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Un bambino su tre derubato dell’infanzia: i numeri dell’orrore

Il rapporto di Save the Children sull'infanzia, nonostante i passi in avanti compiuti, registra ancora numeri dell'orrore: un bambino su 3, nel mondo, è costretto a crescere troppo in fretta.

690 milioni di minori nel mondo si vedono derubati della propria infanzia. Ciò significa che un bambino su 3 è costretto a crescere precocemente.

È quanto emerge dal terzo rapporto sull’infanzia rilasciato da Save the Children, che quest’anno festeggia anche i 100 anni dalla fondazione.

Nonostante le cose siano nettamente migliorate in molte aree del mondo – nel 2000 i minori cui veniva rubata l’infanzia erano 970 milioni – la situazione è ancora critica sotto diversi punti di vista.

Matrimoni con spose bambine, malnutrizione, mancato accesso all’educazione, lavoro minorile, gravidanze precoci restano problemi impossibili da ignorare.

Prima di tutto, però, guardiamo al lato positivo: i dati raccolti da Save the Children nei 176 paesi presi in esame parlano di 4,4 milioni di morti infantili in meno all’anno, 49 milioni di bambini malnutriti in meno, 115 milioni in meno a cui viene negato l’accesso all’istruzione, 94 milioni in meno sfruttati per il lavoro minorile, 11 milioni di spose bambine in meno, 3 milioni di gravidanze giovanili in meno e, infine, 12 mila omicidi di minori in meno all’anno. Sono primi, ma importantissimi punti di partenza da cui provare a costruire un mondo più a misura di bambino.

La mortalità infantile

Fonte: web

Più di 80 paesi hanno ridotto la mortalità dei bambini al di sotto dei 5 anni. Molti progressi sono stati fatti nell’Africa centrale e occidentale, dove quasi la metà (11 su 24) dei paesi della regione
– inclusi alcuni dei paesi più poveri del mondo – hanno dimezzato i tassi di mortalità infantile sotto i 5 anni dal 2000.
Le zanzariere e gli insetticidi hanno contribuito a migliorare la sopravvivenza dei più piccoli, così come le campagne di immunizzazione, i programmi alimentari e per incoraggiare l’allattamento al seno.
I risultati sono il frutto dell’impegno di molti governi che hanno pensato di fornire anche assistenza sanitaria universale, come accaduto in Burkina Faso e in Mali.

Nell’Africa orientale e meridionale, il Ruanda – un altro paese a basso reddito – ha ridotto il tasso di mortalità sotto i 5 anni del 79% rispetto al 2000.
Le riforme del settore sanitario e gli investimenti nel paese hanno accresciuto il personale sanitario, aumentando la copertura immunitaria.
In Asia meridionale, il Bangladesh la mortalità infantile è in calo del 63%, nel Bhutan del 60%, in Nepal del 59% e in India del 57%.

A dispetto dei progressi, tuttavia, i tassi di mortalità subito dopo la nascita sono ancora molto alti, a causa della scarsità di igiene e di risorse sanitarie adeguate. Si stima che 5,4 milioni di bambini muoiano ancora prima del loro quinto anno di vita.

La malnutrizione

Fonte:web

Molti fattori sono alla base della malnutrizione, su tutti il basso status socioeconomico, i disequilibri alimentari, le infezioni, la nutrizione della madre, la carenza di micronutrienti e i servizi igienico-sanitari insufficienti. Quasi un bambino su 4 sotto i 5 anni in tutto il mondo non si sviluppa correttamente, nonostante l’arresto della crescita globale sia passato dal 32,5% del 2000 al 21,9% del 2018, e il numero di bambini malnutriti sia sceso da 198 milioni a 149 milioni.
I progressi più importanti si sono registrati in Cina (54% di bambini malnutriti, ossia quasi 8 milioni in meno) e in India, dove si è avuto un calo del 30%.

Anche molti paesi dell’America Latina hanno fatto significativi progressi, soprattutto Argentina e Bolivia, che hanno dimezzato il tasso di malnutrizione rispetto alla fine degli anni ’90.
Nell’Africa sub-sahariana, invece, il tasso di malnutrizione è stagnante o addirittura in crescita, tanto che i bambini sottosviluppati in generale sono passati da 50 a 59 milioni.

L’accesso all’istruzione

Dal 2000 al 2017, il numero mondiale di abbandoni prematuri della scuola è sceso del 33%, e il numero di analfabeti è passato da 144 milioni a 102.
Purtroppo, però, negli anni più recenti il progresso si è arrestato, e in otto dei 176 paesi esaminati i tassi di abbandono scolastico sono aumentati del 50%.
Fra i paesi virtuosi c’è la Georgia, che ha ridotto il tasso di abbandono dell’istruzione addirittura dell’88%: l’educazione nel paese è gratuita e obbligatoria a partire dai 6 anni, e il paese si è impegnato a rimuovere gli ostacoli all’istruzione e all’inclusione sociale per tutti i bambini, compresi quelli con disabilità.

Ottimi progressi si stanno verificando anche nei paesi sviluppati. Irlanda, Lituania e Spagna hanno tutti ridotto il tasso di abbandono scolastico del 75% o più dal 2000.

La situazione globale, però, parla ancora oggi di 262 milioni di bambini in età di scuola primaria e secondaria che ancora non hanno accesso all’istruzione.
Questi bambini provengono da famiglie estremamente povere, e spesso devono lavorare per aiutare; alcuni devono fronteggiare la discriminazione come minoranza etnica, altri vivono con disabilità. Molti sono rifugiati, sfollati o migranti. Molto spesso sono ragazze, e quasi tre quarti di loro vive nell’Africa sub-sahariana e nell’Asia meridionale.

