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Anna Nicole Smith, sempre sorridente sulle riviste per morire di depressione a 39 anni

Nel 2007 moriva Anna Nicole Smith. Discussa, amata, criticata, il suo sorriso e gli eccessi nascondevano un animo tormentato, troppo fragile, che l'ha portata alla morte per overdose di farmaci, in una camera d'albergo.

La depressione dietro il sorriso e l’aspetto sempre solare. Il male oscuro che affligge molte persone si nasconde spesso dietro un carattere all’apparenza gioviale e sempre positivo, e così è stato per Anna Nicole Smith. Ex testimonial di brand importanti come Guess, ex playmate, diventata famosa soprattutto per aver sposato un milionario di 60 anni più vecchio, Anna è morta l’8 febbraio del 2007 in una camera d’albergo, sola, annebbiata da quel nemico che la fama e la notorietà non avevano allontanato, anzi forse erano persino riusciti ad avvicinare.

Forse perché la continua esposizione mediatica, le luci dei riflettori puntate costantemente addosso, se all’inizio le piacevano, dopo un po’ hanno iniziato a farle comprendere che non avrebbe mai potuto raggiungere vera serenità, l’equilibrio e la pace di cui in fondo necessitava. Dietro i suoi eccessi da coniglietta sexy, si nascondeva una donna fragile, forse alla ricerca perpetua del grande amore, forse solo della sua vera strada, divorata dai suoi tormenti e da una fama che era giunta, forse, più per le critiche e gli scandali che per il suo talento.

Dal Texas alle copertine di Playboy

Nata il 28 novembre 1967 con il nome di Vickie Lynn Hogan, la futura Anna Nicole crebbe in Texas, con la madre e la zia. Dopo aver abbandonato il liceo al secondo anno, si guadagnò da vivere come cameriera in un locale di pollo fritto, dove conobbe il futuro marito, sposato nel 1985, il cuoco sedicenne Billy Wayne Smith. Nel 1986 nacque Daniel, il loro bambino, ma un anno più tardi ci fu la separazione, che costrinse Anna a trasferirsi a Houston, dove iniziò a lavorare come spogliarellista. Proprio nel locale in cui si esibiva incontrò, nell’ottobre del 1991, J. Howard Marshall, ricchissimo magnate petrolifero di 86 anni, con cui iniziò una relazione. Nel 1992 rispose a un annuncio di Playboy, e fu notata da Hugh Hefner che la fece posare per la cover del numero di marzo di quell’anno. Quella copertina rappresentò una prima rampa di lancio importantissima per la modella, che firmò un contratto per Guess rimpiazzando addirittura Claudia Schiffer, adottando il nome d’arte con cui divenne celebre. Nel 1993 fu eletta Playmate of the Year, ma, come spesso accade, assieme agli elogi iniziarono a piovere anche le prime critiche su Anna, tanto che l’anno successivo la Smith fece causa al New York Magazine, che aveva messo una sua foto in copertina con il titolo “White Trash Nation”, in un articolo sostanzialmente teso a denunciare tutto quello che lei rappresentava nella società americana. Anna lamentò di essere stata ingannata, e che il magazine l’aveva contattata facendole credere che il tenore dell’articolo fosse di tutt’altro tipo.

Il matrimonio con Marshall e la causa per l’eredità

Nonostante l’incidente con il New York Magazine, il 27 giugno del 1994 Anna sposò il magnate Marshall, dopo molte insistenze dell’uomo e dopo aver ottenuto il divorzio dal precedente marito, nonostante le resistenze dei familiari di lui, che aveva 89 anni, contro i suoi 26. Naturalmente, il matrimonio riempì a lungo le pagine dei giornali di gossip e, in generale, tutti i mass media americani, impressionati dalla differenza d’età, 60 anni. Un anno dopo il matrimonio, Marshall morì, e in quel momento si scatenò, com’era facile supporre, la guerra per l’eredità, con Anna che assicurò che Marshall aveva giurato a voce di lasciarle una parte del suo patrimonio, ammontante a oltre 6 miliardi di dollari, e il figlio del magnate, che aveva sempre osteggiato la relazione e cercò di tutelare i beni del defunto genitore. Ne seguì un’immaginabile ed estenuante causa legale, che durò anche dopo la morte di Anna e che vide susseguirsi sentenze e ricorsi, che premiarono entrambe le parti. Il caso arrivò perfino davanti alla Corte Suprema americana, coinvolgendo anche l’amministrazione Bush, che decise di offrire consulenza legale alla ex playmate. L’ultima sentenza sul caso è arrivata nel 2014, e stavolta a sfavore delle richieste di Anna, ormai deceduta, prese in carico dall’avvocato Howard K. Stern, lo stesso uomo che lei aveva preso a frequentare durante la causa.

