Ogni anno Forbes compila diverse liste su categorie di persone di particolare successo negli affari: tra esse ci sono immancabilmente le donne più ricche del mondo. A volte queste classifiche sono assolute, altre relative a età, successo e guadagni in un determinato anno, o in un determinato settore.

La cosa interessante di queste classifiche è che possono essere comparate: per esempio, tra gli uomini il più ricco del 2021 è Jeff Bezos, con un patrimonio di quasi 151 miliardi di euro, mentre la donna più ricca per lo stesso anno è Françoise Bettencourt Meyers con un patrimonio di “soli” 63 miliardi di euro.

Gap patrimoniali a parte, che comunque rappresentano un fattore che, sebbene non releghi le donne in un ruolo strettamente subalterno ci fa capire quanto ancora la condizione femminile sia finanziariamente “meno potente” di quella maschile, guardando la questione in maniera ottimistica emerge un dettaglio non da poco.

La classifica di Forbes sulle donne più ricche del mondo per il 2021, come ogni anno, ci racconta di donne che ce l’hanno fatta. Ci racconta di donne che hanno avuto e avranno nella storia un ruolo nell’emancipazione finanziaria – che poi è anche emancipazione culturale, politica, sociale della donna.

Donna che, quando ha successo, dà inevitabilmente fastidio a molti uomini.

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Le ragioni storiche della subalternità finanziaria delle donne

Nell’Antica Roma, scrive Alberto Angela nel suo libro I tre giorni di Pompei, le donne erano in un certo senso “moderne”: il loro ruolo nella società era assimilabile a quello di oggi. Le donne dell’Antica Roma lavoravano, possedevano beni, vantavano crediti intellettuali all’interno delle loro cerchie e alcune categorie, dalle matrone alle sacerdotesse, godevano di una certa intoccabilità.

Questa situazione restò invariata nel Medioevo, epoca da cui ci giungono testimonianze scritte come testamenti e contratti relativi alle proprietà e ai guadagni delle donne, che spesso tra l’altro non avevano o non avevano mai avuto un uomo accanto, ovvero erano – per dirla con un’espressione attuale – single. Certo, parliamo comunque di donne benestanti, donne come ad esempio la scrittrice Marie de France, che si ritiene fosse un’aristocratica (forse addirittura una principessa) o una badessa.

La situazione cambiò già all’inizio dell’età moderna: le donne lavoratrici furono relegate ben presto in casa. Il mondo era cambiato e l’economia si concentrò sugli uomini perché le donne avrebbero dovuto generare una maggiore forza lavoro per sopperire al fabbisogno di manodopera nelle campagne e soprattutto soldati per le lunghissime guerre in corso. La situazione perdurò praticamente fino al ‘900, e come spiega un articolo di Global Thinking, fu addirittura legalizzata in Italia.

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A partire dal 1865 infatti, con il codice Pisanelli, alle donne fu impedito di lavorare e possedere beni se non attraverso il consenso del marito. Questo stato di cose perdurò fino al 1919, quando Vittorio Emanuele III sancì l’uguaglianza finanziaria di donne e uomini nel loro diritto di lavorare e possedere beni.

Ma in ogni caso per moltissimo tempo gli uomini sono stati in una posizione privilegiata economicamente parlando e in qualche modo lo sono ancora oggi (vedasi per esempio il gap salariale): per questa ragione, il fatto che la donna debba essere in una posizione di subalternità finanziaria è un retaggio duro a morire, soprattutto in una società che è ancora fortemente patriarcale sebbene le cose stiano lentamente cambiando.

Di come la società stia cambiando in tal senso parla il libro Morgana – L’uomo ricco sono io di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri. Il volume racconta le storie di molte donne di successo e parte da due citazioni: quella di Cher nel titolo, che rispondeva alla madre che le consigliava di smettere di fare la cantante e sposare un uomo ricco, e quella celeberrima di Virginia Woolf, secondo cui a una donna basterebbe una stanza tutta per sé e una rendita mensile di 500 sterline.