Il lavoro minorile

Fonte: web

Gran parte del calo del lavoro minorile negli ultimi anni è dipeso dagli sforzi per estendere e migliorare proprio l’accesso all’istruzione, la protezione sociale, o per espandere i servizi di base e stabilire quadri giuridici contro il lavoro minorile.
A livello globale, il numero di bambini lavoratori di età compresa tra 12 e 17 anni è diminuito del 42%, passando dai 136 milioni nel 2000 a 79 milioni oggi.
Nello stesso periodo temporale, è diminuita la percentuale dei lavoratori compresi tra i 5 e gli 11 anni scendendo da 110 milioni nel 2000 ai 73 attuali.

L’Uzbekistan ha tagliato il tasso di lavoro minorile addirittura del 92%. Andando in America, anche il Messico ha fatto progressi impressionanti contro il lavoro minorile, tagliando la sua percentuale dell’80% – dal 24% di bambini dai 5 ai 14 anni del 2000 al 5% di oggi.

Il Vietnam ha ridotto il tasso di lavoro minorile del 67%, passando dal 28% dei bambini di età compresa tra 5 e 14 anni del 2000 al 9% attuale. Il governo ha gettato le basi per portare avanti un’azione sostenibile contro il lavoro minorile ratificando la convenzione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, e rivedendo le leggi nazionali sul lavoro minorile.

Anche il Brasile ha compiuto progressi significativi nella lotta al lavoro minorile. Ci sono attualmente circa 1 milione di bambini brasiliani dai 5 ai 14 anni sfruttati come lavoratori, rispetto ai circa 7 milioni del 2002 (oltre l’80% in meno).
La Costituzione del 1988 proibiva il lavoro minorile in Brasile, e il governo ha adottato misure per ridurne l’incidenza già a partire dal 2010, ratificando convenzioni internazionali e adeguandosi alle linee guida mondiali. Ciononostante, pare che circa 80.000 bambini di età compresa tra i 5 e i 9 anni siano tutt’oggi impegnati come lavoratori.

Nonostante i progressi globali, ci sono ancora 152 milioni di bambini sfruttati nel lavoro minorile – quasi un bambino su 10 in tutto il mondo – con quasi la metà di loro (73 milioni) impiegati in lavori pericolosi che mettono in pericolo la salute, la sicurezza e lo sviluppo emotivo.

Le spose bambine

Fonte: web

Le spose bambine spesso vanno incontro a gravidanze precoci, con tutti i problemi a esse collegati: rischi di contrarre l’HIV, di avere complicazioni durante il parto, di rimanere vittime di violenza domestica. Con uno scarso accesso all’istruzione e alle opportunità economiche, loro e le loro famiglie hanno maggiori probabilità di vivere in povertà.
Il matrimonio prima dei 18 anni è illegale in un numero sempre crescente di paesi: in Medio Oriente, ad esempio, i matrimoni con ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni è sceso in media dell’80%, mentre inAsia meridionale il progresso più importante si è registrato in India, dove i matrimoni infantili sono passati dal 30% dal 2000, scendendo invece addirittura del 63% dal 1990.

Le gravidanze precoci

Fonte: National Geographic

Nel 2000, 16 milioni di ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni hanno dato alla luce un figlio; oggi, quel numero è stato ridotto a circa 13 milioni, ma il progresso è stato irregolare. Se in Asia del Sud e Nord America il tasso si è notevolmente ridotto (oltre il 50%) lo stesso non si può dire per Medio Oriente e Nord Africa, che hanno registrato una riduzione appena dell’11%. Nell’Asia orientale e nelle regioni del Pacifico, le stime delle Nazioni Unite suggeriscono che i tassi sono persino aumentati del 5%. E poiché la popolazione di adolescenti nell’Africa subsahariana continua a crescere, le proiezioni indicano che il numero di gravidanze adolescenziali aumenterà a oltre 6 milioni per anno entro il 2030 (dai circa 4,5 milioni all’anno nel 2000).

A livello globale, se le tendenze attuali continuano, ci saranno più di 70 milioni di bambini nati da adolescenti tra ora e il 2030.

Gli omicidi infantili

Le riduzioni degli omicidi infantili in Cina rappresentano da sole metà del numero globale di vite salvate. C’erano quasi 8.300 bambini uccisi in Cina nel 2000, rispetto ai 1.800 stimati oggi. Sempre troppi, naturalmente, ma è un 72% in meno che comunque va considerato come progresso.

Anche la Cambogia ha fatto grandi progressi nel ridurre la violenza contro i bambini. Dal 2000, gli ultimi dati suggeriscono che nel paese il tasso di omicidi infantili sia calato del 76%. Il numero totale delle vittime è sceso da un valore stimato di 210 a 50 all’anno, grazie anche ai notevoli miglioramenti della legislazione e dei servizi nazionali per prevenire violenza e sfruttamento. Le leggi recenti hanno rafforzato il sistema giudiziario e scoraggiato gli atti di violenza contro i bambini a casa e a scuola.
Nell’Europa orientale, due paesi hanno compiuto notevoli progressi: il tasso di omicidi infantili in Ucraina è diminuito del 79% dal 2000, in Romani del 75% nello stesso lasso temporale.

I tassi di omicidio infantile più alti del mondo si trovano nell’America Latina e nei Caraibi, dove quasi 70 bambini muoiono ogni giorno a causa della violenza interpersonale. Il 29% di tutti gli omicidi infantili si verificano lì, vale a dire quasi 25.000 vittime ogni anno.

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