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Marlene Dietrich e la storia del primo bacio lesbico del cinema

Apertamente bisessuale, Marlene fu in grado di fare ciò che si riteneva impensabile. Aiutata da un fascino irresistibile cambiò la storia del cinema.
Questo contenuto fa parte della rubrica “Storie di Donne”

Non c’era nulla di banale in Marlene Dietrich. Dalla voce, con quella durezza conferita dall’accento tedesco, all’arco delle sopracciglia, dagli occhi languidi al look androgino. Lontana anni luce dal modello classico di star del cinema, contribuì a ridefinire l’idea di genere in un mondo ancora fossilizzato sull’eterosessualità. Nessun’altra avrebbe potuto sfidare la morale dei primi decenni del Novecento come fece lei, dando il primo bacio lesbico della storia del grande schermo.

Era il 1930 e la Dietrich era reduce dal successo dell’Angelo azzurro, dopo una lunga gavetta iniziata nel 1919. Vestita da uomo, con cilindro e smoking, nella pellicola Marocco fece quello che un’attrice non aveva mai “osato” fare prima di lei. In una scena di canto, all’interno di un locale, si chinò su una spettatrice e la baciò. Se è naturale credere a una volontà precisa della produzione, che puntava furbescamente a plasmare su di lei l’immagine di un modello femminile che ancora non si era visto al cinema, certo è che Marlene visse davvero una vita fuori dagli schermi.

Pur essendo una diva idolatrata e venerata come una dea, il suo essere femme fatale fu qualcosa di incidentale, almeno nell’accezione del tempo. Nell’intervista all’Observer nel 1960, riportata dal Guardian, Marlene Dietrich confessò infatti qualcosa che nessuno avrebbe mai immaginato dall’icona di stile che ancora oggi influenza la moda. “Se mi vestissi solo per me stessa, non ci metterei alcun impegno. Gli abiti mi annoiano. Indosserei i jeans”.

Nata il 27 dicembre del 1901 a Schöneberg, un quartiere di Berlino, il suo vero nome era Marie Magdalene Dietrich. Da piccola non sognava di diventare un’attrice: era la musica il suo mondo. Studiò pianoforte e violino e nel 1922 fu chiamata a suonare per la colonna sonora di un film muto. Dopo sole quattro settimane venne licenziata per colpa di una lesione al polso che le impediva di eseguire al meglio i suoi pezzi. Fu così che decise di tentare con la recitazione.

Dopo una lunga gavetta, il suo ruolo nell’Angelo azzurro la rese famosa e attirò l’attenzione di Hollywood. Ricevuta un’offerta dagli studios, si imbarcò su un transatlantico, verso la sua nuova vita. Durante il viaggio conobbe Travis Banton, il costumista che creò il look androgino e con cui collaborò per il resto della sua carriera. Fu proprio lui a scattarle delle foto con un completo pantaloni in stile marinaro, che convinsero persino la Paramount a permetterle di indossare abiti maschili.

Contrapposta alla “rivale del tempo”, Greta Garbo, Marlene Dietrich girò solo con registi che lei approvava. Era una clausola che aveva riuscito a strappare eccezionalmente alla casa di produzione e che nessuna era riuscita a ottenere. A proposito della Garbo, anche lei protagonista di un bacio saffico al cinema qualche anno dopo, pare che nel 1925 le due si siano frequentate, come la stessa Dietrich raccontò nei suoi diari e nelle sue riflessioni, oggi raccolte nel libro Dizionario di buone maniere e cattivi pensieri.

Dal punto di vista sentimentale, Marlene era infatti apertamente bisessuale. Nel 1923 si sposò con il produttore statunitense Rudolf Sieber, da cui ebbe la figlia Maria e a cui rimase legata fino alla morte dell’uomo, avvenuta nel 1976. Ebbe però molti amanti famosi, tra cui gli scrittori Ernest Hemingway e Erich Maria Remarque, gli attori Jean Gabin, Gary Cooper, James Stewart, John Wayne e Frank Sinatra. Nonostante i tradimenti, Sieber non volle mai chiedere il divorzio.

Pur essendo legata alla sua identità tedesca, Marlene Dietrich rifiutò l’ascesa del nazismo con tutte le sue forze. Non cedette nemmeno alle lusinghe di Goebbels e Hitler, che la volevano come icona mondiale del nazismo e non solo: il dittatore la corteggiò spudoratamente. Diventata cittadina americana, durante la guerra allietò le truppe alleate esibendosi sia in Europa che in Nord Africa.

La sua fama declinò a partire dagli anni Cinquanta, ma lei continuava a volersi esibire anche come cantante, nonostante alcuni problemi di salute. Dopo un’ultima apparizione nel 1979, nel film Gigolò, Marlene Dietrich si ritirò dalle scene e passò in isolamento totale i suoi ultimi anni, costretta a letto. Morì il 6 maggio del 1992, nella sua casa parigina, spegnendosi nel sonno.

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