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Sustainable o eco-fashion, il movimento che sta rivoluzionando la moda

L’idea alla base dell'eco-fashion è la continua ricerca di materiali che siano ecologici e rinnovabili, non dannosi per l’ambiente e con il minimo spreco di risorse naturali. Cos'è questo nuovo sistema che sta rivoluzionando il sistema moda, ma anche la coscienza dei consumatori? Qual è la sua storia e quali sono i brand coinvolti?

Negli ultimi anni ci hanno abituato a rinnovare il guardaroba in modo ossessivo, rapido e veloce. Il risultato? Una cifra spaventosa e incalcolabile di abiti dismessi e montagne di vestiti accumulati in immense discariche a cielo aperto: per questo nel mondo di oggi diventano fondamentali l’acquisto critico, il riciclo e il riutilizzo.

Come consumatori abituali o occasionali siamo portati a riflettere e comprendere a pieno l’impatto che i brand di moda (e non solo) hanno sull’ambiente e sulla società più ampia, e di come possiamo (anche nel nostro piccolo) ridurre gli impatti negativi attraverso le nostre scelte e i nostri comportamenti. Fare acquisti più intelligenti, scegliendo accuratamente abbigliamento realizzato con fibre sostenibili ed ecologiche è infatti vantaggioso per l’ambiente, per i lavoratori coinvolti nel processo di produzione e anche per la nostra salute. Vediamo quindi nel dettaglio tutti i benefici dell’eco-fashion e della moda etica.

Eco-fashion o moda sostenibile: cosa si intende?

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I messaggi lanciati da Giorgio Armani e Vivienne Westwood diventati slogan durante la Fashion Revolution Week. Fonte: pinterest.com

Il suo obiettivo è quello di minimizzare il danno e l’impatto ambientale. L’abbigliamento sostenibile viene realizzato con fibre prive di pesticidi, viene realizzato utilizzando energia proveniente da fonti alternative e presta particolare attenzione al riciclo e alla riduzione complessiva di acqua e rifiuti chimici. La moda sostenibile utilizza coloranti a basso impatto, privi di sostanze cancerogene e dannose sia per la nostra pelle che per la nostra salute.

Nello specifico, la definizione “eco-fashion” non indica solamente come avviene la filiera produttiva di abiti e accessori, ma opera nel completo e totale rispetto delle persone e dei lavoratori, ma anche dell’ambiente e degli animali. L‘ecosostenibilità della moda si basa su principi chiari e ben definiti:

  • Condizioni di lavoro dei dipendenti e delle persone: per combattere lo sfruttamento dei lavoratori (bambini in particolare) la manodopera viene tutelata rispettando il contratto, l’orario, il compenso, le condizioni e l’ambiente di lavoro.
  • Produzione etica: lotta contro i principi e il concetto della produzione rapida, veloce e costante. Nell’eco-fashion l’intera filiera produttiva è focalizzata nel ridurre il più possibile l’impatto che ha sull’ambiente e l’ecosistema: per esempio, non vengono usati concimi chimici e pesticidi nella coltivazione delle piante tessili e utilizzando fibre alternative, abbattendo così consumi energetici e l’impiego di inquinanti per l’ottimizzazione della logistica. Anche il tema della riduzione dell’uso dell’acqua per la fabbricazione dei capi è un tema molto sensibile per le aziende, che oggi utilizzano stoffe ecologiche come il lino e la seta.
  • Diritti degli animali: lo sfruttamento, il maltrattamento e l’uccisione degli animali per la produzione di lana, pelli, pellicce, avorio e tutti i derivati sono banditi in favore di soluzioni alternative e totalmente cruelty free. A garantire che l’abbigliamento sostenibile sia effettivamente tale ci sono apposite certificazioni, rilasciate da enti internazionali e locali.

Un po’ di storia: come si è sviluppato l’eco-fashion?

Si parla ormai da molti anni della salvaguardia del pianeta e della tutela delle persone, ma oggi più che mai è doveroso applicare questi concetti anche alla moda, che si posiziona al secondo posto come industria più inquinante al mondo.

