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17 stereotipi di genere che confermiamo senza accorgercene

Sono sbagliati, ma anche "duri a morire". E tutti, nel quotidiano, spesso li usiamo. Ecco 17 esempi di stereotipi di genere, davvero comuni, che ci fanno capire quanto lunga sia ancora la strada da fare per liberarsi di loro.
stereotipi di genere

Sentiamo spesso parlare di stereotipi di genere, soprattutto oggi che le cause femministe sono portate avanti in maniera più capillare che nel passato, grazie soprattutto all’avvento dei social che ne permette la diffusione in massa, e che il termine stesso di “genere” viene messo in discussione.

Eppure, e per quanto alla gran parte di noi provochi sdegno il solo immaginare che si continuino a perpetuare banali luoghi comuni come “le femmine in cucina, i maschi sul divano a guardare la partita”, quasi tutti cadiamo nel tranello, usando, nel linguaggio di tutti i giorni, proprio quei cliché che invece deploriamo perché indicanti la disparità sessuale da cui cerchiamo faticosamente di liberarci.

Allora, prima di tutto sarebbe, forse, importante chiarire cos’è uno stereotipo e a cosa ci riferiamo quando parliamo di stereotipi di genere, non fosse altro che per avere un quadro preciso che spieghi come, seppur involontariamente, praticamente tutti contribuiamo ogni giorno a portarli avanti.

La parola “stereotipo” deriva dalle parole greco stereos (duro, solido) e tupos (immagine, gruppo), e dà quindi l’idea non solo di qualcosa che identifichi un gruppo di persone, ma anche che sia piuttosto resistente e che difficilmente può mutare. Se, da un lato, lo stereotipo può semplificare un concetto rendendo la rappresentazione della realtà più intuitiva, dall’altro però non è piacevole sapere di rientrare in uno stereotipo, che si limita ad associare una serie di caratteristiche a persone/gruppi od oggetti senza preoccuparsi di verificarne la veridicità.

Insomma, crediamo che a nessun italiano, consci di tutto ciò che il nostro paese offre, faccia piacere essere riconosciuti all’estero solo come “pizza, mandolino, mafia”: ecco, quello è uno stereotipo “etnico”, se così vogliamo chiamarlo. Per quanto riguarda gli stereotipi di genere, invece, questi ultimi sono meccanismi di categorizzazione che dovrebbero “aiutare” a individuare cosa sia maschile e cosa femminile. Non nel senso anatomico del termine, dato che sono i genitali a identificare generalmente il sesso di una persona (ma anche qui dovremmo aprire una parentesi piuttosto elaborata, sui transgender, ad esempio…), ma proprio nel senso culturale, ovvero in base a quelle che sono le aspettative della società rispetto a uomini e donne.

Cose che dovrebbero fare le donne e cose che dovrebbero fare gli uomini, così, riassumendo e semplificando molto, si possono definire gli stereotipi di genere, che spesso vengono “inculcati” fin da bambini, soltanto perché “così è sempre stato”.

È chiaro che parlare in maniera netta e distinta di ciò che uomini e donne possono fare, ciascuno secondo il proprio sesso di appartenenza, condiziona notevolmente la percezione del mondo, soprattutto proprio nell’età infantile, quando si iniziano a creare i modelli di apprendimento che poi si seguiranno da adulti.

Quali sono gli stereotipi “classici” associati al genere? Sicuramente quelli che vedono nell’uomo la forza, il vigore, la capacità di agire, la competenza, l’indipendenza, nella donna la fragilità, la propensione al rapporto di coppia, la delicatezza, la dolcezza, l’affettività, la comunicazione.

Ma è davvero possibile categorizzare così nettamente gruppi che sono formati da individualità completamente diverse l’una dall’altra? Quello che è interessante notare è che questo genere di stereotipi sono complementari, ovvero pensati affinché alle “carenze” caratteriali dell’uno sopperiscano quelle dell’altra. Perciò, la donna dolce avrà bisogno del maschio forte, quella insicura dell’uomo protettivo, e via dicendo…

È chiaro che tale semplificazione appare non solo fin troppo riduttiva, ma anche fuorviante, e che contribuisca a portare avanti un modello tipicamente maschilista e patriarcale di società.