Morgana - L'uomo ricco sono io di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri

Morgana - L'uomo ricco sono io di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri

Il titolo di questo libro a quattro mani viene da una citazione di Cher, che rimarcava, come un secolo prima Virginia Woolf, l'importanza del denaro nell'emancipazione femminile: il volume è costellato di storie di donne di successo.
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Chi sono le donne italiane più ricche al mondo

Non certo entro le prime 10 posizioni della classifica di Forbes sulle donne più ricche al mondo, ci sono anche imprenditrici italiane. Si tratta di:

  • Massimiliana Landini Aleotti del gruppo farmaceutico Menarini;
  • Miuccia Prada, stilista;
  • Alessandra Garavoglia, direttrice del cda Campari;
  • Giuliana Benetton, dell’omonima società di famiglia;
  • Maria Franca Fissolo che ha ereditato il gruppo Ferrero.
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Di seguito invece le 10 donne più ricche del mondo nella classifica assoluta.

1. Françoise Bettencourt Meyers

Vale, come accennavamo, 63 miliardi di euro. Ha ereditato L’Oreal dalla madre Liliane e dal 1997 fa parte del cda dell’azienda. Nonostante la flessione dovuta alla mancata richiesta di cosmetici durante il lockdown, l’azienda ha recuperato e incrementato i guadagni grazie ai prodotti per la skincare.

2. Alice Walton

Vale quasi 53 miliardi: l’ereditiera del gruppo Walmart ha incrementato i suoi affari durante la pandemia quando ha iniziato a introdurre il servizio di consegna a domicilio.

3. MacKenzie Scott

È l’ex moglie di Bezos e il suo capitale vale 45 miliardi. Dopo la fine del suo matrimonio, ha iniziato a occuparsi di filantropia, effettuando cospicue donazioni a onlus statunitensi, sostenendo le lotte antirazziste e quelle per i diritti Lgbtqai* e naturalmente la ricerca nella sanità.

4. Julia Koch

È la vedova di David Koch, e ha ereditato il 42% della Koch Industries della quale è nel cda, la più grande industria statunitense per fatturato, che si occupa di vari affari, tra cui le risorse energetiche. Il suo patrimonio vale 40 miliardi di euro.

5. Miriam Adelson

Il suo patrimonio vale 32 miliardi, perché ha una partecipazione maggioritaria nei casinò Sands di Las Vegas. Ha perso molto a causa del lockdown, dato che molti casinò hanno chiuso: a quanto pare, Adelson venderà tutte le proprietà a Las Vegas per concentrarsi nei suoi affari in Asia, decisamente più fruttiferi.

6. Jacqueline Mars

Il suo patrimonio vale 27 miliardi ed è relativo alla società di famiglia, l’azienda di snack Mars, che tuttavia si occupa anche della produzione di cibo per animali domestici.

7. Yang Huiyan

Il suo patrimonio ammonta a 25 miliardi, poiché è socia maggioritaria dell’azienda di costruzioni immobiliari cinese Country Garden Holdings. Inoltre possiede una società di istruzione negli Stati Uniti, la Bright Scholar Education Holdings.

8. Susanne Klatten

Il suo patrimonio ammonta a quasi 24 miliardi di euro. Ha ereditato una partecipazione minoritaria in Bmw dalla madre Johanna Quandt. L’azienda ha subito un calo di vendite per la pandemia ma si è ripresa. Klatten è in affari anche con un’altra società di famiglia, l’Altana Ag, che lei stessa ha contribuito a trasformare in un’azienda chimica.

9. Gina Rinehart

Possiede un patrimonio di oltre 20 miliardi ed è la persona più ricca in Australia, dato che è la presidente della società mineraria e agricola Hancock Prospecting Group.

10. Iris Fontbona

Con poco meno di 20 miliardi di euro, Fontbona chiude la top ten delle donne più ricche del mondo per il 2021. È la vedova di Andrónico Luksic, dal quale ha ereditato la società mineraria Antofagasta, ma possiede anche Quiñenco, un’azienda cilena che si occupa di banche e produzione di birra.

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