Cos'è il promadic travel, la nuova tendenza viaggio

Viaggiare non deve essere sinonimo di consumare le risorse e contribuire al cambiamento climatico: scegliere il promadic travel è un modo di pensarsi non come turisti-consumatori ma come game changer che possono avere un impatto positivo sull'ambiente e sulle comunità che lo abitano.

Molti fattori influenzano il modo di viaggiare di ciascuno di noi, non solo le preferenze per una tipologia di vacanza o la meta, ma anche dinamiche che vanno al di fuori dalla nostra sfera personale. Il covid, ad esempio, che ha certamente cambiato il nostro modo di pensarci come turisti.

Con il turismo che rappresenta l’8% delle emissioni globali di gas serra, però, per molti viaggiatori – soprattutto i giovani – a essere un elemento sempre più determinante nel modo di viaggiare è il cambiamento climatico: sono quelli che scelgono il promadic travel, e sono sempre più numerosi.

Promadic travel: cosa significa?

“Promadic” è un neologismo angolosassone nato dalla crasi di “progressive” e “nomad”. In poche parole, indica un nuovo tipo di viaggio, e di viaggiatore, più consapevole e attento all’impatto che può avere sull’ambiente.

Potremmo definirla una nuova filosofia di turismo sostenibile, ma non si tratta solo di salvare il pianeta. Si tratta di abbracciare nuove tecnologie e innovazioni, includendo nel modo di pensare il viaggio anche tutte quelle che sono le principali questioni che interessano le società contemporanee: turismo eccessivo, trasformazione demografica, restrizione del volo degli aerei, connettività in espansione, diversità razziale e uguaglianza di genere.

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Le caratteristiche del promadic travel

Non esistono delle regole fisse quando si parla di promadic travel: rappresentando una mentalità che attraversa diverse identità, infatti, è un modo di pensare in viaggio pangenerazionale e internazionale. Sebbene lasciare un impatto positivo nelle destinazioni visitate sia il fine collettivo per i viaggiatori Promadic, i mezzi attraverso i quali ciò viene raggiunto possono differire da persona a persona (ma anche da generazione a generazione).

I promad della Generazione Z incentrati sulla sostenibilità, ad esempio, potrebbero preferire turismo di prossimità, edifici a energia positiva o ristoranti a chilometro zero. Un recente sondaggio condotto da Booking.com sui consumatori della Generazione Z in 29 mercati globali, infatti, ha rivelato che per il 77% l’impatto ambientale che il viaggio ha sulle destinazioni è un fattore importante quando si decide dove viaggiare, mentre l’81% ha affermato che vorrebbe soggiornare in alloggi green o eco-friendly e più di due terzi (63%) visiterebbe una destinazione meno conosciuta rispetto a una popolare se ciò significasse avere un impatto minore sull’ambiente.

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Il fattore tecnologico non è un elemento cardine solo del promadic travel, ma anche del modo in cui il viaggio viene pianificato e prenotato: flessibile, alimentato dal passaparola e dai social media, dalle esperienze di realtà aumentata (AR) e dallo smart banking che anticipa i loro budget di viaggio.

Il modo di spostarsi, invece, guarda al passato e ricorda quello delle tribù nomadi: si viaggia per terra e per mare piuttosto che inquinare ulteriormente l’aria.

In definitiva, chi sceglie il promadic travel non si vede come un turista-consumatore, ma come un viaggiatore che contribuisce all’arricchimento e alla tutela dell’ambiente e delle comunità locali. Sono viaggiatori che non si chiedono dove viaggiare, ma perché.

Promadic travel: i benefici

Viaggiare secondo la filosofia del promadic travel significa abbracciare un’esperienza di viaggio più significativa, che punta a ripristinare piuttosto che a esaurire le risorse delle mete di destinazione ed entrare in contatto non solo con le comunità locali ma anche con l’intera community del promad.

I ricercatori di “Design Hotel” e “The Future Laboratory”, autori di un approfondimento su questa nuova tendenza, spiegano come sia

legata alla sostenibilità, è la tendenza dei viaggiatori a supportare concretamente le comunità che li ospitano. La speranza facendo questo, è che i propri investimenti in loco, vengano poi messi a frutto attraverso azioni a sussidio della destinazione e di chi ci vive.

Promadic travel: destinazioni e mete

Al overturism che sta devastando molte delle più famose città d’arte e molti luoghi naturali sovraffollati, il promad preferisce l’undertourism: mete lontane dagli itinerari più battuti, destinazioni meno blasonate ma non per questo meno ricche di scoperte o meno instagrammabili, luoghi meno mainstream e più genuini che il turismo di massa non ha ancora snaturato.

A fare la differenza, però, non è solo la meta, ma anche il modo in cui raggiungerla e, una volta arrivati, i luoghi in cui soggiornare. Come abbiamo visto gli spostamenti per mare e per terra sono da preferire all’aereo, per una vacanza all’insegna dello slow travel ma più sostenibile, così come alloggi a basso impatto ambientale. Non solo: anche il cibo fa la differenza; meglio sceglierlo locale, possibilmente a chilometro zero.

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