Endometriosi, una donna su dieci ne soffre ma l'attesa per una diagnosi è dieci anni.


Il Parlamento Europeo ha approvato nel 2024 una risoluzione che definisce l’endometriosi una priorità di salute pubblica a livello continentale, chiedendo agli Stati membri di ridurre il ritardo diagnostico medio e di garantire un accesso più rapido a specialisti formati. Un atto politico che ha acceso i riflettori su una malattia che colpisce circa 190 milioni di donne nel mondo, tre milioni solo in Italia, ovvero una donna su dieci in età riproduttiva. Eppure il tempo medio che intercorre tra i primi sintomi e la diagnosi resta, nel nostro Paese, tra i sette e i dieci anni. Dieci anni in cui molte donne sentono ripetere che è normale avere dolori mestruali intensi, che è una questione di soglia del dolore, che è tutto nella testa. Dieci anni in cui la malattia progredisce, il tessuto cicatriziale si accumula e, in alcuni casi, la fertilità viene compromessa in modo irreversibile.
L’endometriosi è una malattia infiammatoria cronica in cui cellule simili a quelle che rivestono l’interno dell’utero crescono in sedi anomale, più frequentemente sulle ovaie, sulle tube di Falloppio, sulla parete posteriore dell’utero, sull’intestino e sulla vescica. Ogni mese, in risposta agli ormoni del ciclo mestruale, queste cellule si comportano come se fossero all’interno dell’utero: si ingrossano, si sfaldano e sanguinano. Ma non avendo una via di uscita, questo sangue rimane intrappolato nei tessuti circostanti, generando infiammazione cronica, formazione di tessuto cicatriziale e aderenze che col tempo possono alterare l’anatomia degli organi pelvici. Il dolore che ne deriva non è un dolore normale. Non è qualcosa da sopportare. È un segnale che merita ascolto e risposta medica.
Il sintomo più comune dell’endometriosi è la dismenorrea, ovvero il dolore mestruale, ma non il fastidio diffuso che molte donne conoscono: si tratta di un dolore spesso invalidante, che impedisce di andare a lavorare, di stare in piedi, di svolgere qualsiasi attività normale. Un dolore che non risponde agli antinfiammatori da banco, che costringe a letto per uno, due, talvolta tre giorni al mese. Accanto alla dismenorrea, altri segnali clinici che devono spingere a consultare uno specialista includono il dolore pelvico cronico che persiste anche fuori dal ciclo, il dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia), il dolore durante la defecazione o la minzione nei giorni mestruali, il sanguinamento abbondante e la difficolta a concepire. Non è necessario presentare tutti questi sintomi contemporaneamente: anche uno solo, se persistente e intenso, è sufficiente per meritare una valutazione ginecologica approfondita.
La primavera, con i suoi cambiamenti ormonali legati al cambio di stagione e le variazioni nei livelli di luce che influenzano i ritmi biologici, è una stagione in cui molte donne con endometriosi riferiscono un’amplificazione della sintomatologia. Non è un caso che sia anche il periodo in cui in molte si decide finalmente di fare il passo e cercare un medico che le ascolti davvero. Se ti riconosci in questi sintomi, questo momento è buono quanto qualsiasi altro per agire: aspettare non ha mai aiutato nessuna con questa malattia, e ogni anno di diagnosi ritardata è un anno in cui la progressione avrebbe potuto essere fermata.
Uno degli aspetti più frustranti dell’endometriosi è che non esiste un esame del sangue che la identifichi. La diagnosi definitiva e storicamente chirurgica, ovvero basata sulla visualizzazione diretta delle lesioni in laparoscopia con biopsia, ma nella pratica clinica moderna una combinazione di storia clinica accurata, ecografia pelvica transvaginale eseguita da operatori esperti e risonanza magnetica pelvica permette spesso di formulare una diagnosi clinica fondata senza ricorrere immediatamente alla chirurgia. Il problema è che pochi ginecologi hanno la formazione specifica per riconoscere l’endometriosi all’ecografia: le lesioni più superficiali possono essere invisibili anche a un ecografista esperto non specializzato, e un’ecografia negativa non esclude la malattia. Per questo è fondamentale rivolgersi a centri o professionisti con esperienza specifica in endometriosi. Trovare il giusto specialista non è sempre semplice, ma su Elty.it è possibile cercare ginecologi specializzati in patologia uterina e endometriosi disponibili nella propria città, confrontarne i profili e le aree di competenza e prenotare direttamente online, senza dover passare da lunghe telefonate o mesi di attesa. Un accesso più rapido allo specialista giusto può fare la differenza tra un’altra stagione di dolore non diagnosticato e l’inizio di un percorso che finalmente porta delle risposte.
Portare con sè alla prima visita un diario dei sintomi dettagliato, in cui si annotano l’intensità del dolore giorno per giorno nel corso di due o tre cicli mestruali, la sua localizzazione, i sintomi associati e l’impatto sulla vita quotidiana, è uno strumento prezioso che aiuta il ginecologo a costruire una valutazione clinica più accurata. Molte donne che hanno ricevuto una diagnosi rapida attribuiscono proprio a questa documentazione sistematica il merito di aver convinto il medico della gravità dei sintomi, superando quella tendenza alla minimizzazione che purtroppo e ancora troppo comune.
La notizia che molte donne con endometriosi vogliono sentire ma non sempre ricevono è questa: non esiste ancora una cura definitiva per la malattia, ma esistono trattamenti efficaci che possono ridurre significativamente il dolore, rallentare la progressione e, in molti casi, preservare la fertilità. La scelta del trattamento dipende dall’età, dalla gravità dei sintomi, dalla localizzazione e dall’estensione delle lesioni e dal desiderio o meno di una gravidanza. La terapia ormonale, che riduce i livelli di estrogeni e inibisce la proliferazione delle lesioni endometriosiche, è spesso il primo approccio: può essere somministrata con pillola contraccettiva, progestinici, dispositivo intrauterino al levonorgestrel o, nei casi più severi, con analoghi del GnRH che inducono una menopausa temporanea reversibile.
Nei casi in cui la terapia ormonale non è sufficiente o non è tollerata, la chirurgia laparoscopica eseguita da mani esperte rappresenta un’opzione efficace: l’obiettivo è rimuovere o ablare le lesioni endometriosiche preservando il massimo possibile del tessuto sano circostante, in particolare sulle ovaie. La qualità del chirurgo e del centro dove si interviene è determinante: le laparoscopie per endometriosi eseguite da specialisti non specificamente formati comportano un rischio più alto di recidiva e di danni collaterali. Per l’endometriosi profonda che coinvolge intestino, vescica o uretere, l’intervento richiede un team multidisciplinare con chirurgo colo-rettale e urologo. Affidarsi a un centro di riferimento specializzato non è un lusso, è una necessità clinica.
Il legame tra endometriosi e fertilità e uno degli aspetti che preoccupano di più le donne in età riproduttiva, e su cui circolano molte informazioni imprecise. La realtà e che circa il 30-40% delle donne con endometriosi ha difficolta a concepire, ma questo non significa che tutte le donne con endometriosi siano infertili: molte riescono a concepire naturalmente, talvolta senza nemmeno sapere di avere la malattia. La riserva ovarica, ovvero la quantità e la qualità degli ovociti disponibili, può essere compromessa dall’endometriosi che coinvolge le ovaie, in particolare dai cosiddetti endometriomi ovarici, cisti ripiene di sangue ossidato. Anche gli interventi chirurgici ripetuti sulle ovaie per rimuovere queste cisti possono ridurre la riserva, motivo per cui la decisione di operare deve sempre essere ponderata con attenzione.
Per le donne con endometriosi che desiderano una gravidanza, il consiglio degli specialisti è di non aspettare troppo e di non rimandare il progetto di maternità più del necessario, valutando con un ginecologo o un medico della riproduzione la propria situazione specifica. Il dosaggio dell’AMH (ormone anti-mulleriano), che misura la riserva ovarica, e la conta dei follicoli antrali all’ecografia sono esami semplici che forniscono informazioni preziose per pianificare il percorso riproduttivo. Per chi ha già una diagnosi di endometriosi, Elty permette anche di trovare specialisti in medicina della riproduzione disponibili sul territorio, un’opzione importante per chi vuole affrontare il tema della fertilità con il giusto supporto professionale.
C’e un filo comune nelle storie di quasi tutte le donne con endometriosi: quello del dolore non creduto. Il dolore minimizzato dai medici, normalizzato dalle famiglie, ignorato da se stesse perchè si era convinte che fosse cosi per tutte. La ristrutturazione cognitiva che serve a molte donne prima di arrivare a una diagnosi non è medica, è culturale: riconoscere che il proprio dolore è reale, che merita attenzione, che non è esagerazione nè fragilità, e il primo passo indispensabile. Senza di questo, non si cerca una seconda opinione, non si cambia ginecologo, non si insiste per un’ecografia approfondita.
Se stai leggendo questo articolo e ti stai riconoscendo, sappi che non sei sola e che hai tutto il diritto di pretendere una valutazione medica seria. Cambiare specialista se non ti senti ascoltata non è mancanza di fiducia nella medicina, è rispetto per te stessa. Usare strumenti come Elty per trovare un ginecologo con esperienza specifica in endometriosi e prenotare rapidamente non è imbarazzante, è intelligente. E soprattutto, credere al tuo dolore non è debolezza: è il gesto più preciso e più necessario che tu possa fare per la tua salute.

Maschio, bianco, parzialmente etero, semi-arredato. Si affitta solo a referenziati.
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