Dalle stelle al declino

Anna Nicole Smith non riuscì mai a sfondare davvero sul grande schermo, nonostante alcune apparizioni in film come Mister Hula Hoop o Una pallottola spuntata 33⅓. La sua celebrità è dovuta soprattutto al reality ispirato alla sua vita, andato in onda negli anni Duemila sul canale E!, The Anna Nicole Show, cancellato dopo appena due edizioni. L’opinione pubblica americana in questi anni si concentrò soprattutto sull’acquisto di peso evidente di Anna, che nel 2004 andò ospite da Jay Leno per confessare di aver perso 30 chili. Le sue apparizioni divennero sempre più difficoltose e imbarazzanti, come quella ai Billboard Awards dello stesso anno, quando, salita sul palco per presentare Kanye West, apparve evidentemente ubriaca o sotto l’effetto di qualche sostanza. Sembrò poco credibile la storia dei suoi rappresentanti, raccontata anche in un articolo de Il Post, che spiegarono che l’aspetto di Anna dipendesse da un allenamento particolarmente faticoso a cui si era sottoposta. Un’altra figura riprovevole la vide protagonista nel 2005, quando agli MTV Australia Video Music Awards si tolse la maglietta, rimanendo a seno nudo, coperta solo da due loghi di MTV.

Il mistero della secondogenita

Nel 2006 Anna viveva alle Bahamas con Stern, e proprio lì, nel settembre, partorì la sua secondogenita, Dannielynn Hope. Eppure, anche la nascita della bambina scatenò un vero e proprio polverone mediatico, perché, benché Anna avesse dichiarato che il padre fosse naturalmente Stern, altre persone sostennero di avere avuto relazioni con lei e di essere i veri padri della piccola: fra loro, Larry Birkhead, fotografo di celebrità, Alexander Denke, una sua guardia del corpo, e Frédéric Prinz von Anhalt, marito della star americana Zsa Zsa Gabor. Fra le varie ipotesi – spesso capaci di rasentare il fantascientifico, a dire la verità – una delle più straordinarie fu quella lanciata dal New York Daily News, capace di pubblicare una falsa storia secondo la quale Anna avrebbe congelato lo sperma di Marshall, che quindi era il padre di sua figlia. Alla fine la questione si risolse, in tribunale, con un test del DNA, che permise di stabilire che il padre di Dannielynn Hope fosse il fotografo Birkhead.

La tragedia del figlio e la morte

Il 10 settembre 2006, tre giorni dopo la nascita della sorellina, il primo figlio di Anna, Daniel, all’epoca ventenne, morì in circostanze misteriose mentre era alle Bahamas proprio per assistere la madre durante il parto. Solo in seguito fu chiarito che Daniel Smith era morto per un’overdose di farmaci. Un paio di settimane più tardi, Anna convolò a nozze con Stern, seppur in una cerimonia non ufficiale. Fino a che, l’8 febbraio 2007, nella camera 607 dell’Hard Rock Hotel di Hollywood, quella in Florida, fu ritrovata senza vita, con undici farmaci diversi in corpo, la maggior parte dei quali erano stati prescritti a suo marito.

Dietro il sorriso e la vita passata tra eccessi, fama, ascesa e cadute, Anna Nicole Smith lasciava vincere l’unica cosa contro cui non avrebbe mai potuto lottare in tribunale o sui giornali: la depressione.

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