Nonostante ciò sia evidente, però, come detto tutti noi, parlando nel nostro quotidiano, cadiamo talvolta vittime degli stereotipi di genere, proponendo frasi che, proprio perché determinate caratteristiche sono entrare ormai a far parte del nostro bagaglio culturale, non ci sembrano più neppure offensive o stereotipate, ma lo sono eccome…

17 esempi di stereotipi di genere

stereotipi di genere
Fonte: web

Gli stereotipi di genere possono essere proposti fin da bambini: già a partire dalla nascita, quando si scelgono cose rigorosamente rosa se si aspetta una femminuccia, celesti se invece la dolce attesa è per un maschio. Oppure, più in generale, nella scelta dei vestiti e dei giochi per bambini: bambole, cucine e aspirapolveri alle femmine, camion, attrezzi da meccanico e macchine ai maschi. Per non parlare del vestiario, della letteratura, ma anche, ad esempio, del momento in cui si indirizza il proprio figlio maschio verso sport giudicati “maschili”, come il calcio, mentre per le femmine la scelta ricade quasi esclusivamente sulla danza.

Vuoi giocare a calcio? Ma sai che gambe grosse ti verranno?

Il calcio non è uno sport da femmine.

Mio figlio non farà danza… Tutti i ballerini sono gay (chi ha visto Billy Elliot sa di cosa parliamo)

Queste sono alcune delle frasi che molti di noi avranno sentito, o persino detto, ai propri figli. Spesso molto egoisticamente, per paura di essere prede del giudizio della gente, e trascurando le aspirazioni dei bambini.

Andiamo avanti. Il “dizionario” degli stereotipi di genere che ognuno di noi contribuisce ad arricchire quotidianamente è fin troppo ricco di esempi e proposte e, ovviamente, anche da adulti ci porta a determinate considerazioni: come quelle, tanto per citare una delle situazioni più comuni, che ci fa pensare che l’insegnante sia un mestiere da donna, il meccanico un mestiere da uomo.

Ma è soprattutto sulle frasi che ripetiamo spesso che dovremmo fermarci a riflettere.

Mamma mia come sei acida. Ma sei mestruata?

Ma non piangere come una femminuccia! Gli uomini non piangono!

Quella sì che è una donna con le palle.

Non sei per niente elegante. Sembri proprio una camionista.

Ma veramente ti sei vestito di rosa? Ma cosa sei, una checca?

È successo un incidente? Guidava una donna, vero?

Non sai cambiare una gomma? E tu saresti un uomo?

Si è bruciata una lampadina. Devo chiamare l’elettricista? Non credo tu sia capace a cambiarla.

Gli uomini non mandano messaggi romantici. Al massimo i fiori.

A cena fuori deve pagare sempre l’uomo.

Sono femminista, però voglio che sia l’uomo a fare il primo passo e che mi apra la portiera.

Sono gli uomini a prendere sempre l’iniziativa a letto.

Le donne non guardano le partite di calcio.

Gli uomini odiano i film romantici.

Potremmo continuare all’infinito, perché purtroppo questo genere di stereotipi è davvero radicato in noi, ed è difficile da estirpare, anche se ormai propone luoghi comuni che, fortunatamente, non esistono più nella realtà. Ci sono donne che sono eccezionali calciatrici, astronaute (Samantha Cristoforetti vi dice niente?), scienziate, e ci sono uomini che amano guardare commedie romantiche, che aiutano le compagne nei mestieri di casa e sono perfettamente in grado di stirarsi una camicia senza chiamare in soccorso la moglie, la mamma o la Guardia Nazionale.

Allora perché continuiamo a usare queste espressioni? Forse, il vero sintomo di cambiamento è provare a riflettere su ciò che si dice prima di dirlo. E considerare che non è un’offesa essere considerati una donna che non sa “cambiare una ruota” o un uomo che “non sa cucinare”, ma solo che questo non rispecchia la realtà generale.

Parliamo di persone, sempre, non di entità inquadrabili sotto un’unica etichetta. Ricordiamocelo, la prossima volta che avremo l’istinto di dire “piangi proprio come una femmina”.

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