Quando parliamo di eco-fashion non possiamo trascurare le tematiche legate alle pessime condizioni di lavoro a cui vengono sottoposti i dipendenti in alcune zone del mondo. La sostenibilità in questo senso, è diventato un tema importante all’inizio degli anni ’90 quando, per la prima volta, il mondo venne a conoscenza dello sfruttamento dei lavoratori da parte di alcuni importanti marchi di moda.

Negli ultimi anni le maison e le aziende non si sono limitate a rendere la propria filiera produttiva più sostenibile, ma hanno cercato di divulgare e trasmettere questa visione nel modo più semplice ed efficace, tramite celebrità e influencer. Precursori di tendenze e mode, attori, cantanti, modelli e affini sfruttano la loro visibilità e la loro presenza sui social network per promuovere giuste cause. Ma anche acquistare prodotti di moda certificati equivale a salvaguardare la salute del nostro pianeta, quella di noi esseri umani e di tutte le creature viventi.

“Detox” e Zero Discharge of Hazardous Chemicals (ZDHC) sono solo due tra i molteplici e numerosi programmi che, ponendosi come guide per le aziende, si prefissano come obiettivo di divulgare e sensibilizzazione aziende, consumatori e individui rispetto ai concetti dell’eco-fashion.

Stella McCartney Cares Green: la piattaforma

La figlia di Paul McCartney ha intrapreso la sua carriera da stilista distinguendosi sotto il segno della sostenibilità, tema che unisce, con sempre maggior interesse e attenzione, le aziende di tutto il mondo. Lo scorso novembre, Stella ha vinto il Global VOICES Award 2018 di The Business of Fashion per i risultati eccezionali che ha conseguito quest’anno nella moda e anche per l’impatto della sua visione sostenibile nel mondo: è stato proprio durante il suo discorso di ringraziamento che ha fatto un annuncio importante. Portavoce attiva della moda eco-friendly, la stilista ha realizzato una sorta di manifesto eco-fashion e una piattaforma, che permette a chiunque di rimanere aggiornato sulle ultime attività sostenibili della Maison.

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Stella McCartney e il suo progetto Cares Green. Fonte: pinterest.com

“Sono molto emozionata per il nostro progetto per la sostenibilità: siamo solo all’inizio con il nostro Stella McCartney Cares e non vediamo l’ora di mostrare al mondo cosa stiamo immaginando. Questa nuova piattaforma mi permetterà di realizzare un sogno che ho da molto tempo, quello di creare una vera fonte “aperta” e dare più potere ai designer del futuro di portare i valori di sostenibilità nelle loro attività”.

Lo scopo? Risvegliare le coscienze di intere generazioni, ma non solo: la fondazione si preoccupa di raccogliere fondi speciali che possano permettere a politici e avvocati impegnati in questo campo, di incrementare le leggi e sensibilizzare le persone, i consumatori e le aziende. L’obiettivo è anche quello di promuovere i cambiamenti e le innovazioni che avvengono all’interno del sistema moda, in particolare nel settore dei materiali e della loro lavorazione (come il design sostenibile e la produzione cruelty-free) fino ad arrivare al tassello più importante che compone questo puzzle eco-fashion: educare i futuri designer a prediligere unicamente attività eco-friendly.

I brand eco-fashion

Dopo Stella McCartney, Vivienne Westwood e Giorgio Armani, a fine 2017 anche Gucci, Michael Kors e Jimmy Choo hanno aderito alla Fur-Free-Alliance, rinunciando a utilizzare nelle loro collezioni qualsiasi tipo di pelliccia animale.

Ma i marchi che scelgono di produrre abbigliamento sostenibile sono sempre più numerosi e a fianco dei grandi nomi compaiono anche nuovi brand dinamici e intraprendenti come Quagga, un marchio emblema dell’eco-fashion: sostenibili e responsabili, i capi vengono realizzati in contesti sociali etici e privi di discriminazioni. Il punto di forza del brand sono i materiali, costituiti da fibre 100% riciclate e prive di sostanze chimiche o nocive. A tutto ciò, poi, il brand riesce ad unire anche la bellezza, il comfort e il design sempre attuale, per ricordare ai consumatori che concentrarsi sull’etica non vuol dire allontanarsi dall’estetica.

