Napoli: ragazzo trans costretto dalla scuola a nascondersi e a usare il bagno sbagliato

È accaduto in un liceo napoletano: un ragazzo trans è stato rimproverato e umiliato dalla Dirigente, che gli ha impedito di utilizzare il bagno corrispondente alla sua identità di genere.

Ancora transfobia tra le mura scolastiche italiane ai danni di un giovanissimo studente trans che ci dimostra quanta strada ancora ci sia da fare nel rinascimento dei diritti della comunità T.

Come riporta Gay.it, il fatto di natura transfobica è accaduto questa volta in un istituto superiore di Napoli, il liceo classico statale “Gian Battista Vico”, dove un ragazzo transgender è stato più volte e con toni aggressivi rimproverato per aver utilizzato, giustamente, il bagno corrispondente alla propria identità di genere.

Nonostante l’alunno abbiamo più volte comunicato e manifestato il suo disagio nell’utilizzo dei bangi di genere femminile, ha ricevuto da parte della Dirigente il divieto assoluto di utilizzare il bagno corrispondete alla propria identità di genere, la quale lo ha successivamente invitato a usufruire solo ed esclusivamente dei bagni del suo sesso biologico.

Negato il diritto allo studio

Quella che è avvenuta tra le mura di questo liceo napoletano non solo è transfobia ma è anche un vero e proprio attacco ai diritti inalienabili e fondamentali di ogni individuo e un ostacolo per il diritto allo studio che ogni ragazzo e ragazza ha. La scuola in primis, e dai racconti di migliaia di ragazzi e ragazze non lo è, dovrebbe essere un luogo sicuro, di crescita personale e in cui vengano insegnati il valore e il rispetto delle diversità.

Ma non solo: dopo svariati rimproveri il ragazzo in questione è stato convocato nell’ufficio della Dirigente scolastica, dalla quale ha subito misgendering e deadnaming. La Dirigente ha infatti affermato che il suo percorso di transizione sia soltanto una scelta simbolica come lo sia l’utilizzo di pronomi e nome differenti da quelli attribuitigli alla nascita, dimenticando completamente che in realtà questo significa rispettare l’identità del ragazzo e la sua dignità.

Cos'è il dead name e perché è importante chiamare le persone trans col loro nome

Ancora più grave sembrerebbe essere il fatto che la Dirigente abbia invitato il ragazzo a nascondere la sua identità di genere per evitare la diffusione di voci riguardanti l’istituto in questione. Torna ancora una volta la bella facciata all’italiana, lo stigma sulle persone trans che vengono viste come una macchietta, un vizio e uno sfizio dall’italiano medio. Per la Dirigente scolastica del liceo napoletano sembrerebbe essere molto più importante conservare e preservare la dignità e il buon nome del suo istituto che la salute psicofisica e il rispetto dei suoi alunni e delle sue alunne.

Lo sciopero dei compagni

I compagni e le compagne della 3aH del ragazzo vittima di questo attacco transfobico si sono da subito mossi per mostrare solidarietà per quanto accaduto e rivendicare i loro diritti, come dimostra il post instagram che hanno pubblicato subito dopo l’accaduto.

In data 19/04/2021, fra le mura del nostro Liceo, si è verificato un inaccettabile atto discriminatorio di natura transfobica ai danni di un nostro compagno di classe transgender che è stato rimproverato con toni aggressivi per aver utilizzato il bagno corrispondente al genere in cui si identifica.
A seguito di un secondo episodio, l’alunno è stato convocato nell’ufficio della Dirigente, la quale si è rivolta al suddetto utilizzando pronomi non conformi alla sua identità di genere, definendo “una scelta simbolica” il percorso di transizione dell’alunno e, di conseguenza, l’utilizzo di un nome e di pronomi diversi da quelli attribuitigli alla nascita.
Inoltre, l’alunno è stato sollecitato a nascondere la sua identità di genere per evitare che “si diffondano voci” ed è stato definito un elemento di disagio per gli studenti fruitori di quel bagno.
L’alunno, nonostante abbia manifestato diverse volte il proprio disagio, ha ricevuto il divieto assoluto di utilizzare il bagno corrispondente alla propria identità di genere. La dirigente ha inoltre invitato il ragazzo ad usufruire dei servizi corrispondenti al proprio sesso biologico e a chiedere l’aiuto della collaboratrice scolastica per poter utilizzare il bagno quando è vuoto per sentirsi meno a disagio.
Oggi, i compagni di classe del ragazzo in questione, i ragazzi della III H, hanno deciso di scioperare non svolgendo regolarmente le lezioni, ma intavolando un dibattito con tutti i professori durante l’intero orario scolastico.
L’aula 101 dell’edificio è, pertanto, “simbolicamente occupata” fino a data da definirsi.

Come si legge nel suddetto post scritto dai ragazzi stessi la Dirigente scolastica ha definito il ragazzo come un elemento di disagio per gli altri ragazzi e per la scuola stessa.

La classe del ragazzo vittima di questo orrendo episodio ha deciso di scioperare, di far sentire la propria voce e il proprio sostegno non svolgendo regolarmente le lezioni e chiedendo un dibattito per la rivendicazione dei propri diritti con tutti i professori.

Episodi di questo tipo, che purtroppo non sono casi isolati sul nostro territorio, non possono e non devono più passare inosservati e debbono anzi essere ascoltati perché è in gioco il futuro e la vita di tanti, troppi, ragazzi e  ragazze.

La scuola è e deve essere un diritto di tutti, tutte e tutt*, come recita anche l’articolo 34 della nostra costituzione:

La scuola è aperta a tutti.

Docenti più informarti

Ognuno e ognuna di noi ha diritto al riconoscimento e al rispetto della propria identità di genere e della propria identità personale. Proprio per questo, in seguito ai sempre maggiori casi di transfobia all’interno delle istituzioni scolastiche, vi è urgente esigenza dell’istituzione della carriera alias in ogni liceo e in ogni università Italiana. I ragazzi e le ragazze hanno diritto a studiare in ambienti sereni, rispettosi e in cui possano esprimersi in totale libertà e senza timori. Negare la carriera alias ai ragazzi trans, negare loro di utilizzare il bagno che sentono più idoneo, equivale a negare il diritto allo studio e il diritto all’identità.

Quello che emerge da questa triste vicenda è  l’esigenza di portare il mondo transgender nelle scuole, creando rete, informazione e maggior consapevolezza. Come scrivono anche i ragazzi del liceo napoletano nel loro post, citando il decreto legge 14 agosto 2013 n. 93, vi è  bisogno di

promuovere un’adeguata formazione del personale della scuola alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere e promuovere delle indicazioni […] nella programmazione didattica curricolare ed extra curricolare […] al fine di prevenire […] la discriminazione di genere.

I docenti e tutto personale scolastico deve essere informato e continuamente aggiornato sulle questioni riguardanti l’identità di genere, il genere e l’orientamento sessuale con lo scopo di contrastare e debellare le discriminazione basate sul genere e sul sesso. Sarebbe inoltre doveroso prendere seri provvedimenti contro docenti e dirigenti scolastici con atteggiamenti discriminatori e transfobici e che questi vengano allontanati dal contesto scolastico.

Il problema dei bagni neutri

Ciò che questo fattaccio ha messo in luce sono anche le lotte continue che le persone trans debbono portare avanti per vivere serenamente, come ad esempio l’utilizzo dei bagni pubblici.

Troppo spesso tante delle problematiche legate alla vita quotidiana delle persone trans vengono completamente oscurante o peggio ignorante. Il disagio più grande e più taciuto è quello relativo all’utilizzo dei bagni pubblici. Spesso le persone trans, a causa della divisione binaria dei WC pubblici e dall’ignoranza di chi ne fa uso, sono costrette a vivere in modo frustrante e disagiato un atto semplice come quello di andare in bagno.

Tanti ragazze tanti ragazzi richiedono a gran voce, e armai da parecchi anni, l’istituzione di bagni gender neutral all’interno delle scuole e delle università, i quali possano essere frequentati da tutte e tutti senza limiti, senza alcun tipo di rischio e senza nessun problema.

La storia di questo ragazzo di Napoli, umiliato solo perché doveva andare in bagno, è la storia di tante, troppe persone trans: il più delle volte infatti viene negata la possibilità di recarsi nel bagno conferme alla propria identità di genere. Una soluzione facile e veloce sarebbe proprio l’istituzione dei bagni neutri.

Perché si deve parlare di omobitransfobia

Quanto tristemente accaduto ha portato al pettine svariati nodi problematici che riguardano la tutela dei diritti della comunità lgbtq, tra cui l’approvazione del DDL Zan che continua a essere rimandato ingiustamente. Se il DDL Zan venisse approvato, migliaia di studenti e studentesse trans che vedono calpestati i loro diritti e vengono discriminati potrebbero essere finalmente e giustamente tutelati.

La discussione continua nel gruppo privato!
  • Femminismo e femminist*