Shrinkflation: quando fai la spesa non farti fregare dalle confezioni più piccole

Il fenomeno della shrinkflation consiste nella riduzione di confezione e contenuto di un bene o servizio, il cui prezzo, però, risulta il medesimo. Espediente utilizzato per rispondere al rincaro delle materie prime e dei costi di produzione, la shrinkflation opera a danno degli acquirenti, impoverendoli e ingannandoli. Vediamo come funziona.

La confezione è più piccola, la quantità al suo interno è minore, ma il prezzo sullo scaffale è lo stesso. Si tratta del fenomeno della “shrinkflation“, l’espediente attraverso il quale i grandi marchi (e non solo loro) stanno tentando di reagire al caro-vita della situazione economica attuale a danno, però, dei consumatori.

Molto diffuso all’estero e, da qualche anno, anche in Italia, il “metodo” della shrinkflation è stato denunciato dal Codacons, che ha deciso di presentare un esposto all’Antitrust e a 104 Procure della Repubblica per indagare la liceità e legalità di questa prassi e capire se, al contrario, possa essere equiparata a reati di truffa o pratica commerciale scorretta.

Ma vediamo nel dettaglio di che cosa si tratta e in che cosa consiste.

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Shrinkflation: che cos’è?

Il concetto di “shrinkflation” deriva dalla crasi dei termini inglesi “to shrink“, ossia “restringere“, e “inflation“, “inflazione, rincaro“. Il neologismo, che in italiano può essere reso in “sgrammatura“, indica, quindi, la tendenza delle aziende produttrici di beni e servizi ad aumentare il prezzo (o a mantenerlo tale) riducendo, al contempo, la confezione – e, di conseguenza, la quantità – degli stessi beni proposti sugli scaffali dei nostri supermercati.

Il risultato è una riduzione dei costi di produzione e un risparmio delle materie prime implicate, il quale porta, tuttavia, a un dispendio economico maggiore per i fruitori dei servizi, che spesso non si rendono nemmeno conto degli impercettibili cambiamenti (spesso estetici e/o piuttosto lievi) apportati alle confezioni degli alimenti e dei prodotti che acquistano abitualmente.

Il fenomeno può avere diverse declinazioni: vi può essere un mutamento – anche solo molto piccolo – alla confezione; la quantità è minore e si differenzia rispetto a quella precedente per pochi elementi (come un pacchetto di patatine, in cui è difficile poter affermare con certezza quante ve ne siano all’interno); o, ancora, flaconi di detersivo più piccoli di pochi centimetri. I casi sono variegati: è essenziale prestare attenzione.

Le cause della shrinkflation

Ma quali sono le cause di questo fenomeno poco trasparente e dannoso per gli acquirenti?

Come si legge su Wall Street Mojo, le motivazioni principali sono fondamentalmente due:

  • da un lato, l’aumento dei costi di produzione e delle materie prime, della manodopera e dell’energia, che conduce i produttori ad adottare misure di contrasto e a una contrazione dei margini di profitto, che si traduce, appunto, in confezioni e quantità ridotte e prezzo invariato, proprio per far fronte all’acuirsi delle spese;
  • dall’altro, la forte concorrenza del settore, che porta le aziende a cercare di essere il più competitive possibili sul mercato, attirando i consumatori con gli stessi prezzi e cercando, così, di fidelizzarli con le loro strategie.

Le conseguenze, però, risultano essere particolarmente deleterie per gli acquirenti stessi, vittime, così, di una “inflazione nascosta” che, una volta scoperta, rischia di farli sentire ingannati e di allontanarli ancora di più dai marchi che hanno adottato tale comportamento.

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Esempi di shrinkflation

I beni a cui la shrinkflation si può applicare, infatti, sono potenzialmente infiniti, e possono appartenere a tutti i servizi per la persona offerti dai nostri supermarket di fiducia.

Alcuni esempi eclatanti sono stati radunati dai membri della community ACmakers di Altroconsumo, che ha denunciato il fenomeno e sta tuttora facendo luce su di esso, vigilando sugli episodi che, nel corso del tempo, emergono grazie alle testimonianze dei consumatori.

Di seguito, alcuni prodotti che hanno subito la shrinkflation:

  • Le confezioni di Philadelphia light, passate da 200 a 190 grammi;
  • Le confezioni di Kinder Brios, da 280 a 270 grammi;
  • I flaconi di detersivo per piatti Nelsen, di 900 ml e non più di un litro;
  • I pacchetti di fazzoletti usa e getta, passati, in media, da 10 a 9 fazzoletti ciascuno.

Sono, naturalmente, solo alcuni degli esempi e degli episodi di “sgrammatura” che stanno attualmente popolando i nostri scaffali, impattando notevolmente i portafogli delle persone che li acquistano e, soprattutto, la loro fiducia.

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Come evitarla e non esserne vittime

La shrinkflation, sebbene comporti cambiamenti particolarmente ridotti e spesso impercettibili alla maggior parte degli individui, porta con sé uno stravolgimento non indifferente.

Come commenta il Codacons su Il Sole 24 Ore, infatti:

[La shrinkflation è] un trucchetto che consente enormi guadagni alle aziende produttrici ma di fatto svuota i carrelli e le tasche dei consumatori. I consumatori, infatti, tendono a essere sempre sensibili al prezzo ma potrebbero non notare piccoli cambiamenti nella confezione o non fare caso alle indicazioni, scritte in piccolo, sulle dimensioni o sul peso di un prodotto. Spesso, inoltre, a una diminuzione del quantitativo di prodotto si associa un nuovo packaging e un restyling visivo così da rendere il tutto ancor più accattivante.

Per difendersi, dunque, è bene iniziare ad apportare qualche accortezza alla nostra spesa. Un modo può essere quello di valutare il formato del prodotto cui siamo interessati, ossia il suo peso e/o volume, controllandone il prezzo al litro o al chilo, in modo tale da capire a quanto ammonti la spesa in proporzione alla quantità di prodotto presente nella confezione.

Di qui, il confronto delle alternative e, in generale, dei marchi che offrono un prezzo minore in base al peso, senza farsi distrarre da packaging, innovazioni stilistiche delle confezioni o altre azioni di marketing volte solo a impoverire le tasche dei consumatori.

Essere attenti si può, ma è necessario fare qualche sforzo in più e denunciare, se possibile, tutti i casi di pratica commerciale scorretta in cui ci imbattiamo.

Articolo originale pubblicato il 20 Ottobre 2022

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