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Alcuni brand italiani e internazionali impegnati nell’eco-fashion. Fonte: pinterest.com

Edun, fondato nel 2005 da Ali Hewson e suo marito Bono Vox (sì, è proprio il front man degli U2), ha come primo obiettivo quello di produrre in modo sostenibile stimolando e incoraggiando lo sviluppo dell’Africa. Il risultato? Una linea di abbigliamento e accessori totalmente sviluppata e realizzata in Africa, che unisce soluzioni innovative e artigianali.
Brother Vellies è il marchio di accessori (principalmente di borse e scarpe) di Aurora James, dallo stile unico e che valorizza le lavorazioni tipicamente africane. Mocassini, ciabatte e sandali, ma anche borse e pochette, vengono realizzati in Sud Africa, Kenya, Etiopia e Marocco. L’obiettivo è quello di stimolare, sostenere e portare alla luce la maestria dell’artigianato africano: ampiamente raggiunto, se si considera che persino Beyoncé è stata avvistata con una borsa firmata Brother Vellies al braccio.

L’eco-fashion in Italia

Nel ricco e ampio panorama della moda sostenibile anche molte griffe italiane stanno abbracciando questa politica, impegnandosi in progetti etici e solidali. Nel nostro paese esistono molte, moltissime realtà che sensibilizzano i consumatori: si tratta di piccole e medie aziende di abbigliamento ecosostenibile che investono nella ricerca di nuovi tessuti naturali dalle alte prestazioni tecnologiche, riducono sia le emissioni di CO2 che l’impiego di acqua durante il processo di produzione, ricorrendo all’uso di un’energia pulita e verificando direttamente la buona condotta dei fornitori.

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I brand italiani impegnati nell’eco-fashion: Carmina Campus, Ligneah e Auteurs du Monde. Fonte: web

Abbiamo selezionato tre casi nel panorama italiano che si sono differenziati in questo ambito:

1. Carmina Campus di Ilaria Venturini Fendi

“SAVE WASTE FROM WASTE” è la filosofia del brand che ha creato nel 2006 dove ha unito le sue due grandi passioni, la creatività e l’ambiente, che spiega così:

Come designer sento la responsabilità dei cicli di vita degli oggetti che creo. Penso che di fronte ai problemi sociali e ambientali del mondo di oggi la creatività e il design dovrebbero evolversi ed arricchirsi di valori diversi, in modo tale che il concetto di bello sia sempre imprescindibilmente legato a quello di buono e sostenibile“.

Ilaria, avvalendosi del suo know-how e delle grandi capacità di esperti artigiani italiani inizia a produrre borse, accessori e mobili con i più diversi materiali di recupero. Poco dopo la sua creazione, il brand avvia un progetto in Africa che ha come risultato la realizzazione di semi-lavorati da utilizzare nella produzione made in Italy di speciali linee di borse. Il progetto sviluppato a Dschang, in Camerun, crea opportunità di lavoro per una comunità di donne svantaggiate.

2. Ligneah, sembra pelle ma non è, di Marta e Marcello Antonelli

Il marchio nasce nel settembre 2012 a Roma, dalla mente di Marta, fashion designer che, insieme a suo padre Marcello, desiderava trovare un materiale a basso impatto in grado di prendere il posto della pelle nel totale rispetto di ambiente e animali. Questo brand nasce dalla volontà di creare un nuovo materiale naturale, sostenibile e cruelty free: è il legno che diventa morbido come una pelle e flessibile come un tessuto a dare le risposte. Infatti, alcuni dei legni adoperati provengono da foreste gestite eticamente nel rispetto dell’intero ecosistema: la certificazione FSC® garantisce la tracciabilità e la provenienza del legno inoltre, grazie all’accordo con Tree Nation, per ogni prodotto venduto viene piantato un albero in Niger.

3. Auteurs Du Monde di Marina Spadafora

La coordinatrice italiana della Fashion Revolution Week è anche direttrice creativa di Auteurs du Monde, la linea di moda etica di Altromercato. I tessuti, di alta qualità, sono realizzati esclusivamente con fibre naturali e green-oriented. La collezione è contemporanea, creativa e racconta storie di capi e accessori realizzati nel segno dell’etica e della sostenibilità.

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