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Maria Callas: il grido inascoltato della voce più bella

Maria Callas è stata la cantante lirica più celebre del Novecento: dietro a una carriera trionfale, si è consumata una vita dai toni tragici

“Ci sono due persone in me. Mi piacerebbe essere Maria, ma devo vivere all’altezza delle aspettative della Callas”. Così Maria Callas, da tutti chiamata la Divina, descrisse se stessa in una vecchia intervista per la televisione, riportata recentemente da La Stampa. Tra le più belle voci mai ascoltate nella lirica, visse il Novecento da protagonista. Dietro un’apparenza “difficile”, che portò qualcuno a bollarla come diva capricciosa, si nascondeva però un’anima fragile, spezzata da tante tragedie.

Nel documentario Maria by Callas, presentato all’ultima Festa del Cinema di Roma, il regista americano Tom Volf ha ripercorso soprattutto gli amori della soprano. Grazie a rari filmati d’epoca, è stata posta grande attenzione alla sua liaison con Aristotele Onassis, conosciuto nel 1957 quando lei era ancora sposata con Giovanni Battista Meneghini, melomane veronese molto più vecchio di lei, sposato nel 1949.

“Mi fa sentire la regina del mondo, con quella sua irresistibile aria da furfante”, disse Maria Callas, parlando di Onassis, greco come lei, che iniziò a frequentare nel 1959, dopo una celebre e fotografatissima gita in yacht. “Mi fece diventare un animale addomesticato, mettiamola così”. Lei aveva trentacinque anni e  aveva appena perso trenta chili, in seguito a una dieta durissima. Lui era ricchissimo e spregiudicato.

Meneghini, il marito della Divina, avrebbe voluto farla arrestare per adulterio, ma lei sopportò la gogna pubblica e continuò per la sua strada. Sperava di poter sposare il suo amante, una volta tornata libera, ma non andò così. Per diretta ammissione della Callas, quello con Onassis fu un amore “brutto e violento”, che terminò nel 1964. “Mi ha fatta diventare un suo animale domestico. È un porco. Mi ha tradita”, scrisse in una lettera a un’amica.

La Divina era già nella fase calante della sua carriera quando all’orizzonte dell’armatore apparve un’altra donna idolatrata dal mondo e dal tragico destino. Si trattava di Jacqueline Kennedy, anche lei greca e tormentata, rimasta vedova da un anno dopo l’assassinio del marito John Fitzgerald Kennedy. I due si sposarono quattro anni più tardi, quando già Maria Callas aveva lasciato le scene. Così commentò la fine del suo amore per Onassis.

Fu come se avessi preso un colpo in testa, è disgustoso, cercherò di mettere ordine nella mia testa dolorante, e di sopravvivere. Ho abbandonato una carriera incredibile, in un mestiere difficile; è facile dire niente rancore. Prego Dio per superare questo momento. Se cerco un principe azzurro? Spero di incontrare un vero uomo che mi accetti per quello che sono.

Maria Callas non si riprese mai e per anni continuò a definirsi la “vera moglie” di Aristotele Onassis, mentre l’altra per lei era quella “finta”. Qualche anno dopo si innamorò di Pier Paolo Pasolini, non corrisposta, e il suo sentimento finì per allontanarli nonostante la reciproca sintonia artistica scoppiata sul set di Medea nel 1965.

Negli Anni Settanta ci fu l’amore per il tenore Giuseppe Di Stefano, durata per tre anni. Lui era già sposato e dopo tre anni confessò tutto alla moglie, che lo perdonò. Rimasta senza nessuno, la Divina si ritirò nel suo appartamento a Parigi, dove morì nel 1977 a soli 53, vittima di troppi farmaci e troppo amore.

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