Per i cristiani dicembre significa Natale, ma è interessante conoscere e approfondire anche le festività, religiose o meno, di altre culture e culti; per gli ebrei, ad esempio, dicembre equivale a Chanukkah, la festa che commemora la consacrazione di un nuovo altare nel Tempio di Gerusalemme dopo la conquistata libertà dagli Elleni, mentre per onorare l’eredità della cultura afro-americana negli States si celebra, dal 26 dicembre al 1° gennaio, Kwanzaa.

Kwanzaa: cos’è e cosa significa

Kwanzaa è una festa che si celebra sempre a dicembre, per onorare la fertilità delle terre e il buon raccolto. È stata ideata nel 1966 dallo studioso di africanistica, nonché attivista, Maulana Ndabezitha Karenga, con l’obiettivo di “dare ai neri un’alternativa all’attuale festa del Natale e dare ai neri l’opportunità di celebrare se stessi e la loro storia, piuttosto che semplicemente imitare la pratica della società dominante”.

Per il suo nome Karenga si ispirò alla frase swahili matunda ya kwanza, che significa “primi frutti del raccolto”; la scelta dello swahili, lingua dell’Africa orientale, è un vero e proprio simbolo del panafricanismo.

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Come si celebra il Kwanzaa

In realtà ogni famiglia può celebrarlo a modo suo, ma in generale la festa include il più delle volte canti e danze, tamburi africani, la lettura di storie, lettura di poesie e la consumazione di un pasto tradizionale.

Per entrare appieno nello spirito del Kwanzaa occorrono:

  • Mkeka, una tovaglietta di paglia.
  • Muhindi, delle pannocchie per i bambini della comunità o per quelli che abitano la casa.
  • Kinara, un candeliere a 7 braccia.
  • Mishumaa Saba, 3 candele rosse, che rappresentano gli sforzi, una nera, da disporre al centro, che rappresenta la lotta degli afroamericani, e 3 verdi, che simboleggiano la speranza.
  • Zawadi, regali.
  • Kikombe cha Umoja, una tazza che rappresenta l’unità della famiglia e della comunità.
  • Mazao, frutta o verdure per rappresentare la produttività della comunità.

Si posiziona una tovaglietta di paglia o di tessuto, che rappresenta le fondamenta della stirpe africana, al centro del tavolo, disponendo i simboli di Kwanzaa sulla stessa, cioè il candeliere (senza accendere le candele!), le pannocchie, frutta e verdura, regali e tazza.

Possono essere aggiunte anche altre decorazioni a piacimento, ad esempio bandiere panafricane o simboli di culture africane diverse.

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Lo scopo principe di Kwanzaa è però fare del bene alla comunità, che sta al centro di tutto: durante le celebrazioni, dunque, è bene dedicarsi ad attività di volontariato, meditazione e creatività, per il bene collettivo. Infine, il 1° gennaio, l’ultimo giorno di Kwanzaa, ci si scambia i regali tra figli e genitori, prettamente di natura educativa o artistica.

I principi del Kwanzaa

Sono sette, uno per ogni giorno di celebrazione:

  • 26 dicembre, Umoja, unità;
  • 27 dicembre, Kujichagulia, autodeterminazione;
  • 28 dicembre, Ujima, lavoro collettivo e responsabilità;
  • 29 dicembre, Ujamaa, cooperazione economica;
  • 30 dicembre, Nia, obiettivo;
  • 31 dicembre, Kuumba, creatività;
  • 1° gennaio, Imani, Fede.
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Ogni candela deve essere accesa per ogni giorno, rappresentando un principio specifico, con la candela nera che è sempre la prima. Ci sono persone che accendono le candele dal rosso al verde, ovvero da sinistra verso destra, ma questa è solo una scelta.

Nel dettaglio, i principi del patrimonio africano sono:

Umoja, il principio che aiuta a mantenere l’unità nella famiglia e nella comunità.

Fonte: julietmaingi.net

Kujichagulia, autodeterminazione che consente di essere responsabile e di parlare per se stessi.

Fonte:julietmaingi.net

Ujima, il principio che regola il lavoro collettivo fatto per costruire e mantenere una comunità.

Fonte:julietmaingi.net

Ujamaa, la  cooperazione economica, messa in atto per supportare gli altri.

Fonte:julietmaingi.net

Nia è lo scopo primario, che permette di costruire e sviluppare la comunità per il bene di tutti.

Fonte:julietmaingi.net

Kuumba è la creatività che consente di lasciare una comunità migliore alle generazioni future.

Fonte:julietmaingi.net

Imani, il principio che permette di credere in qualcuno (nei genitori, nelle guide, nei leader).

Fonte:julietmaingi.net

Kwanzaa: numeri, popolarità e diffusione

La popolarità del Kwanzaa è diminuita in concomitanza con il calare della popolarità del movimento separatista nero, e, anche se è piuttosto difficile offrire una stima precisa delle persone che lo celebrano, un’indagine di marketing promossa dalla National Retail Federation nel 2015 ha rilevato che l’1,9% degli intervistati prevedeva di celebrare il Kwanzaa, pari a circa sei milioni di persone negli Stati Uniti.

Naturalmente, ci sono anche delle critiche alla celebrazione, ad esempio da parte di alcuni gruppi cristiani, che giudicano la festa pagana e persino razzista, aggiungendo che non è festeggiata in Africa e che il suo solo scopo è quello di allontanare i neri cristiani dalla celebrazione del Natale; molti mettono poi in discussione la reputazione del suo fondatore, Maulana Ndabezitha Karenga, che negli anni ’70 è stato condannato per aggressione criminale ai danni di due donne nere dell’Organizzazione Us, un gruppo nazionalista nero al quale è ancora affiliato.

Infine, c’è chi sostiene che l’uso dello swahili non rappresenti affatto la comunità afroamericana, in quanto la tratta degli schiavi ha interessato soprattutto l’Africa Occidentale e non quella Orientale, in cui questa lingua è più diffusa.

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