
Workation: luoghi per lavorare in vacanza
Viaggiare e lavorare contemporaneamente? È possibile grazie al workation, un fenomeno che dai tempi della pandemia sta prendendo sempre più piede.

Viaggiare e lavorare contemporaneamente? È possibile grazie al workation, un fenomeno che dai tempi della pandemia sta prendendo sempre più piede.

Partiamo innanzitutto dal significato di worktation. La parola è un termine anglofono, composto da “working” e “vacation”, ossia lavoro e vacanza. Consiste nel lavorare di remoto in una località in cui si fa un viaggio, o perché è stato comunque programmato in base alle esigenze del proprio mestiere, o perché semplicemente ci si è presi una vacanza senza abbandonare le incombenze lavorative. Naturalmente questa modalità non è permessa per tutti i mestieri, ma solo quelli che possono essere svolti in smartworking, in particolare i liberi e le libere professioniste, che hanno la possibilità di organizzare da sé tempi e modalità di lavoro.
Come spiega il blog Crewting, il fenomeno del workation e la sua popolarità è legato alle dinamiche occupazionali – anche quelle contingenti – del XXI secolo. Tutto parte dal fatto che finiamo per vivere vite frenetiche, in cui la pervasività degli strumenti tecnologici ci ha resi schiavi e schiave dell’efficienza e della produttività. Tuttavia, a un certo punto, ci si è domandata se le possibilità che gli strumenti tecnologici offrono poteva creare una sorta di compromesso, ovvero: si può lavorare lontani da una “scrivania” o “in ufficio” nel senso più stretto del termine?
La risposta è arrivata negli spazi per il coworking per esempio, e successivamente nel workation, grazie all’idea del cosiddetto nomadismo digitale, ovvero la tendenza a trovare luoghi sempre nuovi in cui lavorare da remoto, anche per conciliare esigenze lavorative e vita sociale. Questo fenomeno ha riscoperto un nuovo senso durante la pandemia di Covid-19: in tante e tanti, prima della chiusura per il lockdown, hanno fatto ritorno ai luoghi in cui sono cresciuti e in cui vivono i famigliari, molto spesso al Sud. E alcuni e alcune sono anche rimasti, oppure hanno continuato a lavorare da remoto girando per il mondo libero dal coronavirus.

Il primo passo consiste nello scegliere la location. Deve comprendere una postazione che permetta l’espletamento del lavoro senza distrazioni e al tempo stesso la possibilità di divertirsi nel tempo libero. La zona del mondo da scegliere va analizzata anche dal punto di vista dei fusi orari, per le eventuali consegne in azienda. Inoltre si deve disporre di tutta la strumentazione necessaria per lavorare e capire se è trasportabile in maniera semplice.
Dal punto di vista pratico, una volta nel luogo del workation, bisogna stabilire una routine, in modo da non stare sempre a lavorare o al tempo stesso non rilassarsi troppo per non far calare la produttività. C’è inoltre una potenzialità interessante: conoscere posti nuovi significa conoscere persone nuove e quindi creare nuovi legami di lavoro, e questo è importante soprattutto per i liberi professionisti, in particolare chi esercita un mestiere creativo.
Detto questo, qui sotto trovi un elenco esauriente di luoghi in cui fare workation in Europa e nel mondo.

Lisbona è una delle capitali europee più amate dai remote worker grazie al clima mite, alla vicinanza dell’oceano e a una scena internazionale molto vivace. I quartieri di Alfama e Bairro Alto mescolano tradizione e vita creativa, mentre i coworking sono diffusi in tutta la città. I costi sono aumentati negli ultimi anni, ma restano più accessibili rispetto ad altre capitali europee. Perfetta per chi vuole alternare lavoro, surf e vita sociale. La comunità di nomadi digitali qui è enorme e molto attiva.
Bali è diventata quasi sinonimo di workation. Zone come Canggu e Ubud offrono ville immerse nella natura, coworking modernissimi e caffè pensati per chi lavora online. Il costo della vita può essere molto conveniente, soprattutto per soggiorni lunghi. Oltre al lavoro, l’isola offre surf, yoga, templi e una forte cultura del benessere. È ideale per creativi, freelance e imprenditori digitali. Il ritmo lento dell’isola aiuta anche a staccare dalla frenesia quotidiana.
Chiang Mai è una delle mete storiche del nomadismo digitale. Situata nel nord della Thailandia, offre un costo della vita molto basso e una qualità della vita sorprendentemente alta. I coworking sono numerosi e l’atmosfera è rilassata, con mercati notturni, templi e montagne nelle vicinanze. È una città sicura, semplice da vivere e molto apprezzata da chi lavora online per lunghi periodi. Ottima anche per chi vuole concentrarsi e vivere con ritmi più lenti.
Madeira è una delle destinazioni europee più affascinanti per una workation immersa nella natura. L’isola è famosa per i paesaggi vulcanici, i trekking e il clima primaverile quasi tutto l’anno. A Ponta do Sol è nato uno dei primi “Digital Nomad Village” al mondo, pensato proprio per chi lavora da remoto. Qui si vive più lentamente, tra oceano, montagne e piccoli villaggi. Ideale per chi cerca tranquillità senza rinunciare a una community internazionale.
Negli ultimi anni Medellín si è trasformata in uno dei principali hub per nomadi digitali in America Latina. Il clima è piacevole tutto l’anno, tanto da essere soprannominata “la città dell’eterna primavera”. Quartieri come El Poblado sono pieni di coworking, caffè e appartamenti pensati per soggiorni medio-lunghi. Il costo della vita resta relativamente accessibile e la città ha una scena culturale e gastronomica molto vivace. Ottima per chi cerca energia urbana e networking internazionale.
Valencia è spesso considerata l’alternativa più equilibrata a Barcellona. Ha il mare, una buona qualità della vita, ottimo cibo e costi generalmente più contenuti. I coworking stanno crescendo rapidamente e la città è molto amata da freelance e professionisti europei. Il clima mediterraneo permette di vivere molto all’aperto, tra spiagge, parchi e locali. È una meta ideale per chi vuole una workation rilassata ma comunque urbana.
Città del Capo unisce oceano, montagne e una scena creativa in forte crescita. Molti nomadi digitali la scelgono per il mix tra natura spettacolare e vita urbana moderna. I coworking sono numerosi e molti hanno viste incredibili sull’oceano o sulla Table Mountain. È perfetta per chi ama sport outdoor come trekking, surf e kite. Rispetto a molte città europee, il costo della vita può essere vantaggioso. Da valutare però attentamente le zone in cui soggiornare.
Tokyo è una workation molto diversa dalle classiche mete tropicali. Qui il fascino sta nell’efficienza, nella sicurezza e nell’energia urbana continua. La città offre internet velocissimo, spazi di lavoro impeccabili e una cultura profondamente affascinante. Può essere costosa, ma anche incredibilmente stimolante dal punto di vista creativo e professionale. Ideale per chi ama le grandi metropoli e vuole immergersi in un contesto ultra moderno senza rinunciare alla tradizione giapponese.
Le Canarie sono una delle mete preferite dagli europei che lavorano da remoto, soprattutto nei mesi invernali. Tenerife e Gran Canaria offrono clima caldo tutto l’anno, coworking ben organizzati e una vita molto orientata all’outdoor. Surf, trekking vulcanici e spiagge diventano parte della routine quotidiana. Il costo della vita può essere più basso rispetto a molte città europee continentali. Sono perfette per chi vuole rallentare senza sentirsi isolato.
Città del Messico è una delle capitali creative più dinamiche del mondo. Quartieri come Roma Norte e Condesa sono pieni di coworking, caffè, gallerie e ristoranti. La città ha un’energia incredibile e una scena culturale ricchissima, tra musei, arte contemporanea e cucina. È molto amata da designer, scrittori, fotografi e professionisti creativi. Nonostante le dimensioni enormi, riesce a offrire tantissimi spazi stimolanti per vivere e lavorare da remoto.
Per i datori di lavoro c’è un innegabile vantaggio: non si devono pagare le utenze (luce, acqua, internet) che occorrono in un ufficio con i dipendenti, e non deve corrispondere neppure i costi di un’assicurazione per un lavoro in loco. E c’è un ulteriore vantaggio: si ritiene che la soddisfazione legata a questa modalità occupazionale rappresenti un incentivo alla produttività. In generale, le persone che lavorano in smartworking lo fanno peraltro per molte più ore rispetto alle tempistiche in ufficio.
Tuttavia la possibilità di non spostarsi per recarsi nel proprio luogo di lavoro – ammortizzando così le spese di trasporto, l’inquinamento veicolare, il traffico e lo stress che ne deriva – è un gran bel vantaggio anche per i dipendenti, che dal risparmio di tempo possono beneficiare per un ulteriore equilibrio sulla propria vita privata. Inoltre nel workation l’ambiente che cambia diventa uno stimolo ad aprire la mente (e quindi alla creatività e al problem solving).

Vorrei vivere in un incubo di David Lynch. #betweentwoworlds
Cosa ne pensi?