Fridays for future, la Terra ha una data di scadenza e i ragazze/i sono pronti a salvarla

Sono giovani, sono determinati e hanno un obiettivo: salvare il Pianeta. Ispirati dalla giovanissima Greta Thunberg, i Fridays For Future sono ormai un fenomeno globale che raggruppa milioni di persone.

Chiunque abbia accesso i social o a una tv non può non conoscere il volto di Greta Thunberg: il suo sguardo determinato e le sue trecce ne fanno ormai un’icona e il simbolo della lotta per l’ambiente.

Meno conosciuto è invece Fridays for Future, il movimento di protesta che ha lanciato e si è poi diffuso in tutto il mondo.

Fridays for future: cosa sono?

Alla lettera “venerdì per il futuro”, i Fridays for future sono conosciuti anche come noto anche come “sciopero scolastico per il clima” (in svedese: Skolstrejk för klimatet), Youth for Climate o School Strike 4 Climate sono nati come scioperi di protesta – effettuati appunto ogni venerdì – durante i quali gli studenti si assentavano dalle lezioni scolastiche per partecipare a iniziative e manifestazioni in favore della lotta per l’ambiente.

Oggi il movimento raggruppa più di 14.000.000 persone, in oltre 7.500 città distribuite su tutti i continenti, che si uniscono nei Climate Strike, gli scioperi per il clima.

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La storia dei Fridays for Future

A ispirare il movimento globale è stata proprio Greta Thunberg che nell’estate del 2018, a soli 15 anni, «stanca della riluttanza della società a vedere la crisi climatica per quello che è: una crisi»,
ha iniziato un’azione di protesta andata avanti le tre settimane precedenti le elezioni.

Ogni giorno, si è seduta davanti al Riksdag, il parlamento svedese, mostrando il cartello scritto a mano “Skolstrejk för klimatet” (Sciopero scolastico per il clima) per chiedere al governo di ridurre le emissioni di anidride carbonica in base all’Accordo di Parigi e un’azione urgente sulla crisi climatica.

Presto Greta non è stata più sola e l’8 settembre lei e i suoi compagni di scuola hanno deciso di continuare il loro sciopero settimanalmente fino a quando le politiche svedesi non si fossero allineate con l’accordo di Parigi, creando l’hashtag #FridaysForFuture e incoraggiando altri giovani in tutto il mondo a unirsi a loro.

L’appello non è rimasto inascoltato e centinaia di ragazzi e ragazze hanno manifestato in tutto il mondo, dall’Australia – il cui primo ministro  Scott Morrison aveva dichiarato al Parlamento di volere “più apprendimento nelle scuole e meno attivismo” – all’Europa, dal Giappone agli Stati Uniti.

I numeri di queste manifestazioni sono impressionanti: il 15 marzo 2019 oltre un milione di persone – di cui 100.000 solo a Milano – hanno sfilato in manifestazioni pacifiche in tutto il mondo per chiedere ai governi maggiori attenzione e azioni più incisive per combattere la crisi climatica. E la partecipazione ha continuato a crescere – superando i 7 milioni durante i due scioperi della Climate Action Week, il 20/9/2019 e il 27/09/2019 – e non è stata fermata nemmeno dalla pandemia: 161 Paesi nel mondo, 115 città in Italia si sono uniti sotto lo slogan «due crisi, una soluzione» per il quinto sciopero globale per il clima, il primo completamente digitale.

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Il movimento Fridays for Future in Italia

L’Italia è uno dei paesi in cui la partecipazione ai Fridays For Future è sempre stata molto alta e che in alcune occasioni, come il primo sciopero del 15 marzo 2019, ha registrato i numeri più alti in alcune città.

Sono ragazzi giovani, a volte giovanissimi, alcuni «cresciuti a pane a ambientalismo» altri per cui la scoperta della crisi climatica è stata uno shock (“stavo morendo e non lo sapevo”), e che, ispirati da Greta, hanno fatto della lotta per l’ambiente molto più che una passione.

La pandemia li ha portati via dalle piazze, ma non dal movimento e dagli scioperi che, anche in formato digitale – sebbene stiano lentamente ripartendo le iniziative in presenza – hanno registrato una partecipazione attiva e numerosa.

Durante il primo evento del 2021 che si è svolto il 19 marzo al grido di “No More Empty Promises”, basta false promesse, il FFF Italia ha ricordato che le manifestazioni nascono

dalla necessità di vedere diventare operativa la riduzione di CO2 annuali. L’Italia non sta rispettando l’accordo di Parigi sul clima. E i fondi del Next Generation Eu assegnati alla transizione ecologica sono del tutto insufficienti, rischiano di finire alle aziende più inquinanti.

Ma non solo: il movimento italiano ha affiancato alle richieste globali alcune domande specifiche dirette al Ministero dell’Istruzione, tra cui l’aumento dei fondi destinati all’Istruzione di tutti i livelli per sostenere l’innovazione ecologica e rendere gli istituti scolastici sostenibili al 100%, l’inserimento nei programmi di tematiche legate allo sviluppo sostenibili e l’interruzione delle collaborazioni tra il Ministero e le aziende inquinati che non intraprendano percorsi di bonifica e risarcimento danni.

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Le proposte del movimento Fridays for Future

Attenzione all’ambiente, rispetto degli accordi di Parigi, attenzione a quello che dice la scienza: sebbene come nel caso italiano le varie declinazioni nazionali del movimento abbiano delle richieste specifiche, legati alle particolari situazioni contingenti, le rivendicazioni a livello globale sono comuni.

Nel marzo 2019 sono stati ristabiliti 4 punti, molto semplici ma che potrebbero fare la differenza:

  • Creare un cammino sicuro sotto 1,5°C di aumento di temperatura globale.
  • Giustizia climatica ed equità per tutti.
  • Seguire l’accordo di Parigi.
  • Uniti dietro la scienza.

Nell’agosto 2019, la Dichiarazione di Losanna, firmata da 400 attivisti per il clima da 38 paesi ha ribadito la necessità di

  • Mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto di 1,5° C rispetto ai livelli preindustriali.
  • Garantire giustizia ed equità climatiche.
  • Ascoltare la migliore scienza unita attualmente disponibile.

Nel nostro Paese, nelle ultime settimane le richieste del movimento sono state legate al Recovery Fund e i giovani ambientalisti sono scesi in piazza contro il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che “sta andando nella direzione sbagliata”.

Sul sito del movimento è possibile leggere e sottoscrivere la lettera aperta “State scrivendo il Recovery Fund pensando agli anni ’20, ma del Novecento”, in cui sono presenti 7 punti “imprescindibili”.

  1. Promozione delle fonti rinnovabili, con l’obiettivo di arrivare a 100% di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2030.
  2. Riduzione dei consumi energetici del patrimonio edilizio pubblico e privato fino al 50%.
  3. Finanziamento della mobilità sostenibile e delle grandi opere come 200 km di metropolitane, 250 km di servizi tramviari metropolitani, 5.000 km di percorsi ciclabili entro il 2030.
  4. Adattamento al clima dei territori: finanziare piani e interventi di adattamento climatico nei territori idrogeologicamente vulnerabili.
  5. Ridurre i ritardi e i divari digitali che ostacolano l’affermazione di attività economiche e comportamenti sostenibili.
  6. Sostegno alla ricerca pubblica e privata per nuovi prodotti e produzioni bio circolari, destinando posti di lavoro riservati e garantendo il sostegno alla specializzazione dei giovani.
  7. Rafforzamento del modello agroecologico incentivando la transizione ad un modello agricolo che non alteri il clima, che valorizzi le risorse locali (filiera corta) e il biologico e qualifichi l’agricoltura integrata, promuovendo inoltre stili alimentari a base vegetale.
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L’impatto dei Fridays for Future

Il merito dei Fridays for Future non è solo quello (enorme) di essere riusciti a mobilitare e portare in piazza le generazioni più giovani, aggregandole intorno a un obiettivo comune, e quello di aver riportato al centro dell’attenzione una tematica determinante per il nostro futuro ma tendenzialmente sottovalutata come quella della lotta ai cambiamenti climatici.

I suoi effetti, infatti, sono stati determinanti anche per ottenere fondamentali processi giudiziari e legislativi, come il caso della storica sentenza della Corte costituzionale tedesca di Karlsruhe, che raccogliendo le richieste degli ambientalisti e del movimento, guidato dalla giovane Luisa Neubauer, ha chiesto al parlamento e al governo di fare di più sulla protezione per il clima.

La legge in vigore non è sufficiente. Il parlamento dovrà regolamentare di nuovo gli obiettivi sulla riduzione delle emissioni di gas dopo il 2030 entro la fine dell’anno.

Speriamo che quella tedesca sia solo uno dei passi in questa direzione. In Italia, sebbene qualcosa sembrasse muoversi con l’introduzione del nuovo Ministero della Transizione Ecologica, all’atto pratico l’iniziativa del governo Draghi sembra più un tentativo di greenwashing che una volontà concreta di muoversi nella direzione della sostenibilità.

All’indomani della nomina, Fridays For Future Italia ha espresso le sue perplessità, non solo sull’effettivo impatto del ministero, ma sulla scelta del Ministro

La notizia appare subito come positiva per poi constatare al più presto che nessun superministero è stato creato, ma è semplicemente un nuovo nome per quello che era il Ministero dell’Ambiente, con qualche delega in più sul fronte energetico. Un’altra cosa che ci lascia subito sgomenti è la scelta della figura messa a capo di questo ministero: il Ministro Cingolani, uno scienziato di fama internazionale esperto di intelligenza artificiale e nanotecnologie, responsabile dell’innovazione tecnologica di Leonardo SpA, azienda a partecipazione statale attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza.

Ma c’è un altro aspetto dell’impatto del movimento globale che è importante ricordare: grazie ai premi ricevuti per l’azione sul clima, il movimento guidato da Greta Thunberg ha potuto donare 100.000 euro per garantire più equità ai vaccini contro il coronavirus.

Nei paesi ad alto reddito, 1 persona su 4 ha già fatto il vaccino; nei paesi a basso reddito solo 1 su oltre 500. In un momento in cui i governi rifiutano di redistribuire equamente le dosi vaccinali con la scusa che scarseggiano, in occasione della conferenza stampa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Greta ha ricordato:

La comunità internazionale deve fare di più per affrontare la tragedia dell’ineguaglianza dei vaccini Abbiamo i mezzi a nostra disposizione per correggere il grande squilibrio che esiste oggi nel mondo nella lotta contro Covid-19. Proprio come con la crisi climatica, dobbiamo prima aiutare coloro che sono più vulnerabili.

Articolo originale pubblicato il 11 Maggio 2021

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