Scala Allport: cos'è e che cosa misura | Roba da Donne

Hate speech, capri espiatori, pregiudizio, odio. Non passa giorno in cui non cerchiamo di esaminare il livello di questi concetti nella società. Solitamente quest’esame è di tipo qualitativo: ricerchiamo le cause del fenomeno, lo esaminiamo dal punto di vista storico e letterario, parliamo di corsi e ricorsi, notando come il capro espiatorio possa essere differente pur incarnando sempre una “minoranza”.

Ma c’è chi ha esaminato l’odio e il pregiudizio: nel 1954 lo psicologo Gordon Allport ha concepito quella che oggi chiamiamo appunto scala Allport.

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Cos’è la scala Allport?

Scala Allport
Fonte: Mississippi Burning – Le radici dell’odio

Si tratta di una sorta di metro che misura l’odio e il pregiudizio nella società. Si parte dalla divisione della società in due gruppi, quello dominante o “interno” e quello minoritario o “esterno”.

Il concetto di interno ed esterno ha a che fare con una determinata cerchia: non è detto che il gruppo dominante sia in maggioranza numerica, ma è composto da persone che storicamente sono al comando, per esempio gli Wasp (bianchi, anglosassoni e protestanti) nella società statunitense, i cosiddetti ariani nel Terzo Reich, diversi gruppi (che tra poco approfondiremo) in Italia dall’Unità a oggi.

I 5 gradi della scala Allport

La scala Allport si esprime in un punteggio in 5 differenti gradi, ecco quali sono:

  • antilocuzione, ossia quando il gruppo dominante si esprime in maniera negativa contro il gruppo minoritario. Si tratta solo di parole all’apparenza, ma in realtà non è solo questo: attraverso l’antilocuzione, spesso pronunciata da personaggi politici, si iniziano a formare le menti al pregiudizio, un po’ come nei 2 minuti d’odio di cui si parla in 1984;
  • evitare, ossia quando il gruppo dominante evita accuratamente i membri del gruppo minoritario. Un esempio pratico è la creazione di veri e propri ghetti nelle città, in cui le persone che ci vivono vengono accusate di qualcosa di falso: negli anni ’70, per esempio, a San Francisco, esistevano quartieri abitati da omosessuali e, all’alba della scoperta dell’Hiv e dell’Aids, questo fu usato dai gruppi dominanti per accusare i gay di rappresentare gli untori del virus, ma per fortuna oggi sappiamo bene che la malattia non fa assolutamente distinzione di orientamento;
  • discriminazione, ossia la divisione della società, per legge, che separa il gruppo dominante dal gruppo minoritario. Un esempio celebre è l’apartheid in Sudafrica, ma anche le leggi segregazioniste negli Stati Uniti fino agli anni ’60, quando addirittura i libri di testo potevano essere toccati da bambini caucasici o da bambini afroamericani, mai da entrambi;
  • attacco fisico, ossia quando il gruppo dominante danneggia fisicamente i membri del gruppo minoritario o le loro proprietà. Accade ancora oggi in Egitto ai cristiani copti per esempio, ma storicamente sono celebri i pogrom contro gli ebrei o i rituali violenti del Ku Klux Klan;
  • sterminio, ossia gli olocausti più o meno organizzati. Il più celebre resta la Shoah dei nazisti contro gli ebrei, ma ci sono stati molti stermini e molti olocausti nel mondo, che possono effettuarsi attraverso l’eliminazione fisica o quella genetica. Oggi in Cina, per esempio, sta avvenendo l’olocausto genetico della minoranza uiguri, attraverso sterilizzazioni di massa e aborti obbligati sulle donne che fanno parte di questa etnia.

Scala Allport, pregiudizi e stereotipi

Scala Allport
Fonte: I Simpson

Abbiamo fatto qualche esempio pratico dei 5 gradi della scala Allport, ma proviamo a spiegarvelo meglio con degli esempi vicini a noi. Prendiamo l’Italia post-unitaria cui accennavamo prima. Storicamente, prima del 1861, la penisola italica era divisa politicamente in diversi stati: a seguito di azioni di guerra civile e diplomatiche, in quell’anno si verificò un’annessione al Piemonte sabaudo.

Quest’operazione, ancora oggi è ragione di odio diffuso: da un lato i settentrionali non conoscevano i meridionali, dall’altro erano i meridionali a non conoscere i settentrionali. Il pregiudizio, da sempre, è basato sull’ignoranza e sulla mancanza di empatia. Eppure Luciano De Crescenzo lo spiegò in modo diretto:

Si è sempre meridionali di qualcuno.

Oggi l’odio tra gli abitanti delle diverse parti d’Italia è stato in parte soppiantato da altri tipi di “diversi”, di “meridionali”, ossia dai migranti che fuggono da diversi Paesi africani. Naturalmente il pregiudizio si estende anche ad altri migranti, come quelli dall’Est Europa o dall’Asia, che vengono ugualmente colpiti da pregiudizi spesso legati a ragioni contingenti come fatti di cronaca (ricordate quando qualcuno ha iniziato a evitare qualunque migrante asiatico, anche se questi non vedeva il proprio Paese da anni, all’inizio dell’epidemia di coronavirus?).

Naturalmente, all’estero accade qualcosa di molto simile anche agli italiani, a dimostrare che De Crescenzo ci ha sempre visto giusto. Gli italiani sono mafiosi. Pizza, caffè e mandolino. Sono traditori. I maschi sono latin lover. È questo che il pregiudizio fa: cancella secoli di storia e riduce tutto a uno stereotipo.

È per questa ragione che la guardia sul pregiudizio deve restare sempre alta, perché può colpire chiunque. E allora perché non battersi per chi è discriminato oggi? Perché non rompere il circolo vizioso anche se non ci riguarda in prima persona? Il cambiamento culturale è lento, ma avviene a partire da ognuno di noi, sia in maniera diretta che attraverso l’insegnamento alle nuove generazioni.

Articolo originale pubblicato il 9 Settembre 2020

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