dei disturbi psicologici generati dalla mancanza di integrità psichica interiore. Per lei, l’androginia va di pari passo con la consapevolezza di essere sì uomini e donne, ma prima di tutto particelle di un meccanismo più ampio, cui si accompagna il senso di appartenenza a un ordine cosmico.

Come detto, anche nel mondo dello spettacolo sono molti i personaggi famosi il cui successo è dipeso in parte anche dal loro essere androgini. In gallery ne abbiamo raccolti una carrellata.

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