"La scuola deve approfittare dei desideri di parità dei più giovani" - INTERVISTA

Siamo sicuri che ragazzi e ragazze di oggi abbiano bisogno di capire cos'è la parità di genere, o è la scuola a doversi mettere al passo coi tempi? Risponde per noi Mila Valsecchi, Direttore Generale di Pearson Italia.

La parità di genere è uno dei temi su cui la Generazione Z sembra più sensibile; i ragazzi e le ragazze danno per scontati diritti che, in realtà, non sono ancora tali per tutti e tutte, ma le basi per un futuro che parli di inclusione ci sono, e la scuola, primo vero luogo di socialità, deve lavorare per assecondare l’intelligenza e il senso civico di studenti e studentesse, contribuendo ad abbattere gli stereotipi ancora persistenti.

Per questo Pearson Italia, leader nel settore educational, ha lanciato il progetto #GenerazioneParità, una serie di iniziative dedicate a studentesse, studenti e docenti per promuovere la parità di genere, indicata tra i Global Goals dell’Onu, gli obiettivi da raggiungere entro il 2030.

Da anni Pearson riserva molta attenzione al tema nei libri di testo, dalla scelta degli argomenti alle rappresentazioni visive, dall’uso del linguaggio al focus sul contributo dei diversi generi alle discipline, e ha delle proprie Linee guida, rivolte ad autrici e autori e ai team editoriali, che forniscono indicazioni precise e dettagliate per realizzare contenuti liberi da stereotipi e pregiudizi.

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Con #GenerazioneParità, Pearson vuole invece ampliare il proprio orizzonte, coinvolgendo studenti, studentesse e insegnanti su più fronti. Per approfondire il loro lavoro abbiamo intervistato Mila Valsecchi, Direttrice Generale di Pearson Italia. A cui abbiamo chiesto, prima di tutto, se quelli da “educare” siano effettivamente ragazzi e ragazze.

Ragazzi e ragazze di oggi sembrano molto più aperti/e mentalmente sulle questioni del genere, eppure c’è ancora bisogno di “insegnare” la parità di genere. Di chi è la responsabilità principale di questa necessità, se come detto loro dimostrano in realtà di essere molto più aperti/e su queste tematiche?

La parità di genere, al di là del tema generale del pregiudizio, è in realtà un tema molto più ampio, di spettro culturale – ci dice Valsecchi – Parto da un presupposto: la parità di genere di fatto non è solo un diritto, è anche un dovere che noi abbiamo nei confronti della società, e lo dobbiamo avere perché arriviamo da secoli di storia vissuta, tramandata e vista solo da uno sguardo, quello maschile.

È come se metà della popolazione mondiale fino a pochi anni fa non potesse mettere il proprio punto di vista nelle scelte, nelle decisioni, quindi tutto quello che è stato creato fino a questo punto ha sempre avuto un punto di vista esclusivamente maschile, e il mondo che abbiamo non è così sostenibile. La mancanza del punto di vista femminile probabilmente ha creato delle storture, se pensiamo allo sfruttamento ambientale, ai conflitti, alla disparità nella distribuzione dei diritti. Non voglio dire che sia colpa degli uomini, ma è mancato il giusto bilanciamento con un punto di vista differente, quello femminile appunto”

E oggi? I tempi sono maturi?

Sì, oggi finalmente lo sguardo femminile può dare un contributo più fattivo, non solo in termini di presenze, di quote rosa, ma per esserci. È una grande opportunità per il futuro. È un tema culturale, che deve essere finalmente affrontato nel modo giusto, non solamente parlando di stereotipi, dobbiamo creare una società con cittadini che questo tema lo capiscano davvero.

La parità di genere non deve essere un dovere istituzionale, ma un tema di cultura diffusa, anche e soprattutto nell’ambito della scuola: lo deve essere quando fai scienze, matematica, italiano, non solo quando fai educazione civica o storia, perché gli stereotipi si trovano molto più spesso nelle più diverse aree della socialità.

Se guardassimo il famoso tema STEM e donne ci renderemmo conto che ci sono molte più donne laureate nelle materie matematiche, scienziate, professioniste, ma il loro parere conta quanto quello degli uomini? Senza una parità di genere non ci può essere inclusione, e senza questa inclusione il mondo non può andare avanti. Perciò dobbiamo partire dai bambini, appena entrano a scuola, e seguirli man mano che diventano studenti e poi futuri cittadini consapevoli“.

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Studenti e studentesse, naturalmente, non possono fare tutto da soli…

Ovviamente no: bisogna supportare gli insegnanti, perché non è affatto facile per loro spiegare tutto questo, è qualcosa di profondo, perciò vanno aiutati, ecco perché il nostro progetto mira a fare formazione a docenti, orientamento alle ragazze, e in generale attività che non siano semplici dichiarazioni“.

Rispetto al tema scuola, e a quel discorso di cultura diffusa cui accennava prima, estremamente condivisibile, vengono in mente, ad esempio, decine di autrici e poetesse che hanno contribuito a fare la storia della letteratura italiana che sistematicamente vengono escluse dai programmi: Elsa Morante, Grazia Deledda, Alda Merini, Ada Negri, per citarne alcune.

Verissimo, solo negli ultimi tempi qualcosa si sta muovendo. Noi come Pearson abbiamo dedicato una serie di antologie presentando delle autrici non conosciute negli standard tradizionali dei programmi scolastici, che oltre tutto portavano una visione del mondo che era diversa. Lo standard di insegnamento purtroppo cambia in maniera molto lenta, con difficoltà, e abbiamo bisogno di sdoganare il punto di vista femminile, sotto ogni prospettiva.

La Generazione Z ha un concetto di parità di genere quasi innato, possiamo lavorare su un terreno fertile, ma la scuola è un po’ in ritardo rispetto alle esigenze di questa generazione, molto poco competitiva, in senso positivo, aperta all’inclusione e attenta ai temi sociali. Ancora più veloci vanno i ragazzi della Generazione Alpha, abituati a una comunicazione diversa, mentre la nostra scuola è ancora trasmissiva, ‘io ti insegno e tu impari’. È un problema su cui però credo ci sia consapevolezza, e su cui si sta cercando di lavorare. 

Noi dobbiamo solo ‘approfittare’ di questi ragazzi che hanno mostrato una maturità e un senso di responsabilità incredibili, che sono ricettivi, attenti a varie problematiche“.

Già, la scuola sembra avere difficoltà nel rinnovarsi e nello svecchiarsi, forse anche per quello ancora oggi molti libri di testo presentano cliché che dovrebbero essere ormai considerati antiquati, come la mamma che cucina, o il papà che lavora (parlo soprattutto dei libri di testo delle elementari). Perché questa difficoltà nello svecchiare il linguaggio e le idee, anche alla luce di quanto abbiamo detto poco sopra, ovvero della maggiore apertura e presa di coscienza dei ragazzi e delle ragazze?

Possono ancora capitare degli incidenti di percorso che qualcuno fa pubblicando, ma devo dire che la sensibilità su questo tema si è alzata notevolmente, poi ogni casa editrice ha la sua politica in questo senso, addirittura all’Associazione Italiana Editori c’è un tavolo sul pregiudizio consapevole, di cui noi facciamo parte. Per quanto ci riguarda Pearson, da anni segue una policy internazionale, che ci ha posto prima ancora di quello del genere temi altrettanto importanti e più ‘antichi’, come quello razziale, o religioso. 

C’è comunque molta attenzione da questo punto di vista, da parte di chi produce testi scolastici c’è l’idea di una responsabilità, partendo dal presupposto che – purtroppo – spesso sono anche gli unici libri che entrano in una casa. Abbiamo davvero una responsabilità enorme“.

Uno dei progetti delle ultime settimane, decisamente bello, è Women of Will, che fa conoscere da vicino tre delle più importanti e memorabili figure femminili delle opere di William Shakespeare: Lady Macbeth, la protagonista di Macbeth, Portia, la camaleontica figura femminile de Il mercante di Venezia, e Cordelia, la figlia fedele di Re Lear.

“Sì, è ideato attraverso un canale di social reading grazie al quale gli insegnanti creano stanze, oppure le creiamo noi per coinvolgere le scuole che intendono partecipare, in cui si parte da una frase, in questo caso sei differenti frasi tratte da opere di Shakespeare, di cui i ragazzi discutono, interagendo direttamente con i personaggi, in questo caso tre donne che rappresentano per noi tre esempi di emancipazione femminile nella letteratura inglese del tempo, ma che all’epoca erano considerate ribelli, tanto vicine alla generazione attuale.

In Shakespeare c’è molto young adult, c’è tanto con cui i ragazzi possono interfacciarsi, e a distanza di secoli questi temi sono più attuali che mai, quindi ci è sembrato un bel mix quello di includere lo strumento, appunto il social reading, con l’antico di Shakespeare e la modernità delle sue protagoniste. Parlando di loro i ragazzi cominciano a parlare anche di se stessi“.

Rispetto ai progetti futuri cosa c’è di “spoilerabile” in cantiere?

“Intanto abbiamo avuto un evento il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, con una lettura online fatta dall’attrice Lucilla Giagnoni di alcuni brani particolarmente significativi tratti dalle raccolte Eva Luna racconta di Isabelle Allende e Donne dagli occhi grandi di Angeles Mastretta; poi faremo una serie di webinar, gestiti da chi si occupa del nostro Comitato Scientifico interno, pensati per gli insegnanti, tenuti da tre esperti con skills diverse, partendo con Mauro Spicci, il 30, per poi passare a Barbara Poggio e Marina Della Giusta.  

Da gennaio avremo poi anche una serie di materiali pubblici, aperti agli insegnanti, per fare attività effettive e pratiche coi loro studenti in classe, con una forte presenza nell’ambito della comunicazione e dei social, che riteniamo molto importanti. Abbiamo un palinsesto che copre tutto l’anno scolastico, e in tutti i libri che produrremo l’anno prossimo sarà evidente il rispetto della tematica della parità di genere, con strumenti che possano fornire agli insegnanti il modo per includere l’argomento nel loro percorso giornaliero a scuola